I fabbisogni di alfabetizzazione mediatica e digitale è il tema al centro del recente rapporto dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Un dossier che offre numerosi spunti sulle problematiche inerenti tanto i bambini e i giovani quanto gli adulti nella fruizione dei moderni mezzi di comunicazione.
Il Rapporto Agcom
«L’alfabetizzazione digitale e mediatica - si legge nella premessa al rapporto - mira a dotare i cittadini delle competenze per utilizzare i media e le tecnologie digitali in modo sicuro e responsabile, sviluppando le capacità di pensiero critico necessarie per elaborare giudizi, analizzare realtà complesse e riconoscere la differenza tra opinioni e fatti. In quanto tale, è un fattore chiave nelle democrazie moderne per prendere decisioni informate e rappresenta una sfida per ogni autorità di regolamentazione nel settore dei media e dei servizi digitali, richiedendo una profonda riflessione sull’efficacia e sull’adeguatezza degli strumenti utilizzati».
L’indagine è stata effettuata su 7053 cittadini italiani dai 6 anni in su ed è incentrata su quattro temi fondamentali: disponibilità di dispositivi tecnologici nella popolazione, frequenza dell’accesso online e strategie di mediazione parentale; analisi del livello di preoccupazione per le attività mediatiche considerate “rischiose” e, specularmente, sugli elementi di fiducia nei confronti degli operatori istituzionali e di mercato, competenti in materia; analisi della consapevolezza sul tema degli algoritmi; 4) Politiche e proposte operative per interventi mirati di alfabetizzazione basate sui fabbisogni evidenziati dalla ricerca.
Come prevedibile, l’accesso ai device tecnologici da parte della popolazione italiana è molto ampio ed agevole: il 91% ha uno smartphone, due italiani su tre possiedono smart tv e computer portatile. Il 90% accede a internet tutti i giorni, il 48% per almeno 4 ore. Gli adulti e gli anziani privilegiano l’uso della rete per la ricerca di informazioni o notizie. Tra i più giovani prevale la comunicazione con gli amici e la fruizione di contenuti audiovisivi.
I rischi secondo gli italiani
Quanto agli aspetti critici, 8 italiani su 10 si dichiarano preoccupati per il proliferare di contenuti considerati «fonti di rischio». In modo particolare, 4 intervistati su 10 si dichiarano molto preoccupati per violenza verbale, contenuti illegali di diverso tipo, sfide social, disinformazione e cyberbullismo. Se da un lato, tuttavia, i minori mostrano meno preoccupazione per contenuti e attività fonti di rischio, più della metà degli anziani è molto preoccupata per hate speech, contenuti illegali di diverso tipo, sfide social.
Più della metà degli intervistati si è imbattuta in contenuti di disinformazione, revenge porn e hate speech. In particolare, il 43,5% dichiara di essersi imbattuto frequentemente in contenuti di disinformazione.
Circa tre minori su quattro hanno fruito di contenuti potenzialmente afferenti a sfide social, cyberbullismo, revenge porn, contenuti che incoraggiano disturbi alimentari e uso di sostanze stupefacenti illegali e contenuti di carattere sessuale non desiderati.
Le contromisure
Più di 8 cittadini su 10 svolgono qualche azione di contrasto quando si imbattono in attività o contenuti che rappresentano fattori di rischio. In particolare, più della metà evita di accedere a canali, testate, siti o piattaforme in cui abbiano riscontrato contenuti a rischio. Circa un terzo degli intervistati verifica la fonte del contenuto o della notizia potenzialmente rischiosa. Più è alto il titolo di studio, più è forte l’attitudine a segnalare e verificare i contenuti. La maggior parte del campione mostra un certo livello di fiducia nelle capacità dei vari attori sociali ed economici di tutelare gli utenti. I minori hanno più fiducia nella scuola rispetto agli adulti. Quasi la metà degli intervistati (44,1%) dichiara di non rivolgersi ad alcun soggetto per ricevere consigli ed essere indirizzato ad un utilizzo critico e consapevole dei mezzi di comunicazione. Più della metà dei minori si rivolge alla famiglia, circa un terzo agli insegnanti, mentre il 30% degli adolescenti chiede consiglio ad amici o compagni di scuola.
Il rapporto, infine, dedica anche ampio spazio all’uso dei dispositivi digitali da parte dei minori e, in particolare, all’approccio dei genitori in termini di prescrizioni e divieti, come Pro Vita & Famiglia ha già avuto modo di approfondire (LEGGI QUI l’articolo)