28/12/2021 di Manuela Antonacci

Transgender partorisce, lo chiamano “mamma” e si sente discriminato

L’ultima moda lanciata dalla comunità arcobaleno e collegata alla negazione del sesso biologico come saldo aggancio dell’identità psichica maschile e femminile, è la negazione del collegamento tra femminilità e maternità.

In effetti, come hanno ben capito anche le femministe e Arcilesbica, l’ideologia gender ha dei risvolti fortemente misogini, arrivando a negare l’essenza stessa dell’essere donne, in alcuni degli aspetti più importanti collegati al sesso biologico, tra cui, appunto la maternità.

E così, sul New York Post è apparso un articolo che è tutto un programma: l’esperienza di un transgender di sesso femminile che, dopo la transizione che non è andata però ad intaccare il suo apparato ripoduttivo originario, ha potuto dare alla luce un bambino e, nonostante questo, pretende di essere considerato un papà che ha partorito. Parliamo di Bennett Kaspar-Williams, 37 anni, di  Los Angeles, che, nell’ottobre 2020 ha partorito con un cesareo il figlio avuto da suo marito, Malik.

Bennet, come riporta l’articolo del NWP, descrive indignato quello che lui stessp definisce una fonte di discriminazione in salsa gender e che chiama “misgendering”: durante la sua gravidanza, gli operatori sanitari, evidentemente, di fronte all’evidenza, avrebbero continuato a rivolgersi a lui “come se fosse stato” (evidentemente essendolo veramente!) una donna.

Eppure lui sostiene che non tutte le donne che partoriscono sono madri e dichiara incredibilmente che: “Nascere con un utero non rende il concepimento una certezza. Ecco perché è così importante smetterla di definire la "femminilità" in termini di "maternità", perché è una falsa equivalenza che tutte le donne possano diventare madri, che tutte le madri partoriscano i propri figli o che tutte le persone che concepiscano un figlio siano madri". E’ soprattutto l’ultima affermazione a far rabbrividire perché, com’è tipico di questa ideologia, si arriva a negare l’evidenza, ovvero ciò che non ha bisogno di essere descritto o commentato o discusso, perché è semplicemente sotto gli occhi di tutti.

Per questo Bennet ha detto al Daily Mail di essersi sentito a disagio, perché dopo il parto tutti lo chiamavano “mamma” e lamenta il fatto che negli Stati Uniti il concetto di maternità è ancora troppo legato al “genere” (o piuttosto, verrebbe da dire, al sesso biologico, com’è giusto che sia?).

Ma Bennet insiste nella sua convinzione e aggiunge che, nonostante la barba folta, il petto piatto e l’indicazione di genere "maschile" sui suoi documenti, "la gente non poteva fare a meno di chiamarmi "mamma", "madre" o "signora". Per lui , invece, “non c’è niente di più potente che poter dire che sono un papà che ha creato mio figlio". Assurdo. Assurdo ma vero.

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