25/10/2026 di Francesca Romana Poleggi

Il cuore dei bambini concepiti in provetta

Fecondazione artificiale e cardiopatie congenite: una meta-analisi su quasi 46 milioni di gravidanze rileva un rischio 2,35 volte più alto. Ecco i dati.

Riccardo Rinaldi, Kamil Bujak e colleghi, con Rocco A. Montone tra gli autori senior, hanno pubblicato il 10 ottobre 2026 sul Journal of the American Heart Association una meta-analisi di 13 studi (dal 1997 al 2024), su un totale di 45.916.925 gravidanze.

Hanno concluso che le gravidanze ottenute con fecondazione artificiale sono risultate associate a un rischio di cardiopatie congenite maggiori 2,35 volte più alto rispetto alle gravidanze naturali. In particolare, il rischio di tetralogia di Fallot è risultato più alto del 58%, quello di difetti del setto interventricolare del 40%, e lo stesso per i difetti del setto interatriale. Queste cosiddette cardiopatie maggiori sono in genere difetti gravi che richiedono un intervento chirurgico o con catetere nel primo anno di vita del bambino. Il rischio assoluto resta basso e la correlazione non significa causalità, ma le coppie che accedono alla fecondazione artificiale sono informate di queste cose? «Dio perdona sempre, l'uomo qualche volta, la natura mai»: è un detto antico e profondamente vero. Andare contro natura è male e la natura violata non fa prediche, presenta il conto. E purtroppo in molti casi il conto lo pagano i più piccoli.

Piccoli cuori operati

Sia chiaro: la maggior parte dei (pochi) bambini nati dalla provetta sta bene, anche se nessuno sa come invecchieranno, visto che la prima figlia in provetta, Louise Brown, non ha ancora 50 anni. E ovviamente ogni bambino, comunque sia venuto al mondo, ha la sua intrinseca, infinita dignità. Ma un rischio più che doppio di piccoli cuori operati, di genitori in attesa fuori da una sala operatoria, non è un dettaglio statistico.

Non è uno studio isolato

Da anni la letteratura scientifica accumula segnali nella stessa direzione. I bambini concepiti artificialmente hanno un rischio più alto di malformazioni congenite e di malattie rare legate all'imprinting genomico, rispetto a quelli concepiti naturalmente. Ci chiediamo quindi perché, mentre la scienza raccoglie questi dati, diverse Regioni italiane fanno a gara per finanziare con soldi pubblici il social freezing, il congelamento degli ovuli per rimandare la maternità, cioè un modo per spingere sempre più donne, domani, verso la provetta. Incentivare la fecondazione artificiale non è soltanto moralmente inaccettabile, per le centinaia di migliaia di embrioni umani sacrificati. Non fa soltanto male alle donne, sottoposte a pesanti stimolazioni ormonali, a interventi invasivi e a stress psicologico. Fa male anche ai bambini. Il legislatore che lo ignora può dirsi teso alla realizzazione del bene comune?

Piena solidarietà con le coppie infertili e illuse

Il dolore delle coppie che non riescono ad avere figli è un dolore vero, profondo, che merita rispetto, ascolto, vicinanza. Ma da quando c'è stata la legalizzazione della fecondazione artificiale (legge 40/2004) la stragrande maggioranza di loro è vittima due volte: della sterilità, e di un'industria miliardaria che vende speranza a caro prezzo, che racconta i successi e tace i fallimenti, che parla di "diritto al figlio", ma non spiega i rischi per quel figlio. A queste coppie dobbiamo innanzitutto la verità e un impegno serio per la prevenzione e la cura delle cause dell'infertilità.

Ecologisti a metà

Viviamo in un'epoca appassionata di natura. Scegliamo il biologico, il chilometro zero, il senza conservanti. Ci indigniamo per gli OGM e per gli allevamenti intensivi. Diciamo, giustamente, che non si può manipolare il Creato senza pagarne le conseguenze. Ma quando si tratta del processo naturale più prezioso di tutti, quello che genera la vita umana, tutto diventa improvvisamente lecito. Il pomodoro deve essere naturale, il bambino può essere assemblato in laboratorio. Non è un po' strano?

Dialogare con la madre o con la capsula di Petri?

Quando un bambino è concepito naturalmente, negli otto giorni circa che passano tra la fecondazione e l'annidamento nell'utero, quel minuscolo essere umano dialoga con il corpo della madre, che magari neanche sa ancora di essere incinta. Gli scienziati lo chiamano "cross talk". È uno scambio di segnali chimici che prepara l'accoglienza reciproca e che può avere conseguenze sulla salute del figlio, anche in età adulta. Il bambino concepito in provetta, invece, passa quei primi giorni in un terreno di coltura, dentro una capsula di Petri, e dialoga con un pezzo di plastica.

E prima ancora: in natura i gameti affrontano un percorso selettivo straordinario dentro il grembo materno, in cui solo uno spermatozoo, su milioni, supera tutte le prove e raggiunge quell'ovulo che è maturato. In laboratorio, a scegliere lo spermatozoo (e l'ovulo) è l'uomo, con un ago e un microscopio, o con una tecnologia comunque costruita dall'uomo. C'è davvero bisogno di essere scienziati per capire che saltare i passaggi naturali, affinati in millenni di evoluzione della specie, possa causare danni?

La natura non perdona

Quando si gioca con la vita e la salute delle persone, la prudenza è un dovere. Prima di spendere un solo euro pubblico per la fecondazione artificiale, le istituzioni dovrebbero investire nella prevenzione e cura dell'infertilità, nell'informazione alle giovani coppie, nello snellimento della burocrazia che ostacola le adozioni, nel sostegno concreto a chi vuole avere figli in giovane età, quando la natura lo consente: casa, lavoro, servizi...

Ma certamente tutto questo dispiacerebbe all'industria della fertilità. Un'industria che nel mondo vale tra 30 e 50 miliardi di dollari l'anno e in Italia, secondo stime di mercato, oltre un miliardo.

 

 

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