Ventottomila nastri colorati, uno per ogni bambino salvato dall’aborto: è il segno più potente di “Nacimiento Gaudium”, il presepe pro life esposto nell’Aula Paolo VI in Vaticano, che è stato inaugurato da Papa Leone XIV lo scorso 15 dicembre. Tra le realtà che hanno ispirato l’artista costaricana Paula Sáenz Soto c’è l’Instituto Femenino de Salud Integral (IFEMSI), organizzazione - sempre del Costa Rica - impegnata nell’accompagnamento delle donne in gravidanze inattese o fragili. Abbiamo intervistato la direttrice esecutiva dell’IFEMSI, Priscilla Díaz.
Che significato ha per lei il presepe inaugurato da Papa Leone XIV nell’Aula Paolo VI e cosa prova, da costaricana, nel vedere che un’opera con questo messaggio nasce anche dal suo Paese?
«Per noi questo presepe pro life ha un significato profondamente speciale e pieno di speranza. Ogni nascita, e ogni presepe, è sempre un richiamo al valore della vita; tuttavia, questo in particolare fa riferimento in modo chiaro e coraggioso alla vita del bambino già nato e di quello ancora nel grembo. La rappresentazione della Vergine Maria in uno stato avanzato di gravidanza, con il ventre visibilmente pronunciato, non è abituale nei presepi tradizionali. Spesso vediamo la culla vuota, in attesa del Bambino che non è ancora nato, ma raramente l’accento visivo viene posto sulla maternità di Maria durante la gestazione. Questo presepe ci ricorda, in modo molto concreto, che prima della nascita c’è già vita, c’è già un bambino, c’è già una madre. Per noi questo è fondamentale, perché riafferma una verità che difendiamo ogni giorno: nel ventre materno c’è già una vita umana che merita di essere rispettata e protetta. Per questo diciamo con convinzione che non è corretto dire “diventerò mamma” o “diventerò nonna” quando si riceve la notizia di una gravidanza; da quell’istante si è già madre, si è già nonna, perché una vita esiste già. Come costaricana, questo gesto ha inoltre un valore molto speciale. Ci riempie di gratitudine verso la Santa Sede il fatto che un’opera con questo messaggio, nata dal Costa Rica, sia stata presa in considerazione. È una conferma che la testimonianza pro life supera confini e culture, e che la difesa della vita è una causa universale. Questo presepe, inoltre, incorpora un segno profondamente commovente: le tradizionali paglie della Natività sono state sostituite da nastri, ciascuno con nome e cognome di donne coraggiose che, grazie all’accompagnamento ricevuto, hanno detto sì alla vita. In essi sono rappresentate più di 2.086 vite salvate dalla nostra organizzazione. È un simbolo vivo del fatto che la difesa della vita non è un’idea astratta, ma storie reali, volti concreti e scelte coraggiose. Per noi, questo spazio che ci è stato concesso non è solo il riconoscimento a un’organizzazione, ma alla causa della vita stessa, che oggi risplende davanti agli occhi del mondo dal cuore del Vaticano».
Lei è direttrice esecutiva dell’Istituto Femenino de Salud Integral (IFEMSI): che cos’è l’IFEMSI e quale missione concreta svolge a favore delle donne e della vita umana?
L’Istituto Femenino de Salud Integral (IFEMSI) è un’organizzazione senza scopo di lucro la cui missione è salvare vite dall’aborto. Abbiamo ben chiaro che questa missione non si realizza soltanto evitando un aborto nel momento della crisi, ma accompagnando in modo integrale la donna prima, durante e dopo quella crisi, poiché essa può riaffacciarsi in diverse fasi della sua vita. L’IFEMSI assiste donne che affrontano una gravidanza inattesa, che stanno considerando l’aborto o persino che attraversano pensieri di autolesionismo. Accompagniamo non solo la donna, ma anche il suo contesto familiare e affettivo, comprendendo che la gravidanza di per sé non genera la crisi, ma spesso coincide con altri fattori scatenanti presenti nel suo contesto personale, sociale o emotivo. Il nostro lavoro inizia con l’intervento nel momento critico: ascoltare, accogliere, accompagnare il dolore e aiutare la donna ad ampliare lo sguardo, affinché possa vedere un panorama diverso da quello che la crisi le presenta. Successivamente, la donna entra in un percorso di accompagnamento integrale, in cui lavora alla guarigione delle ferite emotive, riceve strumenti per rafforzare il proprio progetto di vita e viene sostenuta per andare avanti non solo con la gravidanza, ma con la vita in generale. Questo accompagnamento giova non solo alla madre e al bambino non ancora nato, ma anche ai figli già nati e all’ambiente familiare e relazionale. IFEMSI mira a fornire alla donna strumenti emotivi e pratici, inclusa l’assistenza nella gestione delle risorse, affinché possa affrontare con dignità e speranza il proprio futuro. Durante l’iter, comprendiamo che molte di queste donne attraversano importanti difficoltà economiche, perciò offriamo anche un aiuto materiale come alimenti, pannolini e vestiti per il neonato. Dopo più di 13 anni di lavoro, IFEMSI è diventata un punto di riferimento nazionale in Costa Rica su come un’assistenza adeguata e umana permetta alla donna di uscire da situazioni di crisi. I risultati lo confermano: su 100 donne la cui volontà iniziale era abortire, il 75% decide di scegliere la vita dopo un percorso di accompagnamento. Nel caso di donne che avevano già abortito in precedenza e si presentavano considerando un secondo aborto, il 65% prosegue comunque con la gravidanza. Questi dati evidenziano che ciò di cui la donna ha bisogno non è un aborto, ma accompagnamento, sostegno e alternative reali. Tutto questo si riflette nelle oltre 2.086 vite salvate, oggi simbolicamente rappresentate nel presepe pro life presentato in Vaticano insieme alle vite salvate da altre associazioni come la nostra».
