17/06/2017

Vaccini sì o no? Intervista al Dott. Gulisano

Nelle ultime settimane i vaccini sono diventati un tema caldo per via della decisione del Governo, sotto il cappello del Ministro Beatrice Lorenzin, di imporre 12 vaccini obbligatori.

Riprendiamo il discorso, con il Dott. Paolo Gulisano, che tra le altre qualifiche ha anche quelle di epidemiologo e medico igienista e che nella sua carriera medica ha spesso e volentieri avuto a che fare con i vaccini: gli abbiamo posto alcune domande che vorrebbero sintetizzare i principali dubbi e “miti” dei cittadini italiani.

  1. Il tema dei vaccini è molto complesso e, come per tutti gli argomenti di non immediata decodificazione dal cittadino medio, naviga tra le onde della disinformazione, degli allarmismi e dell’obbedienza supina ai dettami di Stato. Il decreto Lorenzin sui 12 vaccini obbligatori sta, se si vuole cogliere un aspetto positivo, stimolando una riflessione più seria sul tema, anche se reperire materiale è molto complesso. Dottor Gulisano, da esperto in materia, qual è la sua posizione nella lotta tra la fazione “NoVax” o “antivaccinista” e la posizione abbracciata dallo Stato italiano?

La vaccinazione è una pratica medica che ha ormai molti anni alle spalle. È servita a debellare malattie che un tempo erano degli autentici flagelli dell’umanità come il Vaiolo, la Poliomielite, la Difterite. I suoi successi sono stati innegabili, fin da quando fu scoperta e iniziata da un umile medico di campagna inglese, Edward Jenner, alla fine del ‘700.

Ciò detto, attualmente in Italia stiamo assistendo ad uno scontro tra opposti estremismi: quello No Vax, che si oppone alle vaccinazioni, sottolineando la paura per eventuali eventi avversi, e dall’altra parte c’è la posizione ipervaccinista, che attualmente sembra imporsi, che enfatizza i vantaggi dei vaccini e ne minimizza i rischi. Una posizione che sembra fare dei vaccini una sorta di panacea, quando in realtà non è così. Alcune malattie trasmissibili un tempo molto importanti, come la Tubercolosi, sono state sconfitte in Occidente semplicemente dal miglioramento delle condizioni di vita e dall’uso degli antibiotici. La TBC nel nostro Paese era negli ultimi anni pressoché scomparsa, anche se ora sta tornando veicolata dagli immigrati extracomunitari.

La mia posizione di epidemiologo e medico igienista è dunque favorevole all’uso dei vaccini, ma in un’ottica di responsabilità e senza quegli eccessi molto pericolosi sostenuti attualmente da una certa parte politica, Il PD e il Ministro Lorenzin, che stanno usando a fini politici una questione sanitaria.

  1. Come in molte cose, la verità sta dunque nel mezzo. Occorre essere dei “vaccinisti responsabili”. In ogni caso preoccupa molto questa imposizione di Stato, che non conosce eguali nel resto d’Europa e che pare rispondere eminentemente a logiche politiche ed economiche…

Europa_aborto_matrimonio-gay_crisi economica_natura umana_unioni civiliSpesso ci viene ricordato, in molte questioni anche sociali, che «bisogna mettersi al passo con l’Europa». Nel caso delle vaccinazioni l’attuale governo si è invece totalmente allontanato dall’Europa, dove la pratica vaccinale non è imposta, ma raccomandata. L’Italia sarebbe l’unico Paese non solo in Europa, ma anche al mondo, ad avere dodici vaccinazioni obbligatorie. Il tutto senza che si sia determinata una situazione epidemiologica tale da giustificare questo provvedimento. La coperture vaccinali in Italia infatti sono in linea con quelle del resto d’Europa, con percentuali anzi più alte per diverse vaccinazioni, come Difterite, Tetano, Poliomielite, Epatite B. C’è da dire inoltre che a questa legge si è arrivati dopo mesi di allarmismo mediatico: prima riguardo ad una presunta epidemia di casi di Meningite, che fin dall’inizio l’Istituto Superiore di Sanità ha definito “un’epidemia mediatica”, smentendo qualunque sedicente emergenza.

  1. Questa “imposizione di Stato”, inoltre, pone due macro questioni: da un lato la libertà dei genitori di decidere in libertà rispetto al bene dei propri figli, dall’altra la libertà del medico di fare obiezione di coscienza....

Esattamente, e bene ha fatto il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia ad impugnare la legge della Lorenzin, sottolineando il rischio è di avere “una fuga” dalle vaccinazioni, una disaffezione dalla pratica vaccinale. E lo dice il Presidente di una Regione che anni fa ha tolto l’obbligatorietà dei vaccini. Il modello veneto, che è un vero esempio di alta cultura sanitaria, è basato sull’ascolto delle famiglie e funziona, come dimostrano le alte coperture vaccinali. Una scelta non mette in dubbio l’importanza e l’utilità dei vaccini, ma evita le misure coercitive imposte dal Governo centrale.

