Tenere bene a mente la Dottrina della Chiesa e rigettare qualsiasi proposta di legge sul fine vita, in quanto rappresenterebbe un compromesso dannoso. Questo il punto di vista di Costanza Miriano, giornalista e scrittrice, che ha espresso il suo punto di vista a Pro Vita & Famiglia onlus proprio il merito alla proposta di legge che in queste settimane si discute - dopo la pausa estiva dello scorso agosto - in Parlamento e sulla quale la stessa associazione ha già da tempo lanciato una petizione popolare.
Cosa ne pensa di questo disegno di legge appoggiato da una parte del laicato cattolico?
«L’assunto di quella parte di cattolici è: “cerchiamo di limitare i danni, perché se la legge la fanno gli ‘altri’, sarebbe peggiore di come la faremmo noi”. Ho parlato con tanti che la pensano così e questa è la loro linea. Io non sono d’accordo, in primo luogo perché non sono affatto convinta che l’approvazione di una legge su questo tema sia qualcosa di ineluttabile. Non è nemmeno scontato che ci sia un cambio di Governo a breve. Qualche cattolico mi ha detto: il prossimo governo sarà ancora peggio. Non sono in grado di fare previsioni politiche, quindi dobbiamo guardare al presente e cercare di evitare in tutti i modi quel passaggio: non esiste un male minore, esistono semplicemente il Bene e il Male, senza troppe sfumature. Secondo me questa legge non va approvata…».
Perché?
«Abbiamo imparato dal passato, in particolare dalla Legge 194 che, di certo, non è una buona legge. Qualcuno dice che, nella sua prima parte, offra segni di difesa della vita ma, in realtà, sappiamo com’è andata. Togliendo il primo articolo, che parla di tutela della maternità, la 194 è stata un disastro epocale. Non abbiamo imparato una lezione: la legge cambia la mentalità. Puoi mettere tutti i paletti che vuoi ma quando l’hai approvata non si torna indietro. Non capisco proprio perché ci siano cattolici che si illudano (magari in buona fede, io non giudico le coscienze): soprattutto certi vescovi non posso credere che non la pensino come noi. Poi si insinua anche l’idea che si possa decidere sulla vita: questo avviene già a una certa età, quando si evita l’accanimento terapeutico, accompagnando dolcemente (a volte nemmeno troppo dolcemente....) alla fine. Non c’è alcun vuoto normativo, manca piuttosto, la volontà di accompagnare chi soffre, di stargli vicino. Io quindi sono totalmente contraria. La politica non è il mio campo ma io non vorrei essere un governo che si fregia di questo titolo, non mi parrebbe una bella conquista».
Come si stanno muovendo i cattolici in questo frangente?
«I cattolici sono già di per sé una minoranza: nel loro ambito, vi sono pochi soggetti che fanno sentire la loro voce. Al di là dei numeri, comunque, percepisco grande preparazione, convinzione e determinazione. Si stanno nuovamente mobilitando le Sentinelle in Piedi e si stanno preparando manifestazioni pubbliche in vari luoghi. Quindi, chi quest'estate ha tenuto le antenne sempre alzate, non rimarrà in silenzio».
Cosa si aspetta dai vertici della Chiesa?
«A volte abbiamo visto in passato, in particolare in occasione del Family Day, come noi laici abbiamo avuto la funzione di stimolare il clero e l’episcopato ad avere coraggio. La posizione della Chiesa su questo tema è molto chiara: non si può usare la scusa della discriminazione nei confronti di certe categorie. In questo caso c’è in gioco la difesa del più debole, ovvero del malato. Dal punto di vista dottrinale non c'è nessun dubbio. In questo momento siamo noi che diamo coraggio ai nostri sacerdoti e vescovi: sicuramente la pressione del mondo è molto forte. Nei Paesi dove è stata approvata l’eutanasia abbiamo visto che si sta affermando come una prassi. Non so quello che mi aspetto ma credo che dovremmo essere noi laici a infondere coraggio nei nostri pastori, affinché dicano cose impopolari: alcuni già lo fanno ma spero lo facciano tutti!».
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