Sapeva che l’artista Paula Sáenz Soto ha menzionato esplicitamente l’Istituto Femenino de Salud Integral (IFEMSI) tra le organizzazioni che hanno ispirato la sua opera pro life presentata in Vaticano? Che significato ha per voi questo riconoscimento?
«Sì, lo sapevamo, e per noi ha un significato profondamente speciale. Paula Sáenz Soto è da molti anni un’amica stretta della nostra organizzazione. Conosce in prima persona il lavoro che svolgiamo, lo ha accompagnato, lo ha ammirato ed è stata testimone dell’impatto reale che esso ha nella vita di tante donne e famiglie. Siamo profondamente grati che abbia voluto portare questa testimonianza al mondo intero attraverso un’opera d’arte. Ammiriamo enormemente il suo lavoro e la sua sensibilità, e apprezziamo che abbia messo il suo talento al servizio della causa della vita. Al di là del nome di un’organizzazione, crediamo che ciò che conta davvero sia che la causa della vita abbia oggi uno spazio visibile in un luogo su cui il mondo intero posa lo sguardo: il Vaticano. Che, attraverso quest’opera, il messaggio pro life raggiunga tante persone è, senza dubbio, il frutto più grande e la speranza più grande di questo riconoscimento».
In base alla sua esperienza, cosa crede che l’IFEMSI possa offrire come buon esempio ad altri Paesi fuori dalla Costa Rica? In particolare, quali insegnamenti pensa che Italia ed Europa possano trarre dal vostro modello di accompagnamento alla donna e di difesa della vita?
«In base alla nostra esperienza, crediamo che uno dei principali contributi di IFEMSI ad altri Paesi sia la certezza che la difesa della vita comincia con un’attenzione profondamente umana verso la donna. Il nostro modello parte da una convinzione chiara: la donna in crisi non ha bisogno di essere giudicata né pressata, ma ascoltata, accompagnata e sostenuta in modo integrale. IFEMSI dimostra che è possibile rispondere a situazioni complesse con vicinanza, professionalità e misericordia, affrontando non solo la gravidanza, ma anche le ferite emotive, le paure, le carenze materiali e le circostanze personali che circondano ogni donna. Questo approccio integrale permette alla donna di recuperare la propria dignità, la capacità di decidere e la speranza, senza sentirsi sola né abbandonata. Quando la società offre alternative reali, un accompagnamento costante e reti di sostegno concrete, molte donne scelgono la vita. I dati che abbiamo raccolto nel corso degli anni confermano che l’aborto non è la vera soluzione alla crisi, ma una risposta alla mancanza di supporto. Un altro aspetto chiave della nostra esperienza è il lavoro in rete. IFEMSI non cammina da sola, ma coordina gli sforzi con professionisti, volontari, comunità e organizzazioni che condividono la difesa della vita. Questa rete di sostegno è essenziale per sostenere la donna nel lungo periodo ed evitare che la crisi si ripresenti. Infine, crediamo che la nostra testimonianza mostri che la difesa della vita non si impone con discorsi, ma si propone con fatti concreti: accompagnando, servendo e camminando accanto alla donna, rispettando il suo percorso e ricordandole che la sua vita e quella di suo figlio hanno un valore immenso fin dal primo istante. Questo approccio, basato sull’amore, la verità e la vicinanza, è un’esperienza che può essere replicata e adattata in diversi contesti culturali, offrendo all’Europa e al mondo un cammino di speranza reale per la donna e per la vita».
