18/07/2018

Rovereto: pregano contro l’aborto, gli anarchici protestano

Dal 1998, ogni martedì dell’anno, un gruppo di pro life promosso dal movimento Con Cristo per la vita si ritrova alle ore 19.00 davanti all’ospedale di Rovereto, cittadina in provincia di Trento, per pregare il Santo Rosario contro l’aborto.

Un gesto semplice, pacifico, che ha lo scopo di pregare per le mamme che si trovano ad affrontare una gravidanza non desiderata, affinché vengano portate alla scelta per la vita, e per i bambini che rischiano l’aborto o che sono già stati abortiti, ma che svolge anche un compito di sensibilizzazione pubblica sul tema dell’aborto volontario. Aborto che, nella mentalità comune, è sempre più spesso considerato un’operazione di routine come tante altre, ma che – nell’oggettività dei fatti – uccide un essere umano.

Il gruppetto di persone oranti martedì scorso, 10 luglio, aveva subito un attacco violento da parte di alcuni anarchici, che li avevano accerchiati e aveva cominciato a inveire contro di loro, con provocazioni varie e a suon di bestemmie. A loro supporto un megafono, uno striscione recante la scritta «Nè Stato, né Dio, sul mio corpo decido io» e dei volantini blasfemi con insulti alla Madonna. Nonostante questo, con grande compostezza, la preghiera contro l’aborto era proseguita. Da sottolineare, tuttavia, l’indifferenza pressoché generale dei passanti, ad eccezione di un uomo che aveva preso le difese del gruppo pro life. All’arrivo della polizia il gruppo di anarchici si era già dileguato.

Ieri sera, martedì 17 luglio, il gruppo di preghiera contro l’aborto ha regolarmente svolto la recita settimanale del Santo Rosario, rinforzata nei numeri da diversi pro life del luogo che, richiamati dall’episodio della settimana scorsa, hanno voluto portare la loro testimonianza. Anche ieri, tuttavia, il gruppo di anarchici si è presentato per disturbare, con il solito striscione e il megafono. Questa volta però la polizia era presente e l’azione di contrasto è stata quindi contenuta lontana dai pro life e ha portato come unico elemento di disturbo un costante sottofondo di slogan o musica.

Vedremo cosa succederà la settimana prossima perché, un dato è certo, il gruppo di persone che si ritrovano a pregare contro l’aborto non ha alcuna intenzione di farsi intimorire.

Tuttavia il fatto di Rovereto è molto significativo del clima di intolleranza cui si è oramai giunti: se una persona non crede nel potere della preghiera, cosa dovrebbe spaventarla nel fatto che un gruppo si ritrova per pregare di fronte all’ospedale? E, ancora, se si è convinti che l’aborto sia una “scelta di progresso nel nome dell’autodeterminazione”, cosa infastidisce nel fatto che i pro life forniscano informazioni sull’umanità del concepito, per favorire una scelta consapevole da parte delle donne?

Teresa Moro

Fonte foto in evidenza: La Voce del Trentino

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