La puntata di Radio anch’io su Rai Radio 1 del 30 luglio 2026 è stata incentrata sul problema della denatalità in Italia. Ospite Annachiara Gambini, rappresentante della Fondazione per la Natalità, un’organizzazione nata nel 2022, presieduta dal marito Gigi De Palo, con l’obiettivo prioritario di sensibilizzare l’opinione pubblica e la politica sul tema del crollo demografico in Italia. Problema gravissimo e urgente che continua ad essere affrontato poco concretamente dalla politica italiana ed europea.
Siamo perfettamente d’accordo con la necessità di offrire incentivi economici ai giovani che desiderano metter su famiglia, anche se non va trascurato il problema culturale retrostante: la propaganda anti-famiglia ne ha fatta di strada (divorzio, aborto, cancellazione del padre e della madre, “matrimoni” omosessuali, ecc.), e l’opinione che i figli siano un peso e che comunque ad essi vada anteposta la carriera, il benessere economico e il divertimento è ormai diffusa e consolidata.
Si rimanda la maternità quando comincia a essere biologicamente troppo tardi, quindi, non solo per concreti motivi economici, ma anche. Sarebbe già, comunque, un passo avanti se si offrisse a tutti, come dice anche la Gambini, la possibilità economica di fare un figlio da giovani: mutui più agevolati di quelli che già si possono accendere, congedi per maternità più lunghi di quelli attualmente previsti e già ampliati, meno discriminazione delle lavoratrici madri, che purtroppo ancora esiste, e potenziamento delle provvidenze che sono state introdotte in questi ultimissimi anni: Bonus Mamme (lavoratrici), Bonus Nuovi Nati, Bonus Asilo Nido (ma su questo ci sarebbe molto da dire: si dovrebbe risparmiare sugli asili nido, e lasciare che i bambini crescano con la mamma, almeno per un paio di anni), Assegno Unico e Universale, Bonus Mamma Domani. Tutte cose buone, ma non bastano e non basteranno mai se non si fa cultura pro-famiglia.
La fecondazione artificiale non è una risposta alla denatalità
Va purtroppo notato che, nel contesto di un condivisibile ragionamento su come l’afflato per la tutela della natura che connota i tempi moderni dovrebbe essere esteso anche alla natura umana, e di questa natura anche alle leggi naturali che regolano la fertilità e la generatività, la Gambini è incorsa in un (inquietante) scivolone bioetico, quando ha definito la PMA – procedura che uccide e manipola decine di migliaia di esseri umani, persone vere – “una cosa buona”.
Condividiamo totalmente la sua giusta empatia e comprensione verso le coppie in crisi per l’infertilità. Questo però non può permettere lo sdoganamento di una pratica radicalmente e profondamente ingiusta, che va condannata senza se e senza ma.
La fecondazione artificiale non è welfare e non è una valida risposta alla denatalità: basterebbe a dimostrarlo il fatto che, secondo i dati dell’ultima Relazione ministeriale sulla legge 40/2004, meno del 12% dei cicli ha esitato in una gravidanza.
Ma la cosa assolutamente inaccettabile è la fabbricazione degli esseri umani in provetta, che di per sé ne calpesta irrimediabilmente la dignità. Non solo tratta come oggetti dei bambini piccoli piccoli (Annachiara Gambini ha 5 figli: non posso neanche pensare che creda alla balla del “grumo di cellule”...), ma comporta la morte di 9 bambini per uno che ne nasce.
Un centinaio di migliaia di morti
La Relazione non ci dice quanti bambini allo stato embrionale sono stati creati in tutto. Né quanti sono stati congelati in tutto. Ci dà solo i dati relativi agli embrioni “omologhi” (creati con i gameti della coppia committente): ne hanno fatti 177.097; sono nati vivi 4.179 bambini. La proporzione relativa agli “eterologhi” creati con uno o entrambi i gameti di terzi “donatori” (anche questa è neolingua: sono venditori perché gli ovuli e lo sperma si comprano su catalogo) non può essere tanto diversa. Anche perché è molto più difficile far impiantare nell’utero di una donna un embrione non formatosi con un ovulo della stessa. Ma se anche – per assurdo – nessun embrione eterologo fosse andato perso, riteniamo che una società civile che crede nel principio di uguaglianza e che predica la tutela e “l’inclusione” dei più deboli non possa accettare la morte di 172.918 esseri umani per farne nascere 4.179.
