Il Parlamento britannico ha respinto l’11 settembre scorso il disegno di legge Edwards sul suicidio assistito con 286 voti contro 270. La proposta era stata presentata il 17 giugno 2026 ed era quasi identica al disegno di legge Leadbeater, approvato dalla Camera dei Comuni nel 2024 con 313 voti a favore e 291 contrari nella votazione finale. Questo però era stato bocciato alla Camera dei Lord all'inizio di quest'anno. Edwards ha così presentato un disegno di legge quasi identico al fine di invocare il Parliament Act, in base al quale se due disegni di legge quasi identici vengono approvati dalla Camera dei Comuni in due legislature consecutive, non è necessaria l'approvazione della Camera dei Lord.
Determinante la posizione del primo ministro
Ai tempi, però, era primo ministro Keir Starmer, sostenitore del suicidio assistito. A differenza di Starmer, Burnham, il premier attuale, alla fine di luglio, aveva dichiarato in un'intervista che non si può discutere di suicidio assistito se prima non è assicurato un adeguato finanziamento delle cure palliative e dell'assistenza sociale: «Penso che sia molto difficile introdurre un dibattito [sul suicidio assistito] in un contesto in cui le persone non ricevono tale assistenza e non hanno la tranquillità di sapere che verrà fornita loro». Burnham, insomma, non ha affermato di essere contrario al suicidio assistito, ma ha dichiarato che il miglioramento delle cure di fine vita dovrebbe essere assicurato prima che la Gran Bretagna prenda in considerazione il suicidio assistito. E ha concluso affermando che i membri del partito laburista al governo non si sarebbero lasciati influenzare dalla propaganda a votare a favore del suicidio assistito.
Gli inglesi prendono in considerazione quello che accade in Canada
Infine, continuano a circolare in Gran Bretagna le notizie circa l'applicazione della legge sull'eutanasia in Canada: nonostante i "paletti" la morte dilaga (vengono suicidati persino i poveri: ai malati viene offerto il suicidio gratis e le cure a pagamento...).
Il nostro governo e il nostro parlamento potrebbero prendere in considerazione quello che è accaduto a Westminster?
Considerando che nel Regno Unito la mentalità eutanasica è molto diffusa (basti pensare a Charlie Gard, Alfie Evans, Indi Gregory), non si può certo accusare il sistema inglese di bigottismo prolife. Evidentemente a Westminster si rendono ben conto del pericolo della legalizzazione del suicidio assistito per gli anziani, i malati, i fragili. Chissà se il governo e il parlamento italiano possono rifletterci su...
Non serve una legge sul suicidio assistito, neanche in Italia.