29/09/2019

Sempre più scivolosa e inclinata la deriva verso l’eutanasia in Gran Bretagna

La signora Mavis Eccleston, di cui la settimana scorsa abbiamo parlato, si era dichiarata non colpevole dell’omicidio del marito Dennis. Il cocktail mortale di farmaci che aveva somministrato al marito era «da lui desiderato». Il tribunale di Stafford le ha dato ragione ed ora si apre la possibilità che la Gran Bretagna discuta e approvi una delle più permissive legislazioni pro eutanasia del mondo, consentendo la “dolce morte” a tutti i pazienti e senza nessun consulto né necessità di pareri e presenza medica.

Dennis, 81 anni, era deceduto il 20 febbraio dell'anno scorso dopo una dose eccessiva di farmaci mentre la stessa Mavis, che aveva preso il medesimo cocktail, si era ripresa dopo le cure in ospedale. Un dramma della solitudine di una coppia di anziani stanchi di essere di “peso” e abbandonati. La Corte di Stafford nei giorni scorsi ha dichiarato innocente la donna da ogni accusa di omicidio. La giuria ha emesso un verdetto di non colpevolezza. Il “patto suicida” della coppia di anziani, trasformatosi poi in omicidio, non è stato punito. La signora Eccleston, che è stata sotto processo per due settimane, ha affermato che suo marito sapeva cosa conteneva la bevanda: «fu lui a dirmi quali compresse prendere per preparare il cocktail mortale perché io non lo sapevo».

Dennis ha sempre rifiutato le cure per il suo cancro e, ha dichiarato la moglie, aveva anche pensato di viaggiare in Svizzera alla Clinica Dignitas per poter morire. Fatto sta che nessun testimone ha potuto confermare la versione della moglie e ciò nonostante la signora Mavis è stata completamente prosciolta da ogni accusa. Nelle stesse ore in cui veniva resa pubblica la sentenza, ancora una volta la Bbc si soffermava su un caso “drammatico” e sensazionalistico per spingere l’opinione pubblica a sostenere le ragioni della “dolce morte”.  Un uomo malato terminale affermava di sperare di porre fine al proprio «futuro senza speranza» e dichiarava di impegnarsi per  cambiare la legge sulla morte assistita in vigore in Inghilterra. Phil Newby, che soffre di una malattia neurologica, ha raccolto più di 40 mila sterline per promuovere modifiche alla legge inglese sulla morte assistita.

Il Suicide Act del 1961 rende illegale incoraggiare o assistere una morte in Inghilterra e Galles, e chiunque si ritiene abbia fornito assistenza può scontare fino a 14 anni di carcere. Il signor Newby vorrebbe che i tribunali esaminino le opinioni fornite da esperti dell’eutanasia di altri paesi esteri, in cui la morte assistita è lecita, e ne tengano conto per le proprie valutazioni.  

Sarah Wootton, una delle promotrici della campagna “Dignity In Dying”, ha dichiarato: «Questa potrebbe essere una richiesta rivoluzionaria che consentirebbe di esaminare davvero le prove sulla morte assistita e dimostrare chiaramente che all’estero si offre ai pazienti una possibilità di scelta, che protegge meglio le persone vulnerabili e mette fine alle sofferenze della vita del malato».

Rivoluzionario almeno quanto il dentista che ti mozza la testa per un semplice mal di denti, non soffri più e il medico potrà sempre dire che glielo hai chiesto tu. Il piano inglese si fa sempre più scivoloso e inclinato.

 

 

di Luca Volontè

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