Nuove sindromi e disturbi, tanto del fisico quanto della socialità, rischiano di affliggere i giovanissimi e arrivano direttamente dagli schermi di smartphone, tablet e computer: insomma, chi resta sempre chino su un display rischia la salute fin da piccolo. Possiamo forse dire che non è una novità assoluta, ma sicuramente è ora arrivata un’importante conferma da una ricerca condotta dall’Accademia Europea dei Pediatri e dalla Confederazione Europea dei Pediatri di Prima Cura, realizzata da esperti di tutta Europa e coordinata dalla professoressa Lorenza Onorati, del Dipartimento della Salute di Donne e Bambini dell’Università di Padova. Lo studio, reso noto già a fine luglio 2026 insieme alla Fondazione Città della Speranza, ha messo a sistema numerosi studi condotti negli ultimi anni, traendone indicazioni operative per famiglie, educatori e genitori.
E i rischi venuti al pettine sono numerosi: sovrappeso e obesità, difficoltà visive, problemi muscoloscheletrici, rischi cardiometabolici, cefalee, stile di vita sedentario, sindrome metabolica, diabete di tipo 2 e resistenza insulinica, abitudini alimentari poco salutari, ipertensione e disturbi del sonno.
Le dipendenze
A riassumere le indicazioni della ricerca è il professor Eugenio Baraldi, direttore scientifico della Fondazione Città della Speranza e coordinatore del progetto, come riportato già a fine luglio scorso dal Corriere della Sera: «Evitare l’uso degli schermi ai bambini al di sotto dei due anni, salvo videochiamate ad esempio con un genitore lontano; limitare lo screentime a un massimo di un’ora al giorno fra i 3 e i 5 anni, possibilmente in compagnia di adulti; dopo i 5 anni, meno di 2 ore al giorno». Indicazioni che, allo stesso tempo, aprono anche – in alcuni casi – uno scenario di conflitto con i figli: un tema anche culturale, insomma, ma con una rilevanza medica tutt’altro che trascurabile. La ricerca ha coinvolto più di 2 milioni e 123 mila in 64 paesi del mondo, riportando una dipendenza dagli smartphone nel 27% dei casi, dai social media nel 18%, da Internet nel 14% e dal gaming nel 6%, con percentuali di incidenza più alte nelle fasce sociali a reddito più basso. La tendenza generale, inoltre, si è accentuata negli ultimi vent’anni, con una brusca accelerazione durante la pandemia e il lockdown da Covid-19.
Le raccomandazioni degli esperti
La “soluzione” – o una delle più sicure e concrete – raccomandata dai ricercatori si riassume in una formula: «Start with real life first», ovvero mettere i bambini a contatto con esperienze e persone reali, perché è così che la conoscenza si fa largo, attraverso il gioco al parco, lo sport, la passeggiata in strada, le visite a casa degli amici e i reali conflitti di attribuzione vissuti sul campo. Un consiglio che, sottolineano i ricercatori, vale a qualsiasi età.
Le contromisure legislative
Allo stesso tempo i ricercatori hanno chiarito che il mondo virtuale fa ormai parte della frontiera di apprendimento di ciascuno e non può essere escluso dall’orizzonte di conoscenza dei minori, ma va opportunamente incanalato: mai, per esempio, telefonini e tablet prima dei due anni; al massimo un’ora al giorno dai 3 ai 5 anni con la mediazione dei genitori; non più di 2 ore al giorno dai 5 anni in su. I ricercatori raccomandano inoltre di «evitare, possibilmente, i social media fino ai 16 anni». Una soglia che in Francia è già legge di Stato, dove lo stop è fissato a 15 anni, mentre in Italia si continua a dibattere in particolare su un disegno di legge – incardinato ma per ora fermo in Parlamento – che vorrebbe percorrere la stessa strada, ovvero il Ddl 1136 “Mennuni-Madia” che avrebbe lo scopo di vietare il consenso digitale dei minori online sotto i 16 anni e per il quale anche Pro Vita & Famiglia si è mossa con un’apposita petizione per chiedere di assicurare tempi stringenti per la sua approvazione.
In ogni caso queste ultime linee guida dei ricercatori sembrano tracciare una rotta precisa. «Questo documento dimostra come la promozione di sani stili di vita debba oggi comprendere anche la salute digitale – ha infatti sottolineato Lorenza Onorati –. L’obiettivo è offrire ai pediatri, alle famiglie e ai decisori politici strumenti scientificamente fondati per accompagnare bambini e adolescenti verso un uso equilibrato delle tecnologie».