19/08/2026 di Lorenza Perfori

La fecondazione artificiale è contro la vita e la famiglia

Un nemico giurato della famiglia è il “diritto al figlio”. La fecondazione artificiale, oggi presentata come un aiuto della scienza per risolvere il problema dell’infertilità, fa strage di bambini allo stato embrionale, e crea in realtà grossi problemi alla salute psicofisica delle coppie (soprattutto delle madri) e dei figli.

Negli ultimi anni l’industria della fertilità è esplosa, con un numero crescente di persone che si rivolgono alle tecniche di fecondazione artificiale (Fivet) e alla maternità surrogata. Questo è principalmente dovuto alla posticipazione della gravidanza più avanti nel tempo, quando l’età rende statisticamente più difficile il concepimento (a 35 anni è del 12-15%, a 40 anni meno del 5%, a 42 meno del 2%) e aumentano gli eventi avversi sia per la madre sia per il nascituro. Intanto, però, continuano a espandersi i cosiddetti “nuovi diritti” come il “diritto” al figlio (anche per single e coppie dello stesso sesso che – ricordiamo – non sono “infertili”, né “sterili”, ma sono proprio naturalmente, fisiologicamente, inadatte alla procreazione).

D’altro canto l’industria della fertilità è multimilionaria: oggi, annualmente, il business mondiale dei bambini à la carte vale grosso modo tra 35 e 42 miliardi di dollari (dati 2025); in Italia, la stima di mercato è di circa 1,06 miliardi di dollari (dati 2023).

È ovvio che dove girano tanti soldi c’è tanto potere: potere mediatico, potere di far propaganda, di creare false narrazioni, di omettere scomode verità.

Chi si limitasse a leggere le notizie mainstream in materia, vedrebbe la cosiddetta “procreazione medicalmente assistita”, o “Pma”, come una panacea per rimediare all’infelicità di chi non può avere figli e alla tragica crisi demografica che ci affligge. È falso, come è falso l’acronimo che va per la maggiore: la procreazione avviene in un amplesso tra un uomo e una donna. I medici non “assistono” alla procreazione. I medici prelevano in modo invasivo e pericoloso degli ovuli da una donna, mentre un uomo si masturba in una provetta. Poi i medici prendono gli ovuli e gli spermatozoi e li fanno incontrare in una capsula di Petri dove coltivano (in un brodo di coltura di cui si sa poco) il piccolo embrione. Il quale viene esaminato, a volte smembrato per essere valutato geneticamente, selezionato, scartato, congelato, oppure impiantato nell’utero della madre biologica o di un’altra donna che deve subire a sua volta una pesante stimolazione ormonale per essere atta a riceverlo. Se è fortunato, il piccolino si impianta in utero, ma nella maggior parte dei casi non ce la fa, e si deve ricominciare tutto da capo. Questa è la fecondazione artificiale, la fecondazione in vitro. E noi, per i motivi che leggerete nella rubrica del Cristian Contrario di questo mese, ci rifiutiamo di nascondere questa realtà dietro un acronimo asettico e menzognero.

I numeri aberranti della fecondazione artificiale

L’ultima Relazione ministeriale sulla legge 40 del 2004 in materia di fecondazione assistita riporta dati relativi al 2023. È disponibile e verificabile online. Qui ci limitiamo a una sintesi estrema.

-       Meno del 12% dei cicli porta a una gravidanza.

Questo significa un numero enorme di coppie illuse e deluse. Le donne, poi, sono sottoposte anche a un particolare stress psicofisico che comprende pesanti bombardamenti ormonali. Continuano ad aumentare i cicli interrotti e sospesi (nel 2023 più del 49%), il che vuol dire che le donne hanno rischiato la sindrome da iperstimolazione ovarica che può essere anche mortale.

-       Su 177.097 embrioni omologhi assemblati in vitro, sono nati vivi 4.179 bambini.

Questo per quanto riguarda le fecondazioni omologhe a fresco. Per le altre non abbiamo dati ufficiali. Nel 2023 il numero totale di bambini nati vivi grazie all’applicazione di tutte le tecniche di procreazione assistita è stato di 17.235, ma non abbiamo dati ufficiali sul numero di embrioni trasferiti in utero (circa 76.000, si stima) e surgelati in azoto liquido (attorno ai 100.000?): sappiamo però che gli embrioni “omologhi” (costruiti con i gameti dei committenti) congelati sono stati 65.819, quelli “eterologhi” non è dato sapere. Non sapremo mai, inoltre, quanti embrioni siano stati persi perché scartati o perché morti.

