Sono numerosi i Paesi europei e occidentali che si stanno muovendo verso restrizioni all’uso dei social da parte dei minori. Pensiamo infatti ad Australia, Francia, Danimarca e, in ultimo, ha fatto molto parlare negli ultimi giorni il giro di vite avviato nel Regno Unito dal primo ministro dimissionario Keir Starmer. L’Italia in tal senso non è rimasta a guardare, poiché ci sono varie proposte e idee sul piatto, ma certamente per ora l’azione legislativa del nostro Paese va sicuramente più a rilento rispetto agli altri Stati, anche se ciò che bolle in pentola fa ben sperare per la tutela e la salvaguardia dei nostri bambini e ragazzi.
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Il Decreto Caivano
Come detto c’è attualmente una pluralità di proposte provenienti dalle fonti più disparate che, verosimilmente, dovranno trovare una sintesi. A partire dal cosiddetto “Decreto Caivano” (DL 123/2023), che ha introdotto per la prima volta nell'ordinamento italiano un obbligo esplicito di verifica dell'età per i siti che trattano contenuti pornografici e ha affidato all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, l’Agcom, il compito di definire le modalità tecniche di attuazione. In precedenza, non esisteva alcun obbligo di verifica e autodichiarazioni come “ho 18 anni” rimanevano un mero pro forma. Inoltre con la delibera 95/25/Cons dell’8 aprile 2025, l’Autorità Garante delle Comunicazioni ha dato concreta attuazione al Decreto Caivano, definendo le modalità procedurali per la verifica dell’età. L’autocertificazione viene abolita e sono individuati tre sistemi tecnicamente ammissibili. Innanzitutto un portafoglio di identità digitale, il cosiddetto IT-Wallet che integrerà l'App europea di verifica dell'età e strumenti equivalenti conformi al framework eIDAS 2.0. Ci sono poi Sistemi di identità digitale nazionali come Spid e CIE. Infine anche soluzioni di terze parti accreditate dalla stessa Agcom, ovvero operatori privati certificati che offrono servizi di age verification conformi agli standard tecnici definiti dall'autorità.
Il DSA europeo, cosa c’entra?
È fondamentale precisare che, in tutto questo quadro, l’Italia non opera - e non potrebbe fare - in totale isolamento, ma si inserisce nel quadro normativo europeo e nell'iniziativa tecnica della Commissione. In tal senso il Digital Services Act costituisce la base giuridica europea che obbliga tutte le piattaforme accessibili ai minori a garantire un livello elevato di protezione. Per i contenuti pornografici, la norma UE e la delibera Agcom convergono: la piattaforma deve adottare misure adeguate a impedire l'accesso ai minori, e la semplice autodichiarazione non è più sufficiente.
Il Ddl Mennuni-Madia, quello attualmente più completo
Tornando al contesto legislativo e parlamentare italiano, attualmente la proposta più completa sembra essere il Ddl 1136, intitolato "Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione digitale", depositato al Senato nel maggio 2024 su iniziativa della senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni e della senatrice del Partito Democratico Marianna Madia, co-firmato e sostenuto trasversalmente da esponenti del PD, della Lega, di Fratelli d’Italia e di Forza Italia. Nel dettaglio il ddl Mennuni-Madia prevede 15 anni come età minima per l'accesso autonomo ai social, mentre la soglia del consenso al trattamento dei dati personali viene innalzata da 14 a 16 anni, allineandosi alla soglia default del Gdpr. Inoltre il Governo ha dichiarato che non presenterà una nuova proposta di legge sul tema social e minori per sostenere questo Ddl già incardinato nell'VIII Commissione del Senato, che prevede appunto il divieto di consenso digitale online per i minori di 16 anni. Per sostenere tale proposta e, anzi, per chiederne uno sblocco definitivo dell’iter parlamentare, Pro Vita & Famiglia ha lanciato una Campagna Nazionale con tanto di petizione nazionale (CLICCA QUI per firmare).
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La petizione di Pro Vita
La raccolta firme dell’associazione chiede espressamente al senatore Claudio Fazzone, presidente dell’VIII Commissione del Senato e attuale relatore di tale provvedimento, di sbloccare l’iter del disegno di legge e di assicurarsi che il disegno di legge preveda sistemi per verificare l’età degli utenti - che costringeranno i giganti del web a eliminare circa 1,5 milioni di profili social già oggi illegalmente gestiti da minori - conformi alla tecnologia già esistente della “zero-knowledge proof”, cioè senza acquisire dati per la profilazione e la sorveglianza digitale dei cittadini.
L’altra proposta di legge
In realtà ci sarebbe una seconda proposta di legge, della Lega, ispirata alla legge francese, di cui è prima firmataria la deputata Giorgia Latini. È previsto il divieto assoluto di accesso ai social per i minori di 15 anni, mentre tra i 15 e i 18 anni, l'accesso sarebbe consentito solo con il consenso "verificabile" dei genitori. Il ddl Latini stabilisce inoltre l'educazione digitale obbligatoria nelle scuole e l’istituzione di un Osservatorio presso il ministero dell'Istruzione per monitorare le questioni legate all'uso dei social da parte dei giovani.
Anche pedagogisti e psicologi in campo
È inoltre doveroso menzionare che sul tema, già quasi due anni fa, si schierarono pedagogisti, psicologi, psichiatri, avvocati oltre che personaggi famosi, con una raccolta firme lanciata dal pedagogista Daniele Novara e dallo psicoterapeuta Alberto Pellai proprio sul tema "Stop smartphone e social sotto i 16 e 14 anni: ogni tecnologia ha il suo giusto tempo". Tale proposta già allora era più restrittiva rispetto a tutti i ddl citati e prevede il divieto di smartphone personale prima dei 14 anni e il divieto di accesso ai social prima dei 16 anni. L'argomento scientifico centrale è neuropsicologico: tra gli 11 e i 14 anni, infatti, il cervello non ha ancora sviluppato le capacità di autoregolazione necessarie per gestire i meccanismi di dipendenza algoritmici.
Quindi a cosa andrà incontro l’Italia?
In questo mare magnum di proposte, idee e ipotesi, la soluzione più probabile e più rapida sul piano procedurale sembra essere quella del Ddl 1136, ovviamente con i dovuti aggiustamenti e emendamenti per migliorarlo, piuttosto che un nuovo ddl da zero. Questo scenario consentirebbe di mantenere il via libera europeo già ottenuto e di accelerare l'iter. Lo scenario più verosimile del provvedimento governativo potrebbe dunque essere il seguente: 15 anni come età minima per l'iscrizione autonoma ai social network; consenso parentale verificato tramite Spid/Cie del genitore per i minori della fascia 15-18 anni (e obbligatoriamente per gli under 15); i già citati strumenti di verifica con possibilità di sistemi alternativi accreditati da Agcom. Inoltre, si potrebbe arrivare anche a un meccanismo sanzionatorio attribuito ad Agcom, con possibilità di blocco del servizio per le piattaforme non collaborative e sanzioni anche per i genitori che non vigilano, anche se quest'ultima ipotesi è la più controversa e ha già suscitato la reazione critica del Moige e di associazioni di categoria. Infine, l'ipotesi di un decreto-legge consentirebbe un’entrata in vigore immediata, anche se richiederebbe la sussistenza dei presupposti di necessità e urgenza.
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