02/12/2019

L'Ungheria dice no all’Eurovision Song Contest: «troppo gay friendly»

Sta rimbalzando su diverse testate, in questi ultimi giorni, la notizia di cronaca più politicamente scorretta che c’è: l’Ungheria ha annunciato che non parteciperà all’ Eurovision Song Contest che si terrà a Rotterdam, in quanto, ogni anno, questa competizione ha dimostrato di essere troppo «gay friendly».

Un mese fa, infatti, la tv di stato ungherese, come riporta IlFattoQuotidiano.it, ha comunicato la propria rinuncia all'edizione 2020, che si svolgerà dal 12 al 16 maggio nei Paesi Bassi, dichiarando che sosterrà piuttosto le piccole e pregevoli produzioni create dagli artisti ungheresi, piuttosto che la nota competizione canora europea.

Sebbene un rappresentante del primo ministro Viktor Orbán abbia smentito le dichiarazioni definendole «fake news», tuttavia, il sito web ungherese index.hu ha citato fonti dai media pubblici secondo cui l’Eurovision sarebbe, di fatto, troppo legata alla lobby LGBT e alla rivendicazione dei “diritti” degli stessi.

Com’è noto, tra l’altro, Orbán si sta sforzando di portare avanti una politica a favore della famiglia tradizionale e contro il gender.

Mentre András Bencsik, commentatore tv di fama e produttore della rivista Magyar Demokrata, senza usare troppi giri di parole ha definito l’Eurovision una «flottiglia omosessualista». Nello specifico ha affermato: «Accolgo con favore la decisione che l’Ungheria non faccia parte della flottiglia omosessuale a cui è stata ridotta questa competizione canora internazionale», in quanto essa farebbe a pezzi «la pubblica decenza tramite travestiti urlanti e donne barbute». Parole forti che, però, rispecchiano bene quello che è ormai diventato il mondo dei media, della moda e dello spettacolo, tutto preoccupato di prostrarsi di fronte a certi diktat a cui, a quanto pare, almeno l’Ungheria ha avuto il coraggio di dire di no.

 

di Manuela Antonacci

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