Veintiocho mil cintas de colores, una por cada niño salvado del aborto: es la señal más poderosa de “Nacimiento Gaudium”, el pesebre provida expuesto en el Aula Pablo VI del Vaticano, que fue inaugurado por el Papa León XIV el pasado 15 de diciembre. Entre las realidades que han inspirado a la artista costarricense Paula Sáenz Soto se encuentra el Instituto Femenino de Salud Integral (IFEMSI), una organización —también de Costa Rica— dedicada a acompañar a mujeres con embarazos inesperados o frágiles. Entrevistamos a la directora ejecutiva de IFEMSI, Priscilla Díaz.
¿Qué significado tiene para usted el pesebre provida inaugurado por el papa León XIV en el Aula Pablo VI y qué siente, como costarricense, al ver que una obra con este mensaje nace también de su país?
Para nosotros, este pesebre provida tiene un significado profundamente especial y lleno de esperanza. Todo nacimiento, y todo pesebre, es siempre una alusión al valor de la vida; sin embargo, este en particular hace una referencia clara y valiente a la vida del niño tanto nacido como por nacer. La representación de la Virgen María en un estado avanzado de embarazo, con su vientre visiblemente abultado, no es algo habitual en los nacimientos tradicionales. Muchas veces vemos la cuna vacía, esperando al Niño que aún no ha nacido, pero rara vez se pone el acento visual en la maternidad gestante de María. Este pesebre nos recuerda, de forma muy concreta, que antes del nacimiento ya hay vida, ya hay un niño, ya hay una madre. Para nosotros esto es fundamental, porque reafirma una verdad que defendemos todos los días: dentro del vientre materno ya hay vida humana que merece ser respetada y protegida. Por eso decimos con convicción que no es correcto afirmar “voy a ser mamá” o “voy a ser abuela” cuando se conoce la noticia de un embarazo; desde ese instante ya se es madre, ya se es abuela, porque ya existe una vida. Como costarricense, este gesto tiene además un valor muy especial. Nos llena de gratitud hacia la Santa Sede que una obra con este mensaje, nacida también desde Costa Rica, haya sido tomada en cuenta. Es una confirmación de que el testimonio provida trasciende fronteras y culturas, y de que la defensa de la vida es una causa universal. Este pesebre, además, incorpora un signo profundamente conmovedor: las tradicionales pajas del nacimiento fueron sustituidas por cintas, cada una con el nombre y apellido de mujeres valientes que, gracias al acompañamiento recibido, dijeron sí a la vida. En ellas se representan más de 2.086 vidas rescatadas por nuestra organización. Es un símbolo vivo de que la defensa de la vida no es una idea abstracta, sino historias reales, rostros concretos y decisiones valientes. Para nosotros, este espacio otorgado no es solo un reconocimiento a una organización, sino a la causa de la vida misma, que hoy brilla ante los ojos del mundo desde el corazón del Vaticano.
Usted es directora ejecutiva del Instituto Femenino de Salud Integral (IFEMSI): ¿qué es el IFEMSI y cuál es la misión concreta que desarrolla en favor de las mujeres y de la vida humana?
El Instituto Femenino de Salud Integral (IFEMSI) es una organización sin fines de lucro cuya misión es el rescate de almas y de vidas del aborto. Tenemos muy claro que esta misión no se cumple únicamente evitando un aborto en el momento de la crisis, sino acompañando de forma integral a la mujer antes, durante y después de esa crisis, ya que esta puede reaparecer en distintas etapas de su vida. IFEMSI atiende a mujeres que enfrentan un embarazo inesperado, que están considerando el aborto o incluso que atraviesan pensamientos de autolesión. Acompañamos no solo a la mujer, sino también a su entorno familiar y afectivo, entendiendo que el embarazo en sí mismo no genera la crisis, sino que suele coincidir con otros factores detonantes presentes en su contexto personal, social o emocional. Nuestra labor inicia con la atención en el momento crítico: escuchar, contener, acompañar el dolor y ayudar a la mujer a ampliar su mirada, para que pueda ver un panorama distinto al que la crisis le presenta. Posteriormente, la mujer ingresa a un programa de acompañamiento integral, donde trabaja la sanación de heridas emocionales, recibe herramientas para fortalecer su proyecto de vida y se le apoya para continuar adelante no solo con el embarazo, sino con su vida en general. Este acompañamiento beneficia no solo a la madre y al bebé por nacer, sino también a sus hijos ya nacidos y a su entorno cercano. IFEMSI busca dotar a la mujer de herramientas emocionales y prácticas, incluyendo apoyo en la gestión de recursos, para que pueda enfrentar con dignidad y esperanza su futuro. Durante este proceso, entendemos que muchas de estas mujeres atraviesan necesidades económicas importantes, por lo que brindamos apoyo material como alimentación, pañales y ropa para el bebé, mientras se desarrolla el proceso de acompañamiento y sanación. Tras más de 13 años de trabajo, IFEMSI se ha convertido en un referente nacional en Costa Rica sobre cómo una atención adecuada y humana permite a la mujer salir adelante en situaciones de crisis. Los resultados lo confirman: de cada 100 mujeres cuya razón inicial era abortar, el 75% decide continuar con la vida tras un proceso de acompañamiento. En el caso de mujeres que ya habían abortado previamente y acudían considerando un segundo aborto, el 65% continúa también con su embarazo. Estos datos evidencian que lo que la mujer necesita no es un aborto, sino acompañamiento, contención y alternativas reales. Todo esto se refleja en las más de 2.086 vidas rescatadas, hoy simbólicamente representadas en el pesebre provida presentado en el Vaticano.
