04/09/2014

Trento, Vescovo Bressan: polemica su omofobia e gender

Il dibattito intorno alla proposta di legge sull’omofobia della provincia di Trento si è riacceso dopo l’intervista al vescovo di Trento Luigi Bressan su Vita Trentina. Bressan ha sostenuto che il disegno di legge abbraccia la teoria gender e mira a indottrinare i ragazzi nella scuola. Le parole del vescovo hanno avuto larga risonanza è rischiano adesso di spaccare la maggioranza. Ovviamente, alcuni hanno criticato duramente le parole del vescovo (i soliti noti): il Presidente dell’Arcigay Paolo Zanella afferma che “a quanto pare l’arcivescovo Bressan non si è nemmeno degnato di leggere la proposta di legge; non vi è traccia di temi eticamente sensibili … si parla di educazione e di rispetto, di lotta contro le discriminazioni e contro il bullismo omofobico”. In un comunicato di SEL si legge che la proposta “intende solo sostenere l’inclusione di chi ha subito discriminazioni inaccettabili, e non certo indottrinare e costringere a condividere una famigerata teoria gender ”.

Prendiamo allora il testo e vediamo se “l’arcivescovo Bressan non si è nemmeno degnato di leggere la proposta di legge”, poiché non vi sarebbe traccia “di temi eticamente sensibili”, né della “famigerata teoria gender ”. Chissà, forse il vescovo si è inventato tutto …

Titolo del Testo unificato dei disegni di legge n. 2-351: Interventi di contrasto delle discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere o dall’intersessualità. Caspita! Si parla della famigerata “identità di genere” … non si tratterà forse del concetto cardine della teoria gender secondo il quale conta più la percezione che uno ha di appartenere a un genere, che l’effettiva identità biologica.

Art. 2. Definizioni. (…) “identità di genere”: la percezione di sé come maschio o come femmina o in una condizione non definita.

Insomma, dall’inizio del disegno di legge è chiaro che si parla della “famigerata teoria gender ” e si dà una definizione precisa del suo concetto base. Il concetto di identità di genere, del resto, appare per ben 20 volte nel testo unificato (solo sei pagine di testo). Inoltre l’art.1 rinforza l’idea: “considerando ogni discriminazione legata all’orientamento sessuale, all’identità di genere o alla condizione di intersessualità come una violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali”. Vorremmo porre la seguente domanda ai promotori del disegno di legge: alcune scuole negli Stati Uniti, proprio per non discriminare in base all’identità di genere, hanno permesso ai ragazzi che si “sentono” di appartenere al genere femminile di usufruire dei bagni delle femmine e viceversa: il Trentino dovrà seguire la stessa strada? Perché, in effetti, se costituisce una violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali il discriminare sulla base dell’identità di genere, come si potrà negare a un ragazzo che si “percepisce” femmina di essere trattato come tale? Logicamente, l’insegnante che gli negasse l’accesso al bagno delle femmine dovrebbe essere considerato alla stregua di un violatore dei diritti umani, come lo stupratore, lo schiavista, l’assassino, ecc.

 

Bressan legge bene quando sostiene che il disegno di legge vorrebbe indottrinare i ragazzi nelle scuole: “Nell’ambito della promozione della cultura di genere prevista dall’articolo 9 della legge provinciale sulle pari opportunità, la Provincia sostiene azioni di sensibilizzazione riguardanti il pluralismo dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, con particolare riguardo all’affettività e alla sessualità.”, promozione che include, nelle istituzioni scolastiche e formative, la “realizzazione di specifici progetti e attività sui temi dell’educazione alla sessualità e all’affettività …”.

Alcuni cantano l’eterno ritornello, quando si tratta di difendere questo e altri disegni di legge sull’omofobia: “vogliamo solo contrastare il bullismo e la violenza!”. Abbiamo mostrato spesso su questo sito la falsità di una tale dichiarazione di intenti e come le leggi sull’omofobia in realtà siano dirette a ben altri scopi (limitare la libertà di pensiero e di religione, promuovere perversioni sessuali, disturbi psicologici e modelli alternativi di famiglia). Questa proposta di legge della Provincia di Trento non fa eccezione, tanto è vero che il testo distingue esplicitamente la “omofobia” dal “bullismo omofobico”, entrambi appartenenti al “più ampio contesto delle azioni di contrasto alle discriminazioni”. Ci sono dunque discriminazioni che non riguardano il bullismo o la violenza ma che possono consistere in semplici “comportamenti” non “ispirati alla considerazione e al rispetto dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere”. Cosa siano esattamente le discriminazioni omofobiche o basate sull’identità gender verrà lasciato all’immaginazione del giudice o degli organi provinciali, con disprezzo del principio di determinatezza delle disposizioni normative, vizio già segnalato a proposito del disegno di legge nazionale contro l’omofobia.

In conclusione: promozione della teoria gender , dell’omosessualismo e del transessualismo; indottrinamento dei bambini nelle scuole. C’è tutto questo e altro nel disegno di legge sull’omofobia della provincia di Trento, come ha ribadito anche Rodolfo Borga, consigliere di Civica Trentina, “è un articolato privo di chiarezza, costruito per nascondere l’unico vero fine: promuovere nelle scuole l’ideologia di genere”.

Alessandro Fiore

 

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