30/04/2026 di Luca Marcolivio

Propaganda arcobaleno ai minori. L’UE sta dalla parte degli Lgbt

La Corte di Giustizia UE ordina all’Ungheria di abrogare le restrizioni sui contenuti Lgbt accessibili ai minori. Un nuovo attacco alla libertà educativa e alla tutela dei bambini.

Dopo la sconfitta di Viktor Orbán in Ungheria, l’Unione Europea non perde tempo e ricomincia a fare pressioni sui presunti diritti Lgbt+. Un vero e proprio ultimatum è infatti arrivato dalla Corte di Giustizia dell’UE che, in una sentenza emessa lo scorso 21 aprile, ha ordinato alle autorità magiare di abrogare la norma del 2021, che stabiliva il divieto o la severa limitazione della promozione dell’omosessualità e della transizione di genere nei media accessibili ai minori. L’introduzione della norma da parte del governo Orbán era avvenuta all’atto dell’adozione del regolamento UE sui contenuti audiovisivi e delle sue disposizioni sulla protezione dei minori dai contenuti dannosi.

Stop a restrizioni per contenuti Lgbt

Da parte sua, la Corte di Giustizia dell’UE ha ritenuto che le restrizioni di Budapest sulla propaganda Lgbt+ rappresentino la violazione di una serie di leggi comunitarie e costituirebbero «un’ingerenza particolarmente grave in diversi diritti fondamentali». La Commissione ha deferito il caso alla Corte, con il sostegno di 15 Stati membri e del Parlamento Europeo. Al momento dell’adozione delle norme ungheresi, il presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen aveva definito il provvedimento «una vergogna» e aveva promesso di usare «tutti i poteri della Commissione per garantire i diritti di tutti i cittadini dell’UE, chiunque essi siano e ovunque vivano». Nonostante le pressioni giunte dall’UE, il governo ungherese era andato avanti, implementando ulteriormente la norma, attraverso il divieto dei Pride, stabilito lo scorso anno.

L’attacco dell’UE

Secondo il principale consulente legale della Corte di Giustizia dell’UE, l’Ungheria «si è discostata significativamente dal modello di una democrazia costituzionale», criticando le norme in quanto «basate su un giudizio di valore secondo cui la vita omosessuale e non cisgender non ha lo stesso valore o status della vita eterosessuale e cisgender». «Accogliamo con favore la storica sentenza odierna della Corte. È la prima volta che la Corte riscontra una violazione di tale disposizione fondamentale di un trattato sui valori dell’UE», ha dichiarato da parte sua la portavoce della Commissione, Eva Hrncirova. «Ora la palla passa all’Ungheria: spetta al governo ungherese dare attuazione alla decisione».

Cosa farà il nuovo premier dell’Ungheria?

Starà quindi al nuovo premier ungherese Péter Magyar la scelta se obbedire ai diktat dell’Unione Europea o, al contrario, stabilire una continuità con il suo predecessore. Se da un lato, durante la campagna elettorale, lo sfidante di Orbán aveva usato toni più morbidi dinanzi alla questione Lgbt+, è altrettanto vero che il programma di Tisza (il partito che adesso controlla i due terzi del Parlamento magiaro) – forse per ragioni di opportunità elettorale – non prevedeva l’abolizione delle restrizioni orbaniane.

La propaganda Lgbt a discapito dei bambini

Rimane il fatto che la dissuasione nei confronti di qualunque promozione dell’immaginario Lgbt+ presso i minori (il Pride ne è l’esempio più lampante ma non l’unico, visto che la legge ungherese si focalizza molto sui contenuti attraverso i media) dovrebbe essere un principio universalmente condivisibile e da difendere strenuamente, a prescindere dall’appartenenza politica. La Corte di Giustizia dell’UE si è assunta quindi una responsabilità gravissima nei confronti dei bambini del vecchio continente, mentre il possibile cedimento del nuovo governo magiaro a queste pressioni e a quelle lobby arcobaleno costituirebbe un precedente importante e preoccupante. 

 

 

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