¿Sabía que la artista Paula Sáenz Soto ha mencionado explícitamente al Instituto Femenino de Salud Integral (IFEMSI) entre las organizaciones que han inspirado su obra provida presentada en el Vaticano? ¿Qué significado tiene para ustedes este reconocimiento?
Sí, lo sabíamos, y para nosotros tiene un significado profundamente especial. Paula Sáenz Soto ha sido durante muchos años una amiga cercana de nuestra organización. Conoce de primera mano el trabajo que realizamos, lo ha acompañado, lo ha admirado y ha sido testigo del impacto real que tiene en la vida de tantas mujeres y familias. Nos sentimos profundamente agradecidos de que haya querido exponer este testimonio al mundo entero a través de una obra de arte. Admiramos enormemente su trabajo y su sensibilidad, y valoramos que haya puesto su talento al servicio de la causa de la vida. Más allá del nombre de una organización, creemos que lo verdaderamente importante es que la causa de la vida tenga hoy un espacio visible en un lugar donde el mundo entero pone sus ojos: el Vaticano. Que, a través de esta obra, el mensaje provida llegue a tantas personas es, sin duda, el mayor fruto y la mayor esperanza de este reconocimiento.
Desde su experiencia, ¿qué cree que el IFEMSI puede ofrecer como buen ejemplo a otros países fuera de Costa Rica? En particular, ¿qué enseñanzas cree que Italia y Europa pueden tomar de su modelo de acompañamiento a la mujer y de defensa de la vida?
Desde nuestra experiencia, creemos que uno de los principales aportes del IFEMSI a otros países es la certeza de que la defensa de la vida comienza con una atención profundamente humana hacia la mujer. Nuestro modelo parte de una convicción clara: la mujer en crisis no necesita ser juzgada ni presionada, sino escuchada, acompañada y sostenida de manera integral. IFEMSI demuestra que es posible responder a situaciones complejas con cercanía, profesionalismo y misericordia, abordando no solo el embarazo, sino también las heridas emocionales, los miedos, las carencias materiales y las circunstancias personales que rodean a cada mujer. Este enfoque integral permite que la mujer recupere su dignidad, su capacidad de decisión y su esperanza, sin sentirse sola ni abandonada. Creemos que Italia y Europa pueden encontrar en nuestro modelo una enseñanza fundamental: cuando la sociedad ofrece alternativas reales, acompañamiento constante y redes de apoyo concretas, muchas mujeres eligen la vida. Los datos que hemos obtenido a lo largo de los años confirman que el aborto no es la verdadera solución a la crisis, sino una respuesta a la falta de apoyo. Otro aspecto clave de nuestra experiencia es el trabajo en red. IFEMSI no camina solo, sino que articula esfuerzos con profesionales, voluntarios, comunidades y organizaciones que comparten la defensa de la vida. Este tejido de apoyo es esencial para sostener a la mujer a largo plazo y evitar que la crisis reaparezca. Finalmente, creemos que nuestro testimonio muestra que la defensa de la vida no se impone con discursos, sino que se propone con hechos concretos: acompañando, sirviendo y caminando junto a la mujer, respetando su proceso y recordándole que su vida y la de su hijo tienen un valor inmenso dSesde el primer instante. Este enfoque, basado en el amor, la verdad y la cercanía, es una experiencia que puede ser replicada y adaptada en distintos contextos culturales, ofreciendo a Europa y al mundo un camino de esperanza real para la mujer y para la vida.