11/06/2020 di Manuela Antonacci

Russia, lo spot contro le adozioni gay che fa infuriare gli Lgbt

Il primo luglio, in Russia, prenderà il via la campagna elettorale per il referendum sulla riforma costituzionale. Putin, all’interno del pacchetto delle riforme, ha fatto includere anche una norma che prevede l’inserimento nella Costituzione russa, del concetto di matrimonio inteso, univocamente, come unione tra un uomo e donna.

Per dare ancora più forza a questa proposta, il Federal News Agency ha diffuso un video contro le adozioni gay, in cui, in una Russia del 2035, si vede un bambino adottato da una coppia di omosessuali, di cui uno, che rappresenterebbe sua “madre”, vestito e truccato da donna e che, ciliegina sulla torta, mentre fa salire il piccolo in macchina, gli dona un abito femminile.

 Tutto questo accompagnato da una voce fuori campo che esclama: “È questa la Russia che vuoi? Decidi il futuro del Paese. Vota gli emendamenti alla Costituzione”.

Apriti cielo! Com’è prevedibile, la reazione delle varie associazioni Lgbt non ha tardato a farsi sentire, con una pioggia di accuse verso lo spot, in quanto “inciterebbe all’odio e all’ostilità”, ma Nikolay Stolyarchuk, amministratore delegato di Patriot Media Group, la società da cui dipende Federal Agency News, ha risposto sottolineando che “il video è in linea con le leggi russe approvate sotto il governo di Putin che hanno proibito la propaganda omosessuale. La questione principale non è combattere contro la comunità Lgbt, ma difendere l’istituzione della famiglia come unione di un uomo e una donna, e garantire che i partner dello stesso sesso non debbano essere autorizzati ad adottare i bambini”.

Nel 2013, infatti, sono state approvate delle leggi specifiche finalizzate a “proteggere i minori da informazioni che promuovono la negazione dei valori tradizionali della famiglia”, inoltre, la Russia vieta già l’adozione internazionale di minori da parte di coppie omosessuali e single, quindi il video non fa che ribadire i principi alla base dello status quo, in materia di famiglia e adozioni, in questo paese, difficile, dunque parlare di intenti “discriminatori”.

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