14/10/2020 di Luca Marcolivio

Rugby, arriva lo stop (quasi totale) per le donne transgender

Salvo eccezioni, le donne transgender non saranno autorizzate a disputare partite di rugby, in quanto causerebbero «significativi» problemi di sicurezza per le loro compagne di gioco. A stabilirlo è la federazione mondiale World Rugby, che ha appena emesso le linee guida per questa categoria di sportivi. Menzionando una serie di ricerche sul tema, World Rugby ha dichiarato che «allo stato attuale, la sicurezza e l’equità non possono essere garantite per le donne che competono contro le donne transgender nel rugby di contatto».

Tra le criticità, la federazione aveva riscontrato già nei mesi scorsi «il 20-30% in più di rischio di infortunio, quando una giocatrice viene affrontata da qualcuno che ha una pubertà maschile alle spalle». Inoltre, le donne transgender la cui pubertà e il cui sviluppo è stato influenzato dal testosterone, sono più forti dal 25% al 50% e sono mediamente più potenti al 30% e mediamente più veloci del 15%, rispetto alle donne. «Questa combinazione di massa, forza, potenza e velocità sta a significare che, in una competizione fisica diretta in tutti questi ambiti, le cis-donne [coloro che sono nate biologicamente donne e tali sono rimaste, ndr] saranno a rischio significativo di lesioni», si legge nel comunicato di World Rugby.

In precedenza, si era ritenuto che tali vantaggi per le donne transgender si potessero azzerare, qualora queste ultime fossero riuscite ad abbassare i livelli di testosterone a 5 nmol/L per almeno 12 mesi, come prescrive l’attuale politica della CIO riguardo a quasi tutti gli sport. Le uniche eccezioni che World Rugby concede nelle sue nuove linee guida, sono riservate al rugby senza contatto e alle donne transgender che non hanno vissuto una pubertà maschile. «Di conseguenza – prosegue il comunicato di World Rugby – le nuove linee guida raccomandano che le donne transgender non giochino a rugby di contatto femminile per motivi di sicurezza, a livello professionale ed internazionale del gioco, laddove le dimensioni, la forza, la potenza e la velocità sono determinanti sia per il rischio che per le prestazioni ma non precludono alle federazioni nazionali una certa flessibilità nell’applicazione delle linee guida, nelle competizioni locali». Al tempo stesso, «agli uomini transgender è permessa la partecipazione alle gare di rugby di contatto maschile».

La notizia, come era altamente prevedibile, ha suscitato il dissenso tra le comunità lgbt. «C’è ancora molto da imparare sull’impatto della transizione sulle capacità atletiche ma questo non significa che le persone trans non giochino già a rugby o ad altri sport in modo sicuro o corretto – ha dichiarato Nancy Kelley, direttore esecutivo della onlus Stonewall per i diritti lgbt –. Mentre il mondo continua ad evolversi, è fondamentale che le politiche si espandano piuttosto che limitare la possibilità per qualunque disciplina sportiva di evolversi ed avvantaggiare tutte le nostre comunità. Siamo solidali con le persone trans di tutto il mondo – ha concluso Kelley – che rimarranno deluse da questa notizia. Faremo il possibile per rendere lo sport accessibile a tutti».

 

Fonte: The Guardian

 

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