03/09/2017

Sesso e “genere”, mestruazioni e transfobia

La Regione Friuli Venezia Giulia tutela i transgender, riconosce  che l’identità sessuale percepita vale più della realtà biologica.

La Serracchiani, quindi, prevede che gli uffici consentano agli impiegati di utilizzare l’identità percepita a prescindere dal sesso di nascita. «Il sistema informatico verrà adeguato e saranno istituite nuove procedure di registrazione per i dipendenti trans che all’anagrafe risultino iscritti con un un’identità differente» anche prima che la nuova identità venga riconosciuta all’anagrafe, scrive un giornale locale.  La cosa genera costi e confusione? (si vedano i titoli del Gazzettino di Treviso) Non importa. Importa “l’inclusione”.

Ma forse questo non basterà per evitare – anche alla Regione “virtuosa” – l’accusa di transfobia.

gender_sesso_gazzettino-min-minAll’estero, infatti, gli attivisti transgender sono agguerritissimi contro il linguaggio non inclusivo che la cultura “transfobica” adopera in relazione a questioni attinenti al sesso.

I media danno molta evidenza agli “uomini”  “incinti” (sono donne. Donne mascherate da uomini, ma donne restano. Altrimenti non potrebbero portare un bambino in grembo. Perché gli uomini NON hanno un grembo dove accogliere un figlio....). E già in Inghilterra non si può più dire donna incinta o madre, ma bisogna dire persona incinta perché potrebbe essere apparentemente e legalmente – ma non realmente – di sesso maschile, quindi padre.

I media danno anche – con sussiego –  molto spazio a quei genitori (totalmente fuori di testa, per ignoranza, con o senza colpa) che crescono i loro figli “gender neutral”, come la bella Angelina Jolie: a prescindere dal sesso di nascita, i bambin* sono allevati in modo neutro così decideranno loro quale genere assumere da grandi.

Ora le organizzazioni che promuovono l’allattamento al seno sono state attaccate per non essere sufficientemente  inclusive nei confronti degli uomini che allattano (loro  dicono “al petto” e non “al seno” perché sono “uomini” e non hanno “seno”).gender_sesso_gazzettino_bis-min-min

E poi c’è chi si lamenta del linguaggio usato quando si parla di ciclo mestruale: le app che parlano di “salute femminile” sono abbastanza “inclusive”? «Ci sono anche uomini in mezzo a noi che sperimentano crampi mestruali», dicono. Sono gli stessi “uomini che poi restano “incinti”...

Quindi il linguaggio relativo alla salute “femminile” intorno al ciclo mestruale deve cambiare: non si parli più di “donne” col ciclo, ma di “persone” col ciclo. Così come sarà bene parlare di “persone” con l’utero e non di “donne” con l’utero.

Ma gli uomini che rimangono incinti, gli uomini che allattano “al petto”, gli uomini con crampi mestruali, sono un po’ duri da mandar giù anche alle menti più progressiste e aperte all’ideologia gender. E allora? “Transfobia”!

A quanto pare ne soffre la stragrande maggioranza delle persone. Chi pensa che l’idea di una donna con un pene o di un uomo con un utero sia strana è affetto da odiosa bigotteria di conservatore fascistoide.

Redazione

Fonte: LifeSiteNews


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