31/12/2025 di Redazione

Un anno di Pro Vita & Famiglia. Ripercorriamo il nostro 2025

Si sta per concludere un anno intenso - e importante - fatto di tante battaglie, azioni, vittorie, sui temi valoriali. Un anno per la difesa della Vita, della Famiglia, della libertà educativa, che vogliamo ripercorrere con i nostri lettori.

 

No all’Agenda Lgbt sulla Rai

L’anno che sta per finire si è aperto con una sfida - tanto simbolica quanto concreta - decisiva: il Festival di Sanremo. Pro Vita & Famiglia ha infatti raccolto oltre 30.000 firme per chiedere alla Rai di non trasformare il palco dell’Ariston nell’ennesima passerella di volgarità, blasfemie e propaganda ideologica su aborto e gender, rivolgendosi direttamente al direttore generale Roberto Sergio e al direttore artistico del Festival, Carlo Conti. È stata la continuità di un impegno che da anni denuncia l’uso del canone per spettacoli offensivi verso la fede e la famiglia, con sit-in, petizioni e consegne di firme davanti alla sede della tv pubblica. Il risultato è stato un Festival sicuramente meno spinto sul fronte ideologico rispetto agli anni precedenti.

Al via la Campagna “Mio Figlio No”

A febbraio, invece, l’attenzione si è spostata sulle scuole, con il lancio della grande campagna nazionale “Mio Figlio No – Scuole libere dal gender”, pensata per difendere la libertà educativa dei genitori e chiedere una legge che introduca il consenso informato obbligatorio su ogni progetto scolastico riguardante sessualità e affettività. Conferenze, convegni, incontri pubblici, affissioni shock in tante città hanno denunciato una scuola che, anziché allearsi con le famiglie, spesso apre le porte ad attivisti Lgbt che promuovono carriera alias, fluidità di genere e percorsi ideologici senza avvisare i genitori. La petizione nazionale, nel corso dei mesi, ha superato le 51.000 sottoscrizioni, diventando il motore politico e culturale della battaglia per il consenso informato, che ha poi avuto il suo culmine a dicembre, quando proprio il Ddl Valditara sul Consenso Informato è stato approvato dalla Camera dei Deputati.

La morte di Stato

A marzo Pro Vita & Famiglia ha puntato i riflettori sulla Toscana, dove - nel mese precedente - è stata approvata una legge regionale che apre al suicidio medicalmente assistito. Con una petizione popolare – “No alla morte di Stato!” – sono state raccolte oltre 32.000 firme per chiedere al Governo Meloni di impugnare la norma davanti alla Corte Costituzionale. Il successivo 7 maggio il presidente Antonio Brandi ha consegnato a Palazzo Chigi 31.775 firme, riaffermando che una legge del genere non solo viola le competenze dello Stato, ma rischia di spingere malati e fragili a considerarsi un peso e a chiedere di morire. Il Governo ha poi effettivamente proceduto all’impugnativa, segnando un passo concreto, seppur non ancora decisivo, per la difesa della vita e della Costituzione.

Libertà di espressione e censure

Ad aprile, invece, ad essere messa a dura prova è stata la libertà di espressione non solo dell’associazione, ma in generale del mondo pro life. Innanzitutto a Roma, infatti, i manifesti della campagna “Mio Figlio No – Scuole libere dal gender”, affissi per chiedere una legge sulla libertà educativa, sono stati censurati dal Comune nel giro di poche ore, con la motivazione che «rappresentano la comunità Lgbt come minaccia e dannosa per lo sviluppo dei bambini». Non si è trattato di un caso isolato: da Siena a Modena fino a Rimini, negli ultimi mesi diversi Comuni hanno oscurato manifesti a favore della vita o della famiglia, confermando l’uso di un vero e proprio bavaglio ideologico per colpire i messaggi scomodi alle amministrazioni di centrosinistra. Pro Vita & Famiglia ha risposto con una nuova petizione, “Un manifesto non è un reato”, per chiedere che lo spazio pubblico non sia riservato solo a chi promuove aborto, utero in affitto e gender, ma resti aperto anche a chi la pensa diversamente.

“Scegliamo la Vita”: migliaia in piazza

A maggio il cuore dell’azione è tornato in piazza, con l’ormai consueta Manifestazione Nazionale “Scegliamo la Vita” che ha portato, anche quest’anno, a Roma, decine di migliaia di famiglie e oltre cento associazioni da tutta Italia. Il corteo, da Piazza della Repubblica ai Fori Imperiali, ha ribadito che non può esistere una società giusta se non viene garantito il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale. In parallelo, sempre a maggio, Pro Vita & Famiglia ha rilanciato la battaglia contro la pillola abortiva RU486: sono state raccolte oltre 34.000 firme contro la sua diffusione e sono partite campagne di affissioni in più di 20 comuni dell’Emilia-Romagna, con manifesti-verità per raccontare i rischi fisici e psicologici di questo farmaco, spesso banalizzato come soluzione “facile”. Anche qui la censura non è mancata: il Consiglio di Stato ha confermato il divieto del Comune di Rimini di affiggere i manifesti che in realtà informavano correttamente sull’uso e le conseguenze della RU486.