Qualche migliaio di nati con la salute a rischio
Secondo la stessa Relazione, nel 2023 il numero totale di bambini nati vivi grazie all’applicazione di tutte le tecniche di fecondazione in vitro è stato di 17.235. Dio benedica questi bambini e li preservi dalle malattie che i nati artificialmente rischiano (difetti alla nascita, cardiopatie, malattie rare, tumori) in misura più accentuata rispetto a quelli concepiti naturalmente. Del resto, questi ultimi, dal momento del concepimento fino al momento dell’impianto in utero, hanno potuto “dialogare” con la madre (cross-talk), scambiandosi informazioni e sostanze preziose per il loro sviluppo futuro, anche da adolescenti e da adulti. I bambini concepiti artificialmente, invece, hanno “dialogato” con il vetro della capsula di Petri in un brodo di coltura.
E a qualcuno importa della salute delle donne?
Dalla Relazione risulta che il 49% dei cicli è stato sospeso o interrotto. Perché? Qualcuno ha informato le donne che, per prelevare gli ovociti da fecondare, il loro ovaio – normalmente grande come una mandorla – deve essere bombardato di ormoni che lo fanno diventare come un melone? Qualcuno ha spiegato loro i rischi dell’iperstimolazione ovarica, che può degenerare in una sindrome (OHSS) anche mortale?
Qualcuno ha messo in guardia le coppie dai problemi psicologici anche gravi che derivano dal (probabile) fallimento della fecondazione in vitro?
Prevenire e curare l’infertilità: la crioconservazione dei gameti
Piuttosto, bisognerebbe intervenire con la prevenzione e l’educazione alla conservazione della fertilità naturale delle coppie e bisognerebbe promuovere la cura dell’infertilità, che oggi è molto compromessa. Di fronte alle prime difficoltà a concepire, infatti, si invitano immediatamente le coppie a rivolgersi al mercato della FIVET. Non solo. Va tanto di moda la crioconservazione dei gameti.
Anche l’europarlamentare leghista Isabella Tovaglieri, pur avendo firmato il nostro manifesto valoriale, ha recentemente proposto, insieme al capogruppo in Regione Lombardia Alessandro Corbetta, l’istituzione di un voucher per lo scopo. Congelare i gameti per i soliti motivi “lavorativi”: adesso fai carriera, al figlio ci pensi dopo i 40 anni, e fai fecondare gli ovuli scongelati, e si ingrassa il business delle cliniche per la fertilità.
C’è da dire che la crioconservazione dei gameti è praticata anche per motivi medici, cioè per chi debba sottoporsi a cure come la chemioterapia che possono compromettere la fertilità. In questo caso, però, nessuno dice che si ottengono ottimi risultati attraverso il prelievo e il congelamento del tessuto ovarico (e ora anche testicolare), ripristinando la funzione riproduttiva compromessa dalla chemio, senza dover ricorrere alla fecondazione artificiale. E la ricerca sta ottenendo successi importanti anche dal congelamento di tessuto dei testicoli.
Il business di Big Fertility
Ma al mercato queste pratiche eticamente accettabili non convengono. Se consideriamo che il business di Big Fertility, solo per la fecondazione in vitro (senza calcolare l’utero in affitto), secondo Global Market Insights, nel 2023 si aggirava intorno ai 20,2 miliardi di dollari (ed è un mercato in espansione nel quale si consiglia di investire), possiamo capire bene perché la propaganda in materia è così pervasiva e abile a mistificare il lato oscuro della questione. Tanto che la Fondazione per la Natalità, Annachiara Gambini e Isabella Tovaglieri, pur essendo di sani principi morali, sono cadute nell’inganno.
Una verità da rendere pubblica
La fecondazione artificiale fa più morti e feriti dell’aborto e delle guerre. È una verità che deve presto diventare di dominio pubblico. Sta a voi, cari Lettori, aiutarci a proclamarla in ogni occasione “opportune et importune”.