Si avvicina l’impegno elettorale per i cittadini di Veneto, Campania e Puglia, che saranno chiamati alle urne i prossimi 23 e 24 novembre per rinnovare le istituzioni regionali. Un appuntamento che tocca direttamente temi fondamentali come la tutela della vita, il sostegno alla famiglia e la libertà educativa dei genitori. In un tempo in cui la cultura dominante mette in discussione i valori più profondi della nostra società, la scelta di chi governerà le Regioni nei prossimi anni avrà un impatto decisivo, appunto, anche sul terreno delle politiche sociali, sanitarie ed educative. Ecco perché - come ogni tornata elettorale - Pro Vita & Famiglia ha sottoposto il suo Manifesto valoriale ai candidati, proprio per raccogliere il loro impegno a difendere, se eletti, la vita, la famiglia e la libertà educativa.
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Come e quando si vota
In tutte e tre le regioni si voterà domenica 23 novembre dalle ore 7 alle 23 e lunedì 24 dalle ore 7 alle 15. Gli elettori potranno scegliere il Presidente della Regione e i consiglieri regionali, compilando una scheda che riporta i nomi dei candidati presidenti e delle liste collegate ed è previsto il voto disgiunto, con l’opzione di poter esprimere fino a due preferenze per i consiglieri, a patto che siano di genere diverso.
Veneto: il pericolo suicidio assistito
Alle prossime regionali del Veneto (CLICCA QUI per scoprire i candidati firmatari del nostro Manifesto) la sfida per Palazzo Balbi si gioca tra cinque candidati alla presidenza: per il centrodestra corre Alberto Stefani, giovane deputato leghista e segretario della Liga Veneta e vicesegretario nazionale della Lega, sostenuto anche da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Noi Moderati, Udc e altre liste civiche; il centrosinistra schiera Giovanni Manildo, già sindaco di Treviso, alla guida del cosiddetto “campo largo”; a completare il quadro ci sono Fabio Bui per Popolari per il Veneto, Marco Rizzo per Democrazia Sovrana Popolare e Riccardo Szumski con la lista Resistere Veneto. In questo scenario si staglia ancora la figura del governatore uscente Luca Zaia, non più ricandidabile dopo tre mandati ma presente in tutte le circoscrizioni (le province della regione) come capolista della Lega. Proprio su questo punto, tuttavia, per il mondo pro life e pro family la continuità con l’ultima stagione politica della Giunta Zaia è tutt’altro che scontata e anzi appare problematica: il presidente uscente si è speso in prima persona per far approvare in Consiglio regionale una legge sul suicidio medicalmente assistito per i malati terminali, di iniziativa popolare dell’Associazione Coscioni ma fatta propria e promossa da parte della sua amministrazione, al punto che la norma è stata percepita da molti come una bandiera identitaria del governatore. Il testo è stato fermato in Aula il 16 gennaio 2024 con un voto finito 25 a 25, che ha spaccato la maggioranza di centrodestra ma ha fortunatamente fatto naufragare il tentativo di introdurre in Veneto una cornice regionale a sostegno del suicidio assistito. Lo stesso Zaia, però, non ha mai nascosto di considerare quella sul fine vita una “battaglia di civiltà”, tornando nei mesi successivi a rivendicare la necessità di dare comunque seguito alle richieste di morte medicalmente assistita attraverso linee guida e circolari amministrative. È evidente che un simile attivismo sul terreno del fine vita rende molto difficile immaginare che l’elettorato più sensibile alla tutela della vita dal concepimento alla morte naturale possa riconoscersi in questa eredità di governo, quasi si trattasse di una Giunta “radicale” più che di un classico esecutivo di centrodestra. Da qui nasce la speranza, nel fronte pro life, che le elezioni aprano uno stacco netto rispetto a quella stagione, tanto più se a vincere dovesse essere ancora una coalizione di centrodestra. Ma anche su questo versante non mancano le ombre: lo stesso Zaia, infatti, commentando a gennaio 2024 le divisioni interne alla Lega sul fine vita, ha spiegato che mentre Matteo Salvini si era espresso per il «no» alla legge, il segretario regionale Alberto Stefani – proprio l’attuale candidato governatore – «avrebbe votato sì» al fine vita, rivendicando per lui piena libertà di coscienza. Un passaggio che, riletto oggi alla luce della candidatura di Stefani come delfino del governatore, solleva interrogativi legittimi: quanto reale sarà la discontinuità sulla tutela della vita e sul contrasto all’eutanasia, e quanto invece il dopo-Zaia rischia di proseguire, almeno su questo punto decisivo, la medesima linea di apertura al suicidio assistito? Ovviamente si spera più nella prima opzione, soprattutto visti i tanti candidati pro life e attenti ai temi etici tra le fila proprio del centrodestra.
