08/07/2016

Utero in affitto: a discapito anche dei bambini adottabili

Il Consiglio Indiano di Ricerca Medica (ICMR) è del parere che l’utero in affitto sta divenendo una pratica sempre più diffusa a discapito dell’adozione.

Intanto che la legislazione indiana ancora è nelle more dell’iter per la regolamentazione della pratica dell’utero in affitto, che in India è molto diffuso, poiché il grembo di una donna indiana è molto più a buon mercato di quello di una occidentale, le adozioni dal 2010 al 2015 sono diminuite  da quasi 6.000 l’anno, a meno di 4.000. Contemporaneamente l’utero in affitto e la fecondazione artificiale sono andate aumentando in modo esponenziale.

E certamente per gli aspiranti genitori a conti fatti l’iter dell’adozione è molto più complesso del trovare un utero in affitto e anche i gameti da acquistare necessari ad assemblare il bambino in provetta.

Il dottor Soumya Swaminathan, direttore generale della ICMR e segretario del Dipartimento di ricerca e della sanità del Ministero della Salute, ha detto a IndiaToday che per la società civile questo è un danno notevole: nonostante l’India sia un Paese in crescita, resta ancora un problema sociale molto grave quello dei bambini poveri e /o abbandonati.
Il dottor Sandeep Talwar, direttore clinico della società Milann FIV ha detto che molti single e molte coppie che inizialmente chiedono di adottare un bambino si orientano verso l’utero in affitto dopo che si confrontano con i problemi legali e burocratici. Tra l’altro con l’utero in affitto si può ottenere un figlio che porti almeno in parte il patrimonio genetico di almeno uno dei compratori.

Non ultimo, interviene il fattore moda: molti attori e personaggi famosi ricorrono all’utero in affitto, che rischia di essere preso a modello. Insomma comprare un figlio può diventare uno status symbol come avere un Porsche Cayenne o una barca a vela.

Bisognerebbe, però, ragionare un momento sul perché la trafila burocratica dell’adozione è tanto complessa. Non è solo un problema di lungaggini dovute all’inefficienza delle amministrazioni (queste sì, andrebbero eliminate).

Le lungaggini delle pratiche dell’adozione sono dettate dall’esigenza di garantire al bambino una famiglia stabile, motivata, in grado di gestire non tanto e non solo il figlio in sé, quanto i problemi anche psicologici inevitabili che verranno fuori prima o poi, soprattutto nell’adolescenza, quando l’adottato si chiederà delle sue origini, vorrà sapere dei suoi genitori biologici e ricostruire se possibile e per quanto possibile la sua storia. Senza contare che l’adottato avrà comunque subito un trauma per l’abbandono e anche con questo gli adottanti dovranno essere in grado di rapportarsi. Sono problemi naturali che si prospettano per qualsiasi essere umano in quanto tale.

Insomma: per adottare bisogna passare un esame di idoneità, nel supremo interesse del minore. Con l’utero in affitto, tutte queste difficoltà non si pongono. Basta che paghi e anche uno squilibrato può comprarsi un bambino. E quando quel bambino chiederà conto e ragione delle sue origini  e della sua mamma, gli si spiegherà che “la mamma non esiste, è solo un concetto antropologico“.

Francesca Romana Poleggi


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