07/08/2021 di Manuela Antonacci

Tokyo 2020. L’invasione di campo della propaganda Lgbt

Più che giochi olimpici, quelli di Tokyo 2020 in alcuni momenti sono sembrati una sfilata gay-friendly.

Tra i circa 200 atleti dichiaratamente Lgbt, si sono distinte infatti le storie di alcuni che non sono stati esaltati per i risultati sportivi o per la semplice partecipazione alle Olimpiadi – a proposito di essere trattati come tutti gli altri – ma per le loro storie arcobaleno, spesso sottolineate senza alcun nesso logico con lo sport e le gare.

Come Laurel Hubbard un’atleta neozelandese, sollevatrice di pesi, prima transgender a partecipare ai Giochi. Una forma di “inclusività” che ha fatto arrabbiare le altre sportive che hanno lanciato un grido d’allarme, giustamente preoccupate perché intravedono in questa decisione un futuro tutto a loro svantaggio, in cui potrà accadere che molti uomini cambieranno sesso per rubare il podio alle donne (eventualità non verificatasi in questi giochi).

E non finisce qui, perché, per sottolineare, ancora di più, la presa di posizione ideologica della competizione, la tedesca Nike Lorenz, capitano della Nazionale di hockey prato, ha voluto che venisse issato in ogni dove il vessillo arcobaleno, a sostegno alla comunità Lgbt e quindi ecco il via a nastrini, calze, braccialetti arcobaleno.

Nonostante queste prese di posizione “di immagine”, diversi atleti famosi si sono pronunciati a sfavore dell’inclusione degli atleti transgender in categorie basate sulla percezione del proprio sesso e non sull’effettivo sesso biologico.

Pensiamo alla nuotatrice Sharron Davies o al campione di decathlon Daley Thompson che hanno parlato apertamente sui social media, a riguardo. Davies ha scritto su Twitter che ci sono gare separate tra uomini e donne per "una grande ragione" e che "la biologia nello sport è importante" e le categorie separate dal sesso sono state pensate per offrire alle donne "pari opportunità di successo sportivo”.

Alle dichiarazioni di Davies e Thompson sono seguite quelle di molti altri sportivi che hanno parlato di questo argomento per mesi, come la campionessa olimpica Dame Kelly Holmes, l'ex maratoneta Paula Radcliffe, la tennista Martina Navratilova, l'ex giocatore di rugby Samoa Daniel Leo, medaglia olimpica Inga Thompson e l'ex paralimpico Tanni Gray Thompson.

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