L'Unione Europea ha promulgato un regolamento che istituisce di fatto il Miniver (v. George Orwell, 1984)
l'European Media Freedom Act (EMFA) dovrebbe proteggere il pluralismo e l'indipendenza dei media nell'UE, affermando che nessuno Stato dell'UE potrà "detenere, sanzionare, intercettare o ispezionare i fornitori di servizi di media o il loro personale editoriale o sottoporli ... a sorveglianza o perquisizione e sequestro allo scopo di ... identificare fonti giornalistiche o comunicazioni riservate".
Ma...
C'è un bel "ma".
Tutto ciò è possibile se "giustificato caso per caso da un motivo imperativo di interesse pubblico e sia proporzionato".
Un motivo valido per detenere, sanzionare, intercettare o ispezionare i giornalisti potrebbe essere il razzismo o la xenofobia... e perché no l'omotransfobia? E dire che nella pancia della mamma c'è un bambino che muore con l'aborto, si potrà dire?
La giornalista norvegese Rebecca Mistereggen ha sottolineato che l'UE già classifica e dà priorità a quelli che definisce "media affidabili", escludendo i cosiddetti diffusori di "disinformazione", definiti in base all'ideologia del pensiero unico dominante.
Ad esempio, la Relazione sullo Stato di Diritto 2025 dell'UE critica l'Ungheria per il "controllo statale sui media" e le "violazioni della libertà di stampa", mentre elogia i media statali di Norvegia, Svezia e Germania.
«Perché? Perché promuovono la narrativa pro-immigrazione, pro-clima, anti-nazionalismo» ha scritto Mistereggen su X.
Lo abbiamo detto e ripetuto: la verità lasciata libera si difende da sé. Le false informazioni si identificano solo se c'è un aperto confronto plurare. Chi si arroga il diritto di stabilire che cosa è vero e che cosa non lo è? Il Ministero della Verità. Il dissidente viene inviato al Ministero dell'Amore, dove, nella terribile stanza 101, le persone entrano perché pensano che che 2+2=4 ed escono convinte che il risultato sia 5. Perché lo dice il Partito.
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