06/07/2014

Utero in affitto sempre più sponsorizzato

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, quella di Strasburgo, non quella dell’UE, ha dato ragione a due coppie di Francesi che – avendo comprato un figlio con l’indegno sistema dell’utero in affitto – si erano visti negare dai giudici la possibilità di registrarli negli atti dello Stato civile, visto che la legge francese non ammette la surrogazione di maternità. Insomma è successo in Francia quello che doveva succedere in Italia, dove invece giudici moderni e politicamente corretti hanno consentito la regolarizzazione della cosa e non hanno neanche incriminato gli acquirenti (mi ripugna chiamarli genitori) per il reato di alterazione di stato e falsa dichiarazione resa a pubblico ufficiale.

Ebbene: la CEDU ha sentenziato che paesi come la Francia, la Germania , l’Italia e la Spagna, che non consentono l’ignobile mercimonio, ledono il diritto dei bambini a essere cittadini (della Francia, in questo caso, in cui risultano residenti) e figli legittimi di genitori che intenderebbero riconoscerli legalmente.

La Corte si mostra così molto sensibile nel voler tutelare legalmente questi bambini. Peccato che ignori completamente il diritto degli stessi ad avere genitori “veri”, cioè biologici e – soprattutto – a conoscere la madre che li ha portati 9 mesi in grembo. Se poi questi piccoli hanno due mamme o due papà e sono privati deliberatamente e volontariamente di una delle figure fondamentali di riferimento per crescere sani ed equilibrati, se poi vivranno come un devastante senso di colpa il naturale desiderio di una mamma (o di un papà), questo, ai giudici della CEDU, non interessa proprio. 

Francesca Romana Poleggi

Fonte: Bioedge

 

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