28/02/2020

Suicidio assistito, in Germania anche per non terminali

«La Corte costituzionale tedesca torna ad esprimersi sul fine vita allargando la possibilità di ricorrere al suicidio assistito con l'aiuto di terzi. Nei diritti della persona va compresa anche "libertà di togliersi la vita" ha affermato il presidente della Corte costituzionale tedesca, Andrea Vosskuhle, nell'argomentare la sentenza. Dopo una serie di ricorsi di medici, malati terminali e associazioni, è stato dunque annullato l’articolo 217 del Codice penale che vietava la possibilità alle associazioni per l’assistenza al suicidio e per le cure palliative di fornire al paziente gravemente malato un sostegno nel portare a termine la sua decisione di togliersi la vita».

Inoltre, «il diritto a togliersi la vita non è limitato alle persone anziane o gravemente malate che sono stanche della loro vita ma "esiste in ogni fase dell'esistenza umana", quindi si riferisce anche alle persone sane», riporta l’Ansa.

Come leggiamo nell’enciclopedia Treccani, «il diritto soggettivo rappresenta il massimo grado di tutela di un interesse individuale». Dunque, quello ad uccidersi sarebbe ritenuto un “interesse individuale” da chi lo invoca come “diritto”. Quindi, un bene per la persona.

E allora, non ci stupisce che nei Paesi dove il suicidio assistito è già stato legalizzato si sia registrato un grande boom di suicidi, anche non assistiti. Già, perché definire delle categorie di persone la cui morte è ritenuta un “interesse” è un po’ come dire che la loro vita non è degna d’essere vissuta, che la loro morte è un bene.

Dì a un depresso che la sua morte è un bene, un diritto, e otterrai un suicida. E lo stesso discorso vale anche per i tanti che, per malattie o disabilità, si trovano in condizioni comprensibilmente vulnerabili. È curioso che se uno sceglie di morire è tutelato da un diritto, mentre se sceglie di curarsi il diritto c’è, ma le cure sono pressoché inaccessibili, costose e seguono un lento e burocratico iter di attivazione.

Insomma, i sofferenti oggi si trovano di fronte a mille ostacoli, se vogliono vivere, e a strade spianate, se vogliono morire. Tutto questo non basta, forse, a mettere in discussione la cosiddetta “libertà di togliersi la vita”? Chi opta per questa “scelta” è davvero libero, o costretto, come spesso avviene, dalla solitudine e dalla mancanza di risorse sufficienti?

di Luca Scalise

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