Il disegno di legge sul consenso informato, proposto dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, sta scatenando le ire e le polemiche di sinistra e progressisti. La discussione alla Camera è, col passare dei giorni, diventata un vero e proprio show di attacchi e invettive contro lo stesso ministro e in generale contro la maggioranza. Una caccia alle streghe che, in Aula, ha di fatto distolto l’attenzione dallo stesso ddl e dai suoi contenuti.
Gli attacchi parlamentari, inoltre, fanno il paio con le fake news e le invettive arrivate negli ultimi giorni da vari esponenti - politici e non - che stanno facendo di tutto per far credere che questo disegno di legge sia inutile, inopportuno, perfino pericoloso e che possa addirittura recare danno al giusto contrasto alle violenze e ai femminicidi.
Sinistra e Vip terrorizzati dal ddl
L’alta probabilità che il testo venga approvato così come uscito dalla Commissione Cultura della Camera sta quindi facendo letteralmente imbufalire il campo progressista, che per la verità da giorni non fa che rilanciare l’urgenza dell’educazione sessuale e sentimentale nelle scuole. Alcuni esempi? L’astro nascente della sinistra italiana, il sindaco di Genova Silvia Salis, ha colto la palla al balzo rendendo noti gli insulti sessisti ricevuti per rilanciare l’educazione sessuale come «necessaria» - facendo anche partire un’apposita raccolta di firme. Ora, è doveroso esprimere la massima solidarietà al primo cittadino della città ligure per gli attacchi vergognosi ricevuti, ci mancherebbe. Tuttavia, rimane un mistero come gli insulti alle donne possano essere prevenuti portando nelle scuole lezioni nelle quali, di fatto, si fa apologia della contraccezione o sermoni contro gli stereotipi di genere e il patriarcato. Ma andiamo avanti perché a favore dell’educazione sessuale nelle scuole – e contro il ddl Valditara – nei giorni scorsi si è schierata anche la popolare attrice e conduttrice Vanessa Incontrada, che, parlando con Vanity Fair, ha così silurato il nuovo provvedimento: «Penso sia una decisione indegna. La sessualità fa parte di noi. È giusto far comprendere ai più giovani come si scopre, le problematiche che ci possono essere, quanto è bello il rapporto sessuale tra due persone, che siano dello stesso sesso o meno. Proveranno emozioni che non conoscono, che non hanno mai provato prima. Mi auguro che non passi, e lo dico: lotto contro questa cosa». Ma non solo lei. Tornando all’agone parlamentare, la capogruppo dem della commissione Cultura alla Camera e responsabile Scuola del Partito democratico, Irene Manzi, ce l’ha invece proprio con il consenso informato, o meglio con l’obbligo di consenso informato delle famiglie prima di qualsivoglia corso sull’affettività nelle scuole. Secondo l’onorevole Manzi - intervistata da Repubblica martedì scorso - tale obbligo «discrimina» e «burocratizza e ostacola il via libera ai progetti già in atto nelle scuole e già condivisi con le famiglie nel momento in cui i genitori si informano sul piano dell’offerta formativa e firmano il patto di corresponsabilità». Peccato che, molto spesso, i progetti già condivisi non siano compiutamente illustrati alle famiglie, che scoprono solo dopo cosa viene effettivamente insegnato ai loro figli. Ma andiamo avanti, perché non è finita. Si è infatti detta nei giorni scorsi a favore dell’educazione sessuale e sentimentale – attaccando frontalmente lo psicanalista Massimo Recalcati, non certo conservatore ma contrario a questi corsi – anche la giornalista Concita De Gregorio che, sempre sulle colonne di Repubblica, ha rilanciato la retorica della violenza di genere, mettendosi nei panni di una studentessa liceale: «A scuola mia ci sono moltissime compagne che pensano che se lui controlla il telefonino va bene, vuol dire che le ama. In classe ho due compagni in transizione. Non possono fare niente per ora, sono minorenni. Aspettano di averne diciotto. Non credo proprio che cambieranno idea».
Genitori mai chiamati in causa
Ora, potremmo proseguire ancora a lungo nell’elencare voci progressiste a favore dell’educazione sessuale che, benché criticata apertamente ormai da diverse voci autorevoli non conservatrici (oltre a Recalcati, possiamo ricordare lo psichiatra Paolo Crepet oppure la cofondatrice del Manifesto, Luciana Castellina, che a Sky ha dichiarato: «Cos’è tutto questo parlare di sesso? Quando andavo io alle elementari non se ne parlava. Invece adesso se ne parla in modo quasi ossessivo»), sembra ormai diventata una fissa per certa sinistra, che sembra avere un problema enorme, che rende non solo opportuna ma urgente la legge sul consenso informato. Il problema è che i tifosi di queste lezioni riescono a parlare sempre di corsi sui sentimenti e sull’amore senza mai nominare – ci si faccia caso! – i genitori dei ragazzi: come se papà e mamme non esistessero, come se non sapessero educare, come se non contassero nulla e i loro figli fossero figli dello Stato.