Il mercato dei gameti

Questo scenario ha portato a un incredibile aumento della richiesta di ovuli e spermatozoi, rendendo più esposte soprattutto le donne allo sfruttamento da parte di organizzazioni che si occupano e lucrano sulla fertilità.

L’ultima invenzione in questo senso è “Cofertility”, una start-up creata da una ex dirigente di Uber, Lauren Makler, insieme a un investitore privato. La novità di Cofertility è questa: le donne disposte a donare la metà dei propri ovuli possono ottenere il congelamento gratuito dell’altra metà che rimane a loro disposizione per il futuro.

La Makler riferisce che l’idea le è venuta quando ha iniziato a valutare l’acquisto di ovuli di un’altra donna per concepire il proprio figlio, rimanendo scioccata dal prezzo esorbitante che avrebbe dovuto sborsare. «L’idea e l’obiettivo sono eliminare il tabù sulla donazione di ovociti. Non ci deve essere alcuna vergogna nel modo in cui si diventa genitori. Farlo con l’aiuto di una donatrice, che è anche interessata a congelare i propri ovociti, è un’opzione davvero entusiasmante», ha dichiarato.

Innanzitutto, correggiamo la parola “donatrici”: gli ovuli si comprano e si vendono, come la stessa Makler sa benissimo. E le cosiddette “donatrici” vendono, sì, per bisogno di soldi, ma anche per altruismo, perché convinte di fare del bene a chi non può avere figli. Peccato che non vengano informate in modo completo, veritiero e corretto dei rischi che corrono con la stimolazione dell’ovaio (è grosso come una mandorla e dopo il bombardamento ormonale diventa come un meloncino).

Cofertility offre un’ulteriore trappola: il congelamento gratuito degli ovuli per usarli quando si deciderà di far fabbricare un figlio, come se la fertilità fosse una cosa gestibile a comando: «Ora mi diverto, tanto poi avrò gli ovuli “giovani” che ho messo da parte per diventare madre quando voglio». Poi “quando vuoi” rientri nell’88% di quelle che non riescono.

Non ci sono, poi, solo i rischi per la salute (immediati e a lungo termine) dovuti ai farmaci e agli ormoni da assumere prima del prelievo di ovuli: «Due giovani del documentario “Eggsploitation” si sono ritrovate con la fertilità danneggiata in modo permanente, perdendo per sempre la capacità di avere figli propri» – afferma la bioeticista Jennifer Lahl, ma chi vende gli ovuli sta in pratica vendendo i suoi figli, che non conoscerà mai.

I danni ai figli

È ampiamente documentato, poi, che i figli “artificiali” rischiano difetti alla nascita, malattie e tumori rari molto più dei figli naturali, come abbiamo scritto in tante altre occasioni, ma non si possono trascurare i problemi psicologici, a volte anche gravi, che riscontrano le persone che scoprono di essere state concepite artificialmente. Quanto ai figli della fecondazione eterologa, essi, come tutti, hanno il diritto di sapere quali sono le loro origini biologiche. È un’esigenza innata della natura umana ricercare le proprie radici. Lo sanno bene le eroiche coppie che intraprendono il lungo e costoso cammino dell’adozione: così come i figli adottati, anche i figli di “donatori” a un certo punto della loro vita devono “elaborare il lutto” per il genitore o per i genitori che non conoscono. Ma è stato documentato che anche i figli della fecondazione omologa non restano indifferenti rispetto al sapere che sono frutto di un atto masturbatorio del padre e che i genitori hanno pagato una cospicua somma di denaro perché fossero assemblati in vitro, insieme a tanti altri fratellini di cui si sono perse le tracce.

I danni alla famiglia

I genitori devono far fronte alle sofferenze dei figli, accompagnarli, spesso impotenti nel consolarli. Non c’è prova più grande che essi debbano affrontare. Se a loro volta essi non sono uniti, la famiglia attraversa una grossa crisi. La cosa peggiora esponenzialmente quando uno di loro sa di non essere biologicamente legato al figlio. Se quel figlio è veramente figlio solo di uno dei due, quel «Tuo figlio è…» che si dice spesso durante le discussioni diventa pesante come un macigno.

E se quel “figlio artificiale” è figlio biologico di entrambi? Ovviamente ci auguriamo che nessuno provi disagio e che la famiglia prosperi felice e contenta come nelle fiabe a lieto fine. Ci auguriamo che mai, nel profondo della psiche dei componenti, risuoni il grido di dolore dei fratellini che sono stati sacrificati per far nascere quello lì. Ci auguriamo che non debba mai, lui, soffrire la sindrome del sopravvissuto, che pure è stata documentata in letteratura, né che i genitori debbano fare i conti con qualcosa di molto simile alla sindrome post-abortiva.

 

 

 

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