A pochi giorni dall’approvazione della legge regionale sul fine vita in Veneto, la Pontificia Accademia per la Vita ha preso posizione sul tema, o almeno lo ha fatto il suo presidente, monsignor Renzo Pegoraro. «Credo che, nel caso veneto, bisognasse prendere ancora più tempo e ascoltare tante realtà territoriali al servizio dei malati e del buon funzionamento della rete di cure palliative», ha chiarito l’arcivescovo, che però ha anche avuto parole di “apertura” per una possibile legge a livello nazionale.
Educare alla tutela della vita
Per Pegoraro «la fretta non è mai buona consigliera, soprattutto quando si mette mano a una norma sul senso stesso della vita». Il presule ha affermato che i consiglieri regionali che hanno votato a favore hanno probabilmente inteso interpretare il sentire di una popolazione che, davanti a malattie gravi e invalidanti, spesso dichiara di «preferire morire». Ma proprio per questo, ha avvertito, «bisogna avere il coraggio e la pazienza di parlare di questo, di informare, di educare al rispetto del valore della vita»: una società che tace su questo tema, spiega, «è destinata a derive eutanasiche tristi e deleterie».
Pegoraro ha inoltre ricordato che, secondo la legislazione nazionale vigente, «è già oggi legittimo che il malato possa rifiutare o sospendere tutti i trattamenti e che lo si possa accompagnare offrendo la sedazione profonda, quando necessaria» e – in un’intervista rilasciata al Corriere – ha poi spostato lo sguardo al contesto culturale in cui spesso, purtroppo, matura la richiesta di morire di alcuni. In tal senso ha citato Papa Francesco e Leone XIV, i quali hanno denunciato più volte i segni di una «società dello scarto» in cui, a più livelli, «c’è poco amore per la vita». In questo scenario, ha spiegato, «i malati gravi rischiano di più, perché domandano ai nostri giorni frenetici di sapersi fermare e di spendere tempo, risorse, affetto».
Su una legge nazionale
Sull’ipotesi di una legge nazionale, la posizione di Pegoraro si è però mostrata leggermente possibilista. In una prima intervista ad Avvenire aveva detto: «In Parlamento si dovrebbe discutere con serietà e coraggio di questo tema: serve una legge per uniformare in Italia i limitati cambiamenti che la Consulta ha apportato? Non è scontato», aggiungendo di non escludere che si possa arrivare a una sorta di «legge imperfetta», a cui sarebbe moralmente legittimo dare il proprio assenso, «in vista del fatto che in Parlamento potrebbero essere prontamente approvate leggi più permissive e libertarie, molto più lesive della dignità del malato e del valore della vita». Una posizione – qui lo ribadiamo – non condivisa da Pro Vita & Famiglia, che non crede in un fantomatico “male minore” che possa essere in qualche modo rappresentato da una legge comunque rigida come quella che vorrebbe invece portare avanti una parte del centrodestra nell’attuale legislatura. A tal proposito è doveroso riportare che, sempre nell’intervista al Corriere – edizione Veneto – l’arcivescovo ha anche detto che «siamo arrivati a un punto in cui bisogna prendere delle decisioni», chiedendosi se le Regioni che legiferano in ordine sparso siano «davvero l’unica alternativa» e suggerendo di «fare pressioni sui propri partiti perché il Parlamento discuta di una legge sul tema del fine vita». Per Pegoraro esiste infatti «una terza via fra il non fare nulla e fare una legge regionale: chiedere ai propri partiti di premere per una legge nazionale».
Dal nostro punto di vista ribadiamo che una legge sul fine vita non serve, né il Parlamento è obbligato a farla. Per questo – come chiedono anche oltre 30.000 sottoscrittori della nostra petizione – continueremo a portare avanti un fermo e netto no a qualsiasi tipo di legge sul fine vita in Italia e a sensibilizzare politica e opinione pubblica affinché l’unica ed esclusiva via davvero da percorrere possa essere quella delle cure palliative, senza tentare di legiferare sotto la falsa narrazione di un presunto “male minore”, come invece stanno facendo in queste settimane alcune forze di centrodestra, tra cui Lega e Forza Italia. Per quanto riguarda la palliazione, invece, ci uniamo totalmente all’appello dello stesso Pegoraro, che ha chiarito che la vera priorità resta un’altra: «Una buona legge sulle cure palliative, in Italia, c’è già, e riconosce un esplicito diritto a usufruirne. Ma chi si propone a difensore della vita deve anche trovare i soldi per implementarle». «Meno armi e più cure palliative», ha infatti sintetizzato l’arcivescovo.