No alle blasfemie Lgbt

A giugno l’attenzione si è concentrata sui continui attacchi alla fede cristiana, in particolare in salsa arcobaleno. Pro Vita & Famiglia ha infatti denunciato e contrastato uno spettacolo previsto all’Hollywood Bowl, a Los Angeles, in cui il ruolo di Gesù in “Jesus Christ Superstar” è stato affidato a un’attrice donna, dichiaratamente lesbica e queer, trasformando Cristo in una sorta di icona LGBTQ. Una petizione, che ha superato le 15.000 firme, ha chiesto di fermare quello che è stato definito non un semplice esperimento artistico, ma una deliberata operazione ideologica che ha purtroppo offeso la figura di Gesù, per piegarla all’agenda woke di Hollywood. Questa denuncia si è inserita in una lunga serie di interventi di Pro Vita & Famiglia contro rappresentazioni blasfeme di Cristo, come i tanti sketch televisivi che lo presentano come “gay” o le continue provocazioni mediatiche ai danni dei credenti.

Fermate la legge, non la Vita

A luglio il tema centrale è tornato a essere il fine vita. Il 17 luglio, all’Hotel Nazionale di Roma, Pro Vita & Famiglia ha infatti organizzato la conferenza stampa “Fermate la legge, non fermate la vita”, nell’ambito della nuova Campagna “Non mi uccidere”, per chiedere di bloccare il disegno di legge sul suicidio medicalmente assistito e smontare la narrazione secondo cui sarebbe un “male minore”. Magistrati come Giacomo Rocchi, medici, giuristi ed esperti hanno spiegato che una legge di questo tipo normalizzerebbe il suicidio assistito, aumenterebbe i casi e rischierebbe di trasformare i più fragili in vittime di pressioni sociali ed economiche. In parallelo, sono proseguite affissioni e camion-vela con immagini forti – come gli scranni del Parlamento “occupati” da figure incappucciate con la falce – per ricordare ai parlamentari che sono stati eletti per aiutare a vivere, non per accompagnare alla morte. In tal senso, la petizione contro il Ddl sul suicidio assistito ha raggiunto le 30.000 firme ed è tuttora in corso.

No alla strategia Lgbt dell’Unione Europea

Ad agosto, mentre molti andavano in vacanza, Pro Vita & Famiglia ha portato a Bruxelles la voce dei cittadini italiani contro la nuova Strategia Lgbt 2026-2030 dell’Unione Europea, che vuole destinare miliardi di euro a promuovere l’agenda gender in tutte le istituzioni, scuole comprese. Con la petizione “No alla Strategia Lgbtq+ 2030. Difendiamo la libertà in Europa”, realizzata insieme all’associazione francese Le Syndicat de la Famille, l’associazione ha raccolto oltre 33.000 firme e le ha consegnate alla Commissione europea per chiedere di fermare un piano che rischia di colpire libertà religiosa, libertà educativa e diritto dei genitori a educare i figli secondo i propri valori morali, etici e religiosi.

In memoria di Charlie Kirk

A settembre il mondo pro life e pro family è stato scosso dall’omicidio di Charlie Kirk, il 10 settembre, mentre parlava a un evento di Turning Point USA all’interno di un campus universitario in Utah. Un solo colpo di fucile, esploso da lunga distanza, ha ucciso un giovane marito e padre di famiglia di appena 31 anni, conosciuto in tutto il mondo per il suo impegno a difesa della vita, della famiglia e della libertà di espressione. Pro Vita & Famiglia ha espresso pubblicamente dolore e sgomento per questo assassinio, denunciando il clima di odio anti-pro vita che cresce anche in Italia e l’ipocrisia di chi predica “tolleranza” ma demonizza ogni voce scomoda. Con la petizione “Siamo tutti Charlie Kirk!” sono state raccolte oltre 26.000 firme, accompagnate da un messaggio di cordoglio che l’associazione consegnerà all’Ambasciata americana a Roma come segno di solidarietà alla famiglia Kirk e al popolo americano.

