23/12/2025 di Redazione

Siamo stati continuamente censurati. Aiutaci a fare ricorso alla CEDU

Entro Natale Pro Vita & Famiglia onlus dovrà presentare ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per difendere la libertà di espressione e quella di tutti i prolife. Ma… come siamo arrivati fino a questo punto? Molti pensano che in Italia, tutto sommato, ci sia libertà di esprimersi. Questo, però, non sembra essere vero per i pro-vita. Noi l’abbiamo sperimentato in prima persona.

La censura delle pubbliche amministrazioni nei nostri confronti e nei confronti dei messaggi prolife è arrivata a livelli estremi. Siamo arrivati al punto che non possiamo mostrare l’immagine di una bimba nel grembo o criticare il “gender”... Quando le nostre campagne escono dai social e arrivano in strada - manifesti, affissioni, comunicazione visibile a tutti - incontrano spesso un muro.

L’amministrazione di Roma Capitale è quella che ci ha più spesso tappato la bocca. Abbiamo fatto affiggere manifesti che protestavano contro l’introduzione del gender nelle scuole e Roma Capitale li ha rimossi.

Abbiamo affisso manifesti che ritraevano una semplice bimba nel grembo, invitando a far nascere più bambini… e anche questi sono stati rimossi, oscurati, censurati. In entrambi i casi abbiamo fatto ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio. Il TAR ha purtroppo dato ragione a Roma Capitale: ha affermato, testualmente, che il manifesto con la bimba nel grembo violava la libertà delle donne che vogliono abortire!

Le nostre affissioni contro il gender, invece, sono state giudicate - in sostanza - lesive della libertà dei transgender. Abbiamo così fatto ricorso al Consiglio di Stato, il più alto giudice amministrativo in Italia. E cos’è successo? Il Consiglio di Stato ha rigettato i nostri ricorsi e giustificato completamente la censura. Non ha affrontato né ribattuto nel merito quasi nessuno dei nostri argomenti. Sentenze ideologiche che fanno male. È così che, dopo anni di battaglie nei tribunali contro sindaci, Giunte e giudici, la censura avrebbe vinto? La voce dei pro-vita sarebbe stata definitivamente silenziata?

No, perché c’è un’ultima opportunità che Pro Vita & Famiglia onlus può percorrere. Un ultimo ricorso. L’ultima chance per difendere la libertà di espressione di tutti coloro che credono nella vita e nella famiglia. Abbiamo infatti deciso di ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). Abbiamo esaurito tutti i ricorsi interni a giudici italiani e la Corte di Strasburgo è l’unica che può, in questo caso, far trionfare la giustizia e la libertà.

Tuttavia, dobbiamo presentare i ricorsi entro Natale. Infatti, i quattro mesi per ricorrere, a partire dalla sentenza del Consiglio di Stato di fine agosto, scadono proprio il 25 dicembre. I ricorsi sono quasi pronti ma dobbiamo affrontare le ultime spese legali di questa fase introduttiva. La strada per difendere i nostri diritti e la libertà di espressione di tutti i prolife è in salita, ma c’è una concreta speranza che la Corte Europea condanni l’Italia per aver violato la libertà di espressione.

Un contributo urgente permetterebbe a Pro Vita & Famiglia onlus di completare il ricorso alla Corte di Strasburgo.

È possibile quindi donare per permetterci di difendere il diritto di manifestazione del pensiero dei pro-vita in tutta Italia [clicca qui]

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Naturalmente, la vittoria davanti alla Corte di Strasburgo non è scontata, ma in passato la Corte Europea ha già condannato altri Stati per aver limitato ingiustamente la libertà di cittadini prolife. Se il ricorso sarà accolto, sarebbe una vittoria decisiva per tutti gli italiani che credono nella Vita e nella Famiglia.

Le amministrazioni pubbliche, i sindaci, le Giunte, i giudici non potrebbero più censurare chi difende la Vita e la famiglia, senza violare i diritti previsti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Con una donazione ci aiuterai a portare avanti insieme la battaglia legale per la libertà di tutti e, in futuro, quella pubblica, in strada, davanti a tutti.

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Altrimenti, se passa il principio che il potere amministrativo può silenziare messaggi sgraditi, sarebbe tutto finito. Per questo dobbiamo alzarci e lottare. Non possiamo arretrare di un millimetro. La libertà si perde passo dopo passo. Ed è già diventato difficile mostrare persino un bambino nel grembo, ma la storia insegna che quando tante persone comuni si mettono in piedi, e collaborano con generosità e determinazione, possono fare la differenza.

È già successo. E può succedere ancora. Oggi la battaglia è davanti a noi: difendere la libertà di espressione per continuare a difendere la vita e la famiglia.

 

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