Puglia: la fuga in avanti sulla PMA
In Puglia (CLICCA QUI per scoprire i candidati firmatari del nostro Manifesto) la corsa per la presidenza della Regione vede in campo quattro candidati: Antonio Decaro, volto di punta del centrosinistra, già sindaco di Bari e oggi europarlamentare del Partito Democratico, sostenuto da una coalizione “larga” che comprende PD, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e diverse liste civiche; dall’altra parte Luigi “Gigi” Lobuono, imprenditore barese, candidato unitario del centrodestra appoggiato da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Noi Moderati e altre sigle dell’area conservatrice. Completano il quadro dei candidati l’ex docente Ada Donno, con la lista “Puglia Pacifista e Popolare”, e Sabino Mangano, alla guida del progetto “Alleanza Civica per la Puglia”, di matrice civica e territoriale. La sfida, però, non si gioca solo su sanità, sviluppo economico, PNRR e infrastrutture: sullo sfondo pesa il fatto che la Puglia arriva al voto dopo circa vent’anni di governi di centrosinistra, prima con Nichi Vendola, figura simbolo della sinistra italiana e del movimento LGBT, e poi con Michele Emiliano, presidente dal 2015 e anch’egli espressione dell’area più progressista. Questo ha fatto della regione un vero laboratorio politico per le politiche considerate “avanzate” sui cosiddetti diritti civili. Ma non solo, uno dei temi che sta più particolarmente a cuore a Pro Vita & Famiglia - e che ha toccato il territorio pugliese - è quello della bioetica. Basti infatti ricordare la decisione dell’amministrazione regionale di stanziare ben 5 milioni di euro per finanziare la procreazione medicalmente assistita (PMA), rendendola di fatto gratuita per le coppie. Una misura salutata dai progressisti come un passo “di civiltà” ma giudicata dalle realtà pro-life come una scelta politicamente e moralmente sbagliata, perché incentiva un sistema che, dietro la promessa di realizzare il desiderio di un figlio, implica – come denuncia Pro Vita & Famiglia – la produzione e la distruzione di un altissimo numero di embrioni, ma anche il rischio di una deriva che possa un giorno portare a pratiche di selezione eugenetica, manipolazione, crioconservazione indefinita e, nel caso dell’eterologa, persino la privazione del diritto del bambino a conoscere e crescere con i propri genitori biologici. In questo scenario, è evidente che anche in Puglia il voto non riguarda solo la gestione ordinaria della macchina regionale, ma anche la direzione culturale e antropologica che si vorrà imprimere alla sanità, alla scuola, alle politiche familiari.
Campania: l’emergenza cure palliative
In Campania (CLICCA QUI per scoprire i candidati firmatari del nostro Manifesto) la sfida per la presidenza di Regione vede in campo sei candidati, espressione di mondi politici molto diversi: il centrosinistra si presenta compatto su Roberto Fico, esponente del Movimento 5 Stelle, sostenuto da una larga coalizione che va dal M5S al Partito Democratico, fino alle liste civiche a suo nome. A contenderne la guida di Palazzo Santa Lucia è il candidato unitario del centrodestra, Edmondo Cirielli, 61 anni, viceministro degli Esteri e storico dirigente di Fratelli d’Italia, sostenuto dall’intera coalizione con FdI, Lega, Forza Italia e gli altri alleati. Accanto a questo duello principale, la scheda elettorale propone una costellazione di candidature alternative: Carlo Arnese corre con Forza del Popolo; Stefano Bandecchi, imprenditore, fondatore dell’Università Niccolò Cusano e sindaco di Terni, guida la lista “Dimensione Bandecchi”; Nicola Campanile, giurista, è il candidato del movimento “Per – per le persone e la comunità”; Giuliano Granato, infine, militante della sinistra radicale, già in passato candidato alla presidenza regionale per Potere al Popolo, oggi è sostenuto dalla lista “Campania Popolare”. In questo scenario politico, uno dei temi etici che più hanno acceso il dibattito in Consiglio regionale negli ultimi mesi è quello del cosiddetto “fine vita”: a fine marzo 2025 è infatti approdata in Aula una proposta di legge regionale sul suicidio assistito. Il testo, però, non ha superato lo scoglio decisivo della II Commissione bilancio: la mancanza di una copertura finanziaria ritenuta adeguata ha portato la Commissione a negare il via libera, bloccando di fatto l’iter e determinando il rinvio sine die della legge. Sullo sfondo, però, rimane una contraddizione che interroga profondamente la coscienza civile e politica della Campania: mentre si discute di ampliare l’accesso a pratiche di suicidio medicalmente assistito, i dati ufficiali diffusi a maggio scorso dalla Società Italiana di Cure Palliative (SICP) e dalla Federazione Cure Palliative mostrano che nella regione solo l’8,5% dei malati che avrebbero diritto alle cure palliative riesce effettivamente a beneficiarne, un valore tra i più bassi d’Italia e ben lontano dall’obiettivo nazionale del 90% di copertura da raggiungere entro il 2028.
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I punti del manifesto di Pro Vita & Famiglia
Il fatto che decine di candidati - di tutte e tre le regioni - abbiano già sottoscritto - e lo stanno ancora facendo - il manifesto di Pro Vita & Famiglia rappresenta da un lato una confortante conferma di quanto la onlus sia oggi ormai ascoltata lungo la penisola – anche nel mondo delle istituzioni -, dall’altro accresce la possibilità, per chi abbia a cuore determinati valori, di incidere sulla scena politica del nostro Paese, non solo fermando certe derive ideologiche ma anche portando avanti proposte concrete che vadano nella direzione opposta. Il Manifesto elettorale, infatti, impegna i firmatari, se eletti, a svolgere le loro funzioni in accordo con i valori dell’associazione su sei fronti: la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale; il sostegno e il rafforzamento delle politiche per la famiglia; il contrasto all’utero in affitto; la promozione della libertà educativa dei genitori; lo stop a finanziamenti pubblici a iniziative che portano avanti l’ideologia gender e Lgbtqia+; il contrasto all’iper-sessualizzazione e all’iper-digitalizzazione dei minori.