Lo scorso 17 settembre il Consiglio regionale del Lazio ha compiuto una scelta che il centrodestra non avrebbe mai dovuto fare. Dentro la variazione di bilancio 2026-2028 è passato un emendamento che stanzia 300mila euro per il 2027: fino a 3mila euro per congelare gli ovociti, fino a mille per il liquido seminale, una sola volta nella vita, per i residenti tra i 18 e i 40 anni. Una pratica che incentiva il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita che mandano al macero decine di migliaia di embrioni umani. La proposta è della consigliera Pd Eleonora Mattia, è stata riscritta con la firma dell'assessore Giancarlo Righini, di Fratelli d'Italia, ed è stata votata anche dalla maggioranza che sostiene la Giunta Rocca.
È un errore politico gravissimo. Ed è un cedimento morale deplorevole.
Sorprende e rammarica, in modo molto particolare, il voto favorevole di due consiglieri di Fratelli d'Italia che avevano sottoscritto il Manifesto valoriale di Pro Vita & Famiglia in campagna elettorale: Maria Chiara Iannarelli e Fabio De Lillo. Quel Manifesto richiama il principio dell'indisponibilità della vita umana dal concepimento alla morte naturale. Chi lo firma davanti agli elettori, per chiederne i voti, non può poi finanziare un sistema che quel principio lo calpesta. Esprimiamo quindi il nostro biasimo per questo cedimento perché da chi ha preso un impegno pubblico a rappresentare certi valori ci si aspetta coerenza proprio quando costa più fatica.
Per un politico cattolico, poi, su questo punto l'indicazione del Magistero è incontrovertibile.
L'Istruzione Dignitas Personae giudica moralmente inaccettabile la crioconservazione di ovociti in vista della procreazione artificiale (n. 20), ricorda che nella fecondazione in vitro il numero di embrioni sacrificati è altissimo (n. 14) e indica un'altra strada: le vere cure dell'infertilità, come quella dell'endometriosi, la ricerca sulla prevenzione della sterilità e l'adozione (n. 13). Quanto a chi opera dentro un quadro normativo ingiusto, il n. 35 richiama il dovere di prenderne le distanze, evitando cooperazione al male e scandalo, per non dare l'impressione di tolleranza o di accettazione tacita. Chi vota fondi pubblici per questa filiera non può dire di non sapere.
Il primo anello della catena
Congelare i gameti non è un gesto neutro di prevenzione sanitaria. È il primo passo di un ciclo di procreazione artificiale: quegli ovociti, quando verrà il momento, saranno scongelati e fecondati in provetta. E la provetta funziona così: si producono più embrioni di quanti ne verranno trasferiti, li si seleziona, li si congela, molti vengono scartati. Infatti, su dieci embrioni prodotti in laboratorio meno di uno arriva a nascere.
Per Pro Vita & Famiglia è il punto che la politica finge di non vedere: la procreazione artificiale produce, scarta e distrugge esseri umani in numero superiore all'aborto. Lo fa senza clamore, presentandosi come aiuto alla genitorialità e come libertà di scelta. Finanziarla con denaro pubblico significa mettere la Regione, e il portafoglio di tutti i laziali, al servizio di questa filiera.
«Solo per alcune patologie»: non cambia nulla
La difesa di chi ha votato sì è già pronta: la misura sarebbe riservata a chi ha patologie documentate di natura non oncologica. Non regge, per tre ragioni.
Primo: la tecnica è la stessa. Stesso ovocita congelato, stessa fecondazione in vitro, stessi embrioni prodotti e scartati. La patologia cambia chi si presenta allo sportello, non ciò che accade in laboratorio.
Secondo: il confine è di carta. Appena la Regione paga, la domanda non è più se finanziare ma chi e quanto. Non a caso il testo approvato si intitola «Contributo per la tutela della fertilità e la crioconservazione dei gameti per ragioni sociali» e istituisce un «Fondo regionale per l'accesso alla crioconservazione pianificata degli ovociti per ragioni sociali»: le patologie sono soltanto la porta d'ingresso. E la porta è già socchiusa, perché tra i requisiti compaiono anche «altre condizioni cliniche e biologiche» che comportino un rischio grave di riduzione della riserva ovarica o della funzionalità spermatica, certificabili anche da una struttura privata accreditata. E la stessa Mattia ha già depositato la sua proposta di legge "salva-nascite", che guarda ben oltre le patologie.
Terzo: chi soffre merita di meglio. Comprendiamo il dolore di chi, per endometriosi o altre malattie, rischia di perdere la fertilità, e guardiamo con attenzione a ogni sostegno sanitario reale. Ma la risposta non può essere avviare queste donne verso la fecondazione in provetta. Esistono strade che restituiscono fertilità senza produrre e scartare embrioni, come la crioconservazione del tessuto ovarico, e sono quelle da finanziare, insieme alla ricerca.
Il Lazio come primo varco
Il voto del Lazio non è un episodio isolato. È un tassello di una campagna politica progressista sul medical e social freezing che avanza regione dopo regione: la Puglia ha già introdotto contributi fino a 3mila euro, la Toscana ha approvato a fine settembre una propria legge, in Parlamento ci sono proposte di Pd e Movimento 5 Stelle, e Matteo Renzi chiede cento milioni nella prossima legge di bilancio per tutte le donne fino a 38 anni. Il disegno è chiaro: rendere ordinaria, pagata e normale la produzione di figli in laboratorio. Il Lazio è il primo varco aperto in una regione governata dal centrodestra. A spalancarlo, stavolta, sono stati i nostri.
Il cedimento del centrodestra
Il centrodestra laziale ha ceduto sul terreno che dice di presidiare. Non ha dovuto subire un'imposizione: ha votato. Il testo che sostituisce quello del Pd porta la firma di un assessore di Fratelli d'Italia, Giancarlo Righini; Forza Italia ne ha rivendicato le integrazioni; la maggioranza che sostiene la Giunta Rocca lo ha approvato insieme all'opposizione. Su un tema bioetico decisivo, la coalizione che in campagna elettorale parla di vita e di famiglia non si è distinta dalla sinistra.
Si è ancora in tempo
Non è finita. Il 2027 è solo il primo anno: il testo prevede che anche dopo questo anno gli oneri ricadano sugli stanziamenti delle leggi di bilancio regionali. Ma affida alla Giunta, entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge, il compito di fissare criteri e modalità del contributo: è lì che la Regione può ancora fermarsi. Chiediamo alla Giunta Rocca e ai consiglieri del centrodestra di non dare attuazione al contributo e di destinare quelle risorse a ciò che sostiene davvero la vita: vera prevenzione dell'infertilità, cura delle patologie, sostegno alle famiglie che vogliono accogliere un figlio.
Pro Vita & Famiglia continuerà a vigilare, e a chiedere conto delle promesse fatte agli elettori.