21/06/2015

Un milione di “inaccettabili” volti sorridenti per dire no al gender

No al gender, no alla colonizzazione ideologica dei nostri figli nelle scuole, no al ddl Cirinnà e al matrimonio gay, la famiglia è una sola, quella naturale, cellula fondamentale e necessaria della società.

Si possono riassumere così gli interventi degli oratori che si sono avvicendati sul palco della grande manifestazione di piazza del 20 giugno a Roma.

Molti parlano di “family day”, e per certi versi è vero: è stato un giorno della famiglia, un milione di facce sorridenti, stipate, ammassate, sotto il sole e sotto la pioggia, senza perdere il sorriso. Genitori giovani e vecchi, nonni e nipoti, bambini di tutte le età, anche piccolissimi nelle carrozzine, tutti a dire in coro a chi opera nei sacri palazzi del potere “Ehi, ci siamo anche noi! Non potete ignorarci!”Bludental

Però c’è una sostanziale differenza col Family day del 2007: quella è stata una chiamata a scendere in piazza da parte della Chiesa (allora c’era il Card. Ruini), da parte di Berlusconi, che all’epoca aveva potere e carisma, e dei partiti suoi alleati.

Questo family day, invece è stato organizzato e realizzato in meno di 20 giorni (il Comitato “Difendiamo i nostri figli” si è costituito il 2 giugno!); la gente è scesa in piazza da sé [e non dimentichiamo di ringraziare i tanti ragazzi con le casacchine gialle che hanno svolto il ruolo di servizio d’ordine con efficienza e dedizione]; la manifestazione è stata davvero una manifestazione di popolo, di massa, di tutti quelli – delle famiglie, soprattutto – che si sentono vilipesi e offesi dalla cultura elitaria di chi si proclama democratico ipocritamente, chi disprezza il popolo, la gente vera e la natura.

Basta guardare le foto di questa festa, su qualsiasi pagina internet, come questa .

Poi, chi ama il gioco “Trova le differenze” può confrontarle con queste del Gay Pride svoltosi sempre a Roma esattamente una settimana prima, il 13 giugno.

Sorrisi e allegria, di qua e di là. Ma c’è una qualche differenza?

Anche certi commenti a caldo sulla festa del 20 giugno non hanno bisogno di chiosa: Scalfarotto l’ha definita una “manifestazione inaccettabile”. Il Corriere.it riporta queste parole di Franco Grillini, presidente di Gay Net: “C’è a Roma una manifestazione contro i diritti civili, è una cosa più unica che rara che ci siano persone che manifestano contro i diritti di altre persone... Una manifestazione inutile e odiosa, come tutte le manifestazioni d’odio; un festival dell’omofobia, triste e pietoso come tutte le manifestazioni a sfondo razzista, dove avranno voce i profani dell’odio verso la diversità sessuale e trionferà quel “familismo amorale” [vedere, infatti, le foto di cui sopra, NDR] largamente responsabile dei guai del paese».

Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, sempre sul Corriere, lancia sui social l’hashtag #FamilyGay. «Per noi ogni giorno è #FamilyGay.... La manifestazione di sabato – dice Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center – è un salto nella preistoria dei diritti civili e dell’equità».

E di altri commenti pieni di sdegno e di disprezzo per la gente, per il popolo italiano, si vanno riempiendo le colonne dei giornali e le pagine dei social.

Devono sapere, questi signori che si stanno rodendo il fegato, che questo milione di persone che ha deciso di farsi vedere e di farsi sentire è solo l’inizio. La maggioranza silenziosa non ne può più di stare chiusa in casa a subire le angherie ideologiche e normative di un’élite viziosa, antidemocratica, intollerante e prevaricatrice.

Noi sappiamo che se un milione di persone hanno affrontato i costi e i disagi della manifestazione (e ce n’erano davvero da tutta l’Italia, ma anche per i romani è stato comunque impegnativo e stancante), tanti altri milioni a casa hanno partecipato in spirito e comunità d’intenti.

Senza odio per nessuno. Anzi, per amore per la vita e per il futuro di questa nostra umanità.

Redazione

 

 

 

 

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