23/09/2020 di Manuela Antonacci

Test “Frocioattitudinali” al Bergamo Pride. L’ipocrisia di chi si auto-discrimina

“Quanto sei [email protected]? Lo scoprirai stasera partecipando al nostro test FROCIOATTITUDINALE o [email protected] che dir si voglia!” Non abbiamo idea di cosa sia, sappiamo solo che si tratta di un’iniziativa legata al “Bergamo pride” e, se si scorre la pagina Facebook dedicata, appunto, al pride, si nota che non si tratta dell’unica iniziativa indicata con questo termine.

La cosa è piuttosto singolare dato che, si tratta di una parola assolutamente offensiva (che noi non useremmo mai se non per cronaca di questa notizia) ma che, in questo caso, viene largamente usata proprio da chi dice di voler combattere le discriminazioni.

Una delle tante contraddizioni che caratterizza il mondo arcobaleno, ma ne potremmo citare a iosa. Tuttavia ci viene in mente, tra le più evidenti, quella della creazione di strutture apposite per persone LGBT (come, ad esempio case di cura per anziani appartenenti a questa “categoria”) che non fanno che dare l’impressione di una sorta di autoesclusione dalla realtà. Uno scarso rispetto per se stessi che si manifesta nella convinzione sottesa di non poter fare gruppo con chiunque. Infatti spesso il primo ambiente in cui le persone di orientamento omosessuale sono discriminate, è proprio quello in cui, si dice, si vorrebbe proteggerli e tutelarli. E molti episodi dimostrano questo.

Forse perché negli ambienti in cui si dice si vogliano far valere i diritti LGBT, c’è una mera strumentalizzazione della sofferenza altrui per puri fini politici? Tra i tanti episodi a sostegno di questa tesi ce n’è uno in particolare che ha riguardato un transessuale delle Midlands, colpevole di aver indossato una maglietta con la scritta “Le donne trans sono uomini. Farsene una ragione!" in brevissimo tempo, ricoperto di insulti e accusato di transfobia.

Un’assurdità che dimostra ancora una volta come, in realtà, nella comunità LGBT, non è proprio scontato poter essere liberamente se stessi, nel pieno rispetto di tutti, ma è necessario, comunque adeguarsi a dei diktat precisi. Dunque il pieno rispetto per la persona non è una cosa affatto scontata, tanto più in quegli ambienti che hanno fatto della “non discriminazione” il proprio cavallo di battaglia ma che spesso si rivela un’arma a doppio taglio proprio per i “discriminati”.

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