21/02/2022 di Manuela Antonacci

Se perfino l’8 marzo diventa un pretesto per discriminare il sesso biologico femminile

È all’insegna dI un “politicamente corretto” che si fatica a capire, il manifesto del parco acquatico “Zoomarine” che annuncia, con largo anticipo, la festa della Donna del prossimo 8 marzo.

Campeggia, infatti, nella locandina, l’immagine abbastanza ambigua di un viso per metà maschile e per metà femminile che, appunto, non si comprende bene che attinenza abbia con una festa tutta al femminile. O meglio, più che con una festa – purtroppo spesso commercializzata – con un giorno per ricordare, anche se tutti i giorni è utile e doveroso farlo, l’importanza delle donne, la loro tutela e la necessità di proteggerle non solo da qualsiasi violenza o discriminazione, ma anche da qualsiasi “gender gap” in favore degli uomini.

Tralasciando il caso specifico dello Zoomarine, quello che fa più riflettere – e indignare – è proprio la contraddizione che sta prendendo sempre più piede, in questo periodo, per far felice il “politicamente corretto” e, soprattutto, i dettami di una certa agenda gender fluid che vorrebbe eliminare del tutto la sessualità biologica, con il mantra del non-binarismo e, appunto, della fluidità di genere.

Un’ideologia quindi, che – presentata inizialmente come uno strumento di lotta contro le discriminazioni e le disuguaglianze di genere - ora, proprio in nome dell’abbattimento delle differenze, sta annullando i termini del binarismo maschile, femminile. E se fino a poco tempo fa ci si stracciava le vesti e parlare di “uomo” o “maschio”, per non offendere o discriminare le donne, ora ci si indigna se si parla di “donne” o “femmine”, per non offendere o discriminare i transessuali o chi non si identifica in questo sesso, il tutto mandando alla malora decenni e decenni di lotta per l’emancipazione delle donne.

Un cortocircuito che ha indignato anche le femministe, che si sono scagliate contro il ddl Zan e hanno ribadito più volte come l’ideologia gender sia un’inammissibile truffa a danno, in primis, delle donne. Un imbroglio che, sganciando il sesso biologico dall’identità psichica maschile e femminile, finisce per privare proprio le donne dei diritti legati al loro sesso biologico. E non solo, anche ogni traccia linguistica e concettuale che sottolinei l’identità, ormai, dev’essere eliminata, ma non prima di essere bollata come “transfobica”, in quanto offensiva verso quelle persone che si identificano come donne, senza di fatto esserlo!

Una persecuzione che è spettata e spetta tuttora, a J.K. Rowling, l’autrice di Harry Potter che ha osato niente meno definirsi donna e non “persona che mestrua”, oppure alla cantante Adele, “colpevole” di aver dichiarato di essere felice e fiera di essere un’attrice donna. Un linciaggio dovuto al fatto che, appunto, autodichiararsi donne sarebbe trans-escludente.

Noi, tuttavia, ribadiamo ciò che è ovvio: ovvero che la festa della donna è proprio l’occasione per ricordare che la donna è donna, un’identità preziosa quanto quella maschile, perché entrambe hanno delle proprie differenze e ricchezze. Identità uniche che non hanno in alcun modo il diritto di essere censurate per il semplice fatto di esistere.

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