26/11/2019

Spunta il gioco da tavolo Lgbt con la carta Cirinnà

Sta arrivando il Natale e il mondo arcobaleno ne approfitta per fornire alcune idee-regalo: ecco, appena sfornato, il primo gioco da tavola a tematica Lgbt! Si chiama “Lobbies” (eppure quando glielo diciamo noi che sono una “lobby” si arrabbiano!) ed è stato realizzato dal laboratorio ludico LaGilda, del Cassero, sede storica dell’Arcigay Bologna, balzata agli onori della cronaca per i discussi “Venerdì credici”, veri e propri spettacoli blasfemi durante i quali venivano inscenati siparietti erotici utilizzando la Croce come sex toys con figuranti vestiti dai due ladroni e persino da Gesù Cristo.

In “Lobbies” i giocatori devono scegliere, appunto, "la lobby che più li rappresenta”, come si legge sul sito che fornisce le istruzioni del gioco: «EDONISTI, UPPERCLASS, QUEER o ATTIVISTI scegli la lobby che più ti rappresenta o divertiti ad interpretare quella che ti rispecchia meno e preparati ad un viaggio colorato, autoironico e spietato nell’universo rainbow. Crea la tua strategia per guadagnare influenza in Città: metti in campo risorse, luoghi, personaggi della tua lobby e combinali efficacemente per organizzare eventi di successo».

E per fare questo, come si legge sempre sul sito, devi essere disposto anche a tradire e ingannare, insomma il fine del successo che giustifica qualunque mezzo spudoratamente immorale.

Manco a dirlo, super sponsor del gioco più queer del mondo, non poteva che essere Monica Cirinnà, la paladina dei diritti gay che ne ha elogiato su Fb alcune qualità, tra cui la capacità di giocare con «gli stereotipi per abbatterli», di esaltare le diversità, fino a farle diventare un vero e proprio "valore fondante". Non a caso, “Lobbies” le ha dedicato anche una carta del gioco, la carta Cirinnà, in cui la senatrice viene raffigurata con la sveglia di "'Svegliati Italia’".

Insomma, per diffondere lo stile di vita LGBT si ricorre ormai a qualunque mezzo, serio o giocoso, l’importante è normalizzare, insieme alle infinite varianti di genere anche un modus vivendi dove tutto è permesso, anzi di più, concesso, pur di raggiungere i propri fini.

 

Di Manuela Antonacci

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