04/09/2018

Scuola sicura: 2,5 ml per prevenire lo spaccio nelle scuole

Sta per ricominciare la scuola e quest’anno c’è una novità: è stato varato dal Viminale il “Piano straordinario contro la droga nella scuola”.

Leggiamo sul portale istituzionale le città interessate: «Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Catania, Venezia, Verona, Messina, Padova e Trieste. Avranno a disposizione un fondo complessivo da 2,5 milioni per incrementare i controlli, assumere agenti della polizia locale a tempo determinato, coprire i costi degli straordinari o installare impianti di videosorveglianza.

Le amministrazioni locali beneficiarie dei contributi dovranno produrre una specifica istanza alla prefettura che, attraverso il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, ne verificherà la coerenza complessiva rispetto alle finalità dell’iniziativa».

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini spiega: «Io continuo, orgoglioso, il mio lavoro. Sperando di poterlo fare senza essere indagato, ho finanziato per la prima volta l’iniziativa SCUOLA SICURA, che prevederà controlli straordinari anti-droga in numerose città per bloccare gli spacciatori di morte (spesso immigrati irregolari) davanti alle scuole italiane, alla riapertura di settembre».

La direttiva del ministro Salvini (che potete leggere qui) sottolinea come la droga, insieme al cyberbullismo, sia un’emergenza prioritaria del nostro tempo e della nostra scuola, richiede la collaborazione degli enti locali, delle istituzioni scolastiche e dei dirigenti, per mettere in sicurezza le zone circostanti agli edifici scolastici.

Gli addetti ai lavori sanno bene quanto sia diffusa la droga dentro la scuola. E chi ce la porta sono ragazzini sempre più piccoli: alle superiori gli spacciatori sono più quelli del biennio, che i “grandi” del triennio.

Dentro la scuola non si dovrebbe proprio fumare: se la regola fosse rispettata – anche dagli adulti, in primis dagli insegnanti – sarebbe più facile evitare anche il fumo delle “canne”.

Nell’esperienza trentennale di chi scrive ci sono stati periodi e luoghi in cui la sinergia tra dirigente, docenti e non docenti, e genitori, in tal senso, ha portato buoni frutti. Ma ci sono stati alcuni contesti in cui gli adulti hanno mancato al loro dovere di dare il buon esempio e di contrastare con un NO fermo e risoluto il fumo a scuola.

Purtroppo, infatti, anche tra gli adulti (sia il personale scolastico che i genitori) è sempre più diffusa una mentalità lassista (dire NO costa fatica!), o peggio antiproibizionista. C’è chi preferisce far finta di non vedere, c’è chi se ne lava le mani con un “peggio per loro”, c’è chi a buon bisogno si rolla una canna con i figli...

Ma chi vive tutti i giorni una buona mezza giornata in classe con i ragazzi, sa bene che la droga spegne il cervello, addormenta e rende gli umori istabili. A volte rende i ragazzi talmente irrequieti (perché l’hanno assunta o perché sanno che sono in procinto di farlo) che le lezioni diventano difficilmente gestibili, a scapito del diritto allo studio di tutti gli altri.

E poi capita ai docenti di sentirsi dire: «Pinco Pallino di II A (15-16 anni) non dovete mandarlo al bagno: dovete controllarlo perché spaccia».

E così, chi dovrebbe insegnare una certa disciplina, e già in genere si trova invece a dover fare l’assistente sociale, ora acquisisce anche le mansioni di “secondino”.

Speriamo quindi che l’iniziativa del ministero trovi attuazione concreta da parte degli enti locali, non solo in ambito strettamente conneso alla scuola, (ottimo l’esempio del Veneto e di Verona) e degli isttituti di istruzione. Ma in contemporanea è necessaria una pervasiva azione culturale volta a insegnare ai nostri ragazzi (e non solo) che la droga fa male – sempre, tutta – e legalizzare non seve a combattere la criminalità; e soprattutto che è molto meglio vivere un dolore autentico che indurre una allegria artificiale.

Francesca Romana Poleggi

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