02/01/2020

Transgender: altissimo il tasso di suicidi. E l’ “omofobia” c’entra poco…

Lo documentano le cronache, lo confermano le statistiche. I transessuali sono una delle categorie più a rischio suicidio in Italia e in tutto l’Occidente. Un dato che si presenta piuttosto universale ed omogeneo, a prescindere dalla mentalità più o meno “aperta” del paese in cui avvengono queste tragedie. Tra le cause ufficiali dei suicidi o tentativi di suicidio tra i transgender, i commentatori mainstream sono portati ad indicare principalmente il “bullismo”, tuttavia è corretto ricordare che il ventaglio di disagi che queste persone patiscono è ben più ampio e va molto oltre la vera o presunta discriminazione, più o meno violenta.

Negli USA, tra i dati recenti più completi, spicca una ricerca dell’inizio 2018, che mostra come i tentativi di suicidio, che a livello generale nazionale sono al 4,5%, salgano vertiginosamente tra i transessuali: il 42% degli uomini in cura ormonale per diventare donne e il 46% delle donne in cura ormonale per diventare uomini hanno tentato il suicidio almeno una volta nella vita. Percentuali più basse ma altrettanto significative si riscontrano tra i crossdresser: il 21% dei travestiti di sesso maschile e il 44% dei travestiti di sesso femminile hanno tentato almeno una volta il suicidio. Per quanti riguarda, le persone con “identità di genere variabile o incerta”, hanno tentato il suicidio il 38% dei maschi e il 35% delle femmine. Nella stessa indagine risalta infine un dato particolarmente sorprendente: Tra i transgender più anziani (oltre i 65 anni), soltanto il 16% ha tentato almeno una volta di togliersi la vita, mentre questa percentuale triplica nella fascia d’età tra i 18 e i 24 anni (44%). Ciò a dimostrazione del fatto che la crescente accettazione sociale dello stile di vita lgbt non è affatto una garanzia di attenuazione del disagio che il transgender vive.

Verso la fine dello scorso, è uscito un ulteriore rapporto, dal titolo Estimating the risk of attempted suicide among sexual minority, a cura dell’Università Milano-Bicocca, pubblicato sulla rivista Jama Peidatrics. Lo studio realizzato dalla dottoranda in neuroscienze Ester Di Giacomo propone una sintesi di 35 studi su giovani e adolescenti di dieci nazionalità diverse e di età compresa tra 12 e i 20 anni. Ne è risultato che per gli appartenenti alle “minoranze sessuali”, il tasso di rischio suicidio è superiore di tre volte e mezzo, rispetto ai loro coetanei eterosessuali. Gli adolescenti transgender sono i più esposti a tale rischio (5,77), seguiti dai bisessuali (4,87) e dagli omosessuali (3,71).

Tra le ragioni che spinge i transgender, specie se di giovanissima età, a compiere gesti disperati, vi sono lo scriteriato trattamento della disforia di genere e la disinvolta somministrazione della triptorelina. Un caso eclatante è stato quello di Jessica, diciassettenne inglese che si è tolta la vita la scorsa estate mentre era in lista d’attesa per il trattamento presso il celebre e discusso Tavistock and Portman Center di Londra. Colta dall’impazienza la giovane, incoraggiata dai genitori, si era rivolta a un’altra clinica, la Gender GP, che, per il costo 90 sterline al mese, aveva iniziato a somministrarle cure a base di triptorelina e calmanti. Vistasi compromessa in modo irrimediabile il funzionamento degli organi interni, a causa del bombardamento ormonale, Jessica si era poi tolta la vita gettandosi sotto un treno.

Ripetuti sono stati, negli ultimi 3-4 anni, i casi italiani di transessuali suicidatisi in carcere. Alcuni di questi tragici episodi sono stati strumentalizzati dai collettivi lgbt che puntano il dito sulla “forzatura” della collocazione di tali detenuti in penitenziari maschili, laddove l’identità sessuale autopercepita è quella femminile.

 

di Luca Marcolivio
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