  1. Rispetto all’obbligo delle 12 vaccinazioni, inoltre, non possono che essere sollevate delle obiezioni rispetto alle malattie contro cui sarebbe “assolutamente necessario” difendersi: la varicella è così pericolosa? E la rosolia interessa anche gli uomini?Inoltre, si dimentica che nessuno impedisce di vaccinarsi da adulti, qualora se ne avvertisse la necessità...

Gli ipervaccinalisti stanno ripetendo fino alla noia il discorso dell’”immunità di gregge”, per cui per debellare una malattia infettiva occorre che almeno il 95% della popolazione sia vaccinata. È una affermazione molto semplificata, e le cose non stanno esattamente così. Non può essere così per il tetano, ad esempio. La retorica dell’”immunità di gregge” sottende una mentalità collettivistica, per cui il vaccinare il proprio figlio sarebbe un dovere pubblico, «come pagare le tasse» ha detto un esponente del fronte ipervaccinista. Spesso sembra che una malattia infettiva possa sparire solo perché si vaccinano i bambini, ma non è così. Il 76% dei casi di Morbillo verificatisi in Italia dall’inizio dell’anno riguarda soggetti adulti. Che dire inoltre del continuo flusso di popolazione immigrata che certamente non è vaccinata per il Morbillo così come per altre vaccinazioni? La questione è molto complessa. Bisognerebbe tornare a sottolineare l’importanza della vaccinazione come protezione individuale, per sensibilizzare gli adulti a utilizzarla. Certamente le vaccinazioni possono e debbono essere fatte in età adulta, ma ben poche sono state finora le campagne di sensibilizzazione. Evidentemente si preferisce l’imposizione coercitiva ai bambini.

  1. Dunque secondo Lei, ora come ora, quanti e quali sono i vaccini necessari, posto che è giusto lasciare libertà alle varie regioni, che presentano malattie diverse? E a quale età iniziare a vaccinare?

neonato_aborto retroattivo_infanticidioÈ opportuno vaccinare sin dai primi mesi di vita, come prevedono i calendari di tutti i Paesi europei. Non bisogna temere che il bambino sia troppo piccolo. Fino al decreto Lorenzin le vaccinazioni proposte nel primo anno di vita erano l’Esavalente (Difterite, Tetano, Pertosse, Poliomielite, Epatite B, Haemophilus) e un vaccino facoltativo, l’anti Pneumococco. Una proposta vaccinale equilibrata, che prevedeva all’inizio del secondo anno di vita l’anti-Meningococco C e l’anti Morbillo, Parotite e Rosolia. Altre vaccinazioni venivano proposte in diverse regioni a seconda della propria situazione epidemiologica (come ad esempio l’Epatite A nel profondo Sud) o a categorie a rischio, come l’anti Varicella o l’anti Meningococco B in bambini con patologie. Una scelta ragionata e condivisibile. Ora invece tutto viene imposto a tutti, e le motivazioni – lo ripeto – non sono mediche ma politiche.

  1. Le obiezioni più ricorrenti contro i vaccini sono essenzialmente due: il legame tra questi e alcune malattie che sono andate diffondendosi soprattutto negli ultimi decenni, come ad esempio l’autismo; il fatto che nei vaccini sarebbero contenute tracce di metalli pesanti o, come sostiene una ricerca, particelle virali di maiali e di scimmie. Cosa può rispondere?

Gli anti-vaccinalisti fanno uso spesso nelle loro polemiche di argomentazioni facilmente confutabili – o già confutate – che fanno poi il gioco degli ipervaccinalisti che li tacciano di oscurantismo.

Non è mai stata dimostrata scientificamente alcuna correlazione tra la pratica vaccinale e l’autismo. Questa ipotesi era stata fatta rispetto al vaccino trivalente Morbillo, Parotite, Rosolia alcuni anni fa in Gran Bretagna, ma è stata totalmente smentita.

Per quanto riguarda gli eccipienti presenti nei vaccini, esisteva fino a una decina di anni fa il mercurio, ma le aziende farmaceutiche hanno poi provveduto a sostituirlo. Esiste una vigilanza scrupolosa sui vaccini, che tiene monitorati i vaccini stessi e i possibili eventi avversi delle vaccinazioni.

  1. Se dovesse sintetizzare in una frase la sua posizione, dunque, quale sarebbe?

Vaccinare sì, ma con giudizio, e nel rispetto della libertà di coscienza.

Teresa Moro


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