25/02/2019

“;Vi racconto io il Venezuela”: Juan Miguel Montes risponde a G. Chiesa

Caro Direttore,
proprio perché seguo con interesse e stima le attività di Pro Vita mi permetto di fare qualche amichevole osservazione sull’intervista a Giulietto Chiesa. Credo di conoscere meglio di lui l’America Latina e i suoi regimi veterocomunisti. Del resto, sono un fuoriuscito dal mio Paese a causa di uno di questi regimi affamatori filo-castristi, quello di Salvador Allende, in tutto molto simile a quello venezuelano.

L’importanza che dà Chiesa al fattore petrolio è basata su un’informazione vecchia di decadi fa ed è un ritornello logoro nelle menti dei nostalgici di altri tempi. Il petrolio venezuelano oggi conta solo per il 3% del consumo americano e gli Stati Uniti hanno potenzialità petrolifere sterminate con la tecnica shale. Insomma, non hanno nessun bisogno del petrolio venezuelano. E non è vero nemmeno affermare che in Venezuela non ci troviamo di fronte a una problematica di tipo geopolitico.

Da una parte, Trump non vuole che un altro regime socialista si possa istallare nel “;cortile di casa” e propagare la sua influenza sugli Stati Uniti, quando già in casa deve contrastare i Bernie Sanders e le Ocasio-Cortez che predicano questa stessa ideologia che la maggioranza degli americani ripudia, ma alla quale ammiccano i poteri forti statunitensi: i media, le grosse università, molti attori di Hollywood, ecc. Quindi, sicuramente per gli Stati Uniti si tratta di una questione geopolitica.

D’altra parte, si tratta di una questione geopolitica per la Russia e la Cina, che non perdono occasione di indebolire l’Occidente e la leadership americana in quell’emisfero. Rispetto all’establishment dirigente russo, è necessario constatare come non riesce a fare bene i conti con la propria storia. Altrimenti avrebbe un vero orrore dei regimi che producono crudele repressione, carestia e morte a causa del socialismo reale e vorrebbe risparmiare ad altri tale esperienza subita per decadi sulla propria pelle. In questo campo, sembrerebbe che “;il lupo perde il pelo ma non il vizio” e che non si comporta in modo tanto cristiano come si vuol far credere. Non vedo come i sinceri anticomunisti possano approvare questa politica internazionale russa in America Latina. Legittimo o meno che sia il risentimento antiamericano, esso non dovrebbe giocarsi sulle sorti di tanti venezuelani assassinati, affamati, torturati, in rotta verso l’esilio, anche quando si è abbagliati dalla singolare alleanza teologia della liberazione-veterocomunismo, che a volte ritiene di auto-proporsi come baluardo anti Lgbt.

Del resto, la legislazione Lgbt la stanno passando a Cuba i delfini designati dai fratelli Castro, cioè, i grandi protettori e complici di Maduro. Se oggi Maduro frena in queste materie di rivoluzione culturale è solo perché si è già fatto troppi nemici e non può permettersene altri in una popolazione fondamentalmente cristiana.

Guaidò farebbe leggi Lgbt? Possibile, anzi probabile, visto il momento storico dell’Occidente. Purtroppo. Ma sarà molto più facile fare l’opposizione a lui senza finire con un tiro alla nuca o col polonio 210 nella tazzina di tè oppure come quel ragazzino quindicenne strappato alla famiglia e assassinato con un’esecuzione sommaria nel cortile del condominio per il solo “;crimine” d’avere supplicato del pane (basta vedere qualche video su Youtube). Comunque, Guaidò non potrà in nessun modo essere il battistrada dei diritti Lgbt in America Latina, come Chiesa sembra credere, perché purtroppo questi “diritti” già si sono aperti un largo varco in molti Paesi della regione prima della sua comparsa sulla scena pubblica.

Caro Direttore, come tu sai, e tante volte ne abbiamo parlato, la vita la si uccide con l’“abominevole crimine” dell’aborto, con la selezione degli embrioni, ma anche togliendo il latte in polvere ai neonati, bloccando l’ingresso dei medicinali per i malati oncologici, per le donne, per gli anziani. La vita la si uccide pure sparando indiscriminatamente sulla folla che chiede da mangiare. E, anche se in modo più indiretto ma facilmente dimostrabile, la vita la si uccide distruggendo un sistema economico basato sulla proprietà privata, cioè quello che hanno fatto Chávez e Maduro.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il Venezuela è stato un Paese molto aperto all’Italia. Gli italiani che lì si sono trasferiti hanno contribuito notevolmente alla sua crescita culturale ed economica e hanno anch’essi ricevuto parecchio in termini di benessere. Oggi, insieme alla maggioranza della popolazione, anche innumerevoli italo-venezuelani sono alla fame. Onestamente credo che meritino dagli amici della vita un po’ più di comprensione che non le divagazioni veterocomuniste di un Giulietto Chiesa.

Un cordiale saluto,
in Cordibus Jesu et Mariae

Juan Miguel Montes

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