In Scozia le linee guida carcerarie che consentono ai detenuti transgender di essere reclusi in celle corrispondenti all’identità di genere dichiarata anziché al sesso biologico sono illegali. È quanto ha recentemente deliberato con una sentenza la giudice Lady Ross, non sulla base di motivazioni di carattere etico, bensì per ragioni legali ancorate al rispetto della dignità di ogni persona.
La sentenza
A far partire l’iter giudiziario che ha portato a tale sentenza - quindi a contestare le direttive carcerarie vigenti in Scozia - è stato anzitutto il gruppo di attiviste For Women Scotland che, mediante un ricorso legale, ha sostenuto che solo le donne biologicamente tali dovrebbero essere ospitate nelle strutture femminili. Di qui, secondo quanto riporta la BBC, la giudice Lady Ross ha dato loro ragione, sentenziando che la suddivisione nelle carceri debba basarsi sul sesso biologico. E questo in linea con una sentenza della Corte Suprema sulla definizione di donna in materia di diritto all’uguaglianza, emessa nell’aprile dello scorso anno. Al contrario, secondo gli avvocati del governo, una suddivisione rigida tra maschi e femmine violerebbe i diritti umani dei detenuti transgender.
Le linee guida vigenti sono «in conflitto con il requisito che gli alloggi carcerari siano forniti separatamente per uomini e donne e costituiscono un’errata interpretazione della legge. Considerate tutte le circostanze, le linee guida del carcere sono illegali», ha dichiarato con fermezza la giudice Ross. Attualmente, invece, il Servizio penitenziario scozzese (Sps) si limita a utilizzare un sistema di valutazione individuale del rischio che mira a tenere fuori dalle carceri femminili chiunque rappresenti un pericolo per le donne. Di conseguenza, non preclude alle persone sedicenti trans e biologicamente maschi di essere recluse insieme alle donne se non rappresentano alcun rischio per queste ultime. Per quanto la Corte Suprema abbia sottolineato - con riferimento all’articolo 8 che tutela la vita privata e familiare - che tutti i detenuti conservano i diritti sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), tuttavia ciò non implica che un detenuto transgender abbia automaticamente diritto a essere recluso in base all’identità di genere auto-dichiarata, e quindi non in conformità al proprio sesso biologico. Pertanto, tra le motivazioni della sua sentenza, la giudice Ross contempla una sola eccezione: un detenuto trans può essere accolto nelle carceri femminili soltanto nel caso in cui sia stata constatata una grave minaccia alla vita - ossia il rischio di suicidio -, dal momento che l’articolo 2 della CEDU ne tutela il diritto alla vita.
Le reazioni politiche
«Ci auguriamo che, in futuro, il governo scozzese inizi ad ascoltare noi anziché i gruppi di pressione che hanno elaborato queste politiche e hanno così palesemente tratto in inganno i membri del Parlamento scozzese e di quello britannico. Non avremmo mai dovuto ricorrere e speriamo che questa sia l’ultima volta che siamo costretti a fare ricorso alla giustizia per difendere i diritti delle donne», ha dichiarato Susan Smith, una delle portavoce del gruppo For Women Scotland all’indomani della sentenza Ross. «Prenderemo in considerazione tutti questi dettagli perché si tratta di questioni complesse, ma in questa fase iniziale riconosco l’esito della sentenza della giudice Ross e il governo ne valuterà le conclusioni. Valuteremo le implicazioni che la sentenza avrà sull’attuazione delle politiche relative alla gestione dei detenuti. Il governo svolgerà tale lavoro e risponderà di conseguenza alla sentenza emessa», ha sottolineato invece il Primo Ministro John Swinney alla BBC Scotland. «Il sistema penitenziario scozzese non è riuscito ad attuare la sentenza della Corte Suprema» - ha evidenziato ancora Meghan Gallacher, portavoce dei conservatori scozzesi per le pari opportunità -, invitando il Primo Ministro a escludere la possibilità di difendere in tribunale ulteriori politiche di autodeterminazione di genere e ad applicare piuttosto tale sentenza a tutti gli enti pubblici.
Insomma, tale sentenza costituisce sicuramente una replica positiva all’ideologia di genere dilagante, e non perché si debbano discriminare le persone transgender, dal momento che a tali detenuti si deve chiaramente lo stesso rispetto che bisogna nutrire nei confronti di ogni persona in ossequio alla loro dignità. Tuttavia, nel caso di specie, è doveroso che ai detenuti sedicenti donne ma biologicamente maschi siano precluse le carceri femminili - soprattutto i bagni, ma anche le stesse celle - proprio a maggior tutela, sicurezza e protezione della dignità delle donne, che si trovino inopportunamente a condividere con costoro i medesimi spazi.