Un bando globale per l’utero in affitto

A ottobre, invece, il tema preponderante è stato quello dell’utero in affitto. Il 10 ottobre, infatti, l’Assemblea Generale dell’ONU ha discusso il Rapporto Speciale A/80/158, redatto dalla relatrice speciale Reem Alsalem, che definisce la maternità surrogata una forma di sfruttamento e violenza e invita gli Stati a vietarla in tutte le sue forme. Pro Vita & Famiglia ha lanciato una petizione per chiedere all’Italia di sostenere senza esitazioni questo documento, raccogliendo oltre 22.000 firme poi consegnate al ministro degli Esteri Antonio Tajani e direttamente alla relatrice Alsalem. Nelle settimane seguenti l’associazione è intervenuta anche nel corso di un evento internazionale a Bruxelles, nella sede del Parlamento Europeo, per dare voce alle donne sfruttate e ai bambini ridotti a “prodotti” da ordinare sul mercato internazionale della surrogazione.

Suicidio assistito e libertà educativa

A novembre, mentre proseguiva la battaglia contro il suicidio assistito, Pro Vita & Famiglia ha dato vita a una delle immagini più forti dell’anno: in Piazza del Popolo, a Roma, sono state disposte 200 sedie a rotelle vuote sotto lo slogan “Non mi uccidere”, per rappresentare i disabili, i malati e gli anziani che rischiano di essere spinti verso la morte se il Parlamento approverà una legge sul suicidio assistito. Il flash mob ha denunciato il pericolo di una “mattanza di Stato”, chiedendo più cure, più sostegno e più dignità invece di scorciatoie letali. Nello stesso mese l’associazione è scesa in campo per difendere la cosiddetta “Famiglia nei boschi”: una coppia, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, che ha scelto di crescere i figli in un casolare in Abruzzo, con percorsi educativi alternativi alla scuola statale. Dopo una denuncia e l’intervento del tribunale per i minorenni, i figli sono stati allontanati dai genitori. Pro Vita & Famiglia ha lanciato una petizione – che ha superato le 50.000 firme – per chiedere al ministro della Giustizia Carlo Nordio di riunire la famiglia, difendendo il primato educativo dei genitori e mettendo un argine allo strapotere dei servizi sociali. La vicenda, purtroppo, è ancora in corso e i bambini hanno passato il Natale lontano dalla loro casa.

Proteggere i minori dalle follie transgender

A dicembre, infine, il 2025 si è chiuso con due eventi importanti. Il 3 dicembre, al Parlamento europeo di Bruxelles, Pro Vita & Famiglia è stata protagonista della conferenza “Ideologia gender e salute dei minori in Ue”, ospite del gruppo Patriots for Europe e dell’eurodeputato Roberto Vannacci. Al centro dell’incontro la testimonianza di Daniel Black, giovane ceco convinto da psicologi e medici, a 16 anni, di essere “nato nel corpo sbagliato”: in una sola visita di mezz’ora gli sono stati indicati ormoni e chirurgia come unica via, fino alla castrazione a 18 anni. Oggi Daniel è un detransitioner, mutilato nel corpo e segnato psicologicamente, e ha raccontato come l’ideologia gender possa distruggere la vita dei ragazzi quando la medicina abdica al proprio ruolo e si piega al politicamente corretto. Una deriva che in Italia si è concretizzata proprio a fine 2025, quando il Tribunale di La Spezia ha acconsentito alla transizione di genere per un bambino di soli 13 anni: una vera e propria follia gender. Pochi giorni dopo, invece, è arrivata la notizia più attesa da oltre tredici anni di battaglie: l’approvazione alla Camera del Ddl Valditara sul consenso informato in ambito scolastico. La legge - che però dovrà ancora essere votata dal Senato - obbliga le scuole a chiedere il consenso informato, scritto e preventivo, dei genitori per ogni attività extracurricolare su temi legati alla sessualità, vietando progetti di educazione sessuale all’infanzia e alle elementari. Le famiglie dovranno quindi poter visionare materiali, conoscere relatori e obiettivi degli incontri, e per chi non aderisce dovranno essere garantite attività alternative. 

 

Questo, dunque, è stato il 2025 di Pro Vita & Famiglia: un anno di petizioni, piazze, conferenze internazionali, incontri con la gente, battaglie legali e traguardi. Molti di questi risultati, inoltre, sono stati possibili grazie al 5×1000 destinato all’associazione, che ha permesso di finanziare campagne, manifestazioni, azioni legali e presenza nelle istituzioni. Nel 2026, però, le sfide saranno ancora più importanti e decisive: difendere la libertà di parola contro le censure politiche, fermare le leggi sul suicidio assistito, contrastare l’Agenda gender europea e vigilare sull’attuazione concreta del consenso informato a scuola. 

Ecco perché per continuare a dare voce a chi non ce l’ha – i bambini non nati, i minori indottrinati, i fragili spinti a morire – Pro Vita & Famiglia avrà bisogno, ancora una volta, del sostegno concreto di chi crede nella vita e nella famiglia.

 

 

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