Uteri artificiali, avatar, amanti artificiali: la distopia del post-umano secondo Enrica Perucchietti

Il transumanesimo è un’ideologia molto particolare, sempre ai confini tra realtà e fantascienza. Molti degli scenari distopici e apocalittici delineati nei romanzi di Aldous Huxley o in film come Matrix non sono frutto di pura fantasia ma attingono a piene mani ai progetti post-umani che certe élite tecnocratiche pianificano nell’ombra da anni. Dall’ibrido uomo-macchina, agli androidi come compagni di vita, dalle ultime frontiere della procreazione artificiale fino alla più estrema e mefistofelica delle sfide: la realizzazione dell’immortalità umana. Temi estremamente delicati e inquietanti, sintetizzati e sistematizzati con notevole precisione nel saggio Cyberuomo: dall’intelligenza artificiale all’ibrido uomo-macchina, realizzato da Enrica Perucchietti per Arianna Editrice.

L’umanità odierna, argomenta l’autrice, è simile a Pinocchio, in perenne conflitto tra il desiderio di diventare pienamente umani e la ribellione in nome dell’edonismo, dell’autarchia senza confini, della sfida a tutti i tabù, compresi quelli che Madre Natura ci impone. Un’umanità spiccatamente prometeica, che pretende di strappare a Dio il privilegio della creazione. Eppure, a mettere in guardia dallo strapotere scientista, vi sono illustri personaggi, acclamati dall’opinione pubblica come i geni dell’innovazione tecnologica e, in particolare, informatica. Già una ventina d’anni fa, ad esempio, Bill Joy, fondatore di Java, aveva espresso marcata preoccupazione per i danni che le nuove tecnologie avrebbero portato con sé. Secondo Joy, all’alba del terzo millennio, non era affatto «un’esagerazione l’affermare che siamo tutti sulla soglia per l’ulteriore perfezionamento del male, un male le quali possibilità si aprono ben al di là delle armi di distruzione di massa».

Più di recente, alla fine del 2017, sono diventate virali le dichiarazioni choc dell’ex vicepresidente di Facebook, Chamath Palihapitiya, dichiaratosi «profondamente in colpa» per aver dato vita a uno strumento in grado di distruggere «il tessuto sociale». E aggiunse: «Voi non ve ne accorgete ma state subendo una programmazione. Ora, però, dovete decidere a quanta della vostra indipendenza intellettuale siete disposti a rinunciare». Approfondendo la questione, il saggio della Perucchietti si sofferma anche sui vari scandali, da Wikileaks a Datagate, rivelativi del grande pericolo che incombe sulla privacy di milioni e milioni di utenti internet.

L’autrice mette poi in luce ulteriori problematiche, che verrebbero a scaturire dalla tecnologizzazione radicale delle nostre vite, a partire dalla perdita di lavoro per molti operai e tecnici, sostituiti dalle macchine. L’intelligenza artificiale, evocata in un altro celebre film, a sua volta pone ulteriori interrogativi inquietanti. E se le macchine diventassero più intelligenti degli uomini? I robot dovranno pagare le tasse? Gli androidi, oltre all’intelligenza, potranno addirittura acquisire sentimenti e affettività, diventando partner (persino sessuali) per gli umani?

Cyberuomo è un saggio che sconfina anche in campo bioetico. Si scoprirà, dunque, che l’utero artificiale, già sperimentato per gli animali, potrebbe diventare una realtà anche per l’uomo, “liberando” la donna dal peso della maternità biologica, per la gioia delle nuove femministe. Persino gli spermatozoi potranno essere sintetizzati in laboratorio.

I transumanisti dell’ultima generazione, tuttavia, stanno lavorando ben oltre la nostra immaginazione. Nei loro sogni c’è nientemeno che l’immortalità terrena. Come realizzare un progetto così “ambizioso”? Entro la metà di questo secolo potrebbe andare in porto il mind uploading, ovvero la possibilità di “scaricare” l’intero contenuto del cervello di una persona e poi “caricarlo” all’interno di un avatar, che ci permetterà di fare a meno del nostro corpo e di vivere per sempre.

Enrica Perucchietti, pur non essendo contraria al progresso scientifico, auspica una severa autocritica da parte delle élite. Secondo l’autrice di Cyberuomo, non solo l’ideologia tecnocratico-transumanista, nel suo delirio di onnipotenza, rischia di allargare il fossato tra ricchi e poveri e di far trionfare l’eugenetica ma mette in pericolo la razza umana e la Natura stessa. «Conoscere le ricerche e gli obiettivi nel campo del post-umano può aiutarci a fermare questa deriva, prima che siano le macchine a ribellarsi ai propri inventori», scrive l’autrice nelle conclusioni. «Finché l’uomo conserverà la propria umanità dovrà rivendicare il proprio diritto alla libertà e scegliere di costruirsi il proprio futuro. Non importa quali ostacoli dovrà superare. Non scegliere sarà di per sé una scelta».

Luca Marcolivio

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