Il Parlamento Europeo non è nuovo - ahinoi - ad istanze diametralmente opposte alla salvaguardia dei temi valoriali. Non ha dunque purtroppo stupito l’approvazione, avvenuta ieri, della Risoluzione “My Voice My Choice”, presentata in Plenaria al Parlamento Europeo dalla Commissione FEMM (per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere) sulla base di una raccolta firme portata avanti dall’ICE, l’European Citizens’ Initiative.
Quanto accaduto ieri, però, ha fatto il paio anche con quanto successo alcune settimane fa, quando chi ha provato a dissentire e portare le proprie ragioni contro “My Voice My Choice” è stato attaccato, boicottato, sabotato e gli è stato addirittura quasi impedito di parlare liberamente ad un normale convegno. È quanto infatti accaduto in particolare all’onorevole Paolo Inselvini (ECR-FdI) accolto a Bruxelles da un flash mob di femministe con tanto di cartelli “My Voice, My Choice”.
La Risoluzione approvata
Inselvini aveva organizzato una conferenza che riuniva le voci contrarie alla Risoluzione, poi di fatto approvata nella giornata di ieri. Con questa proposta, spiega lo stesso Inselvini a Pro Vita & Famiglia, «di fatto si cerca di scardinare uno dei principi fondamentali dell’Unione Europea, ovvero il principio di sussidiarietà, legato al fatto che vi sono competenze che appartengono esclusivamente allo Stato e che non possono essere toccate dall’Unione europea come, per l’appunto, nel caso dell’aborto». Le associazioni femministe, come quelle che hanno contestato Inselvini e la sua iniziativa, «cercano di mistificare, dicendo che in alcuni Stati non è possibile accedere all’aborto libero come in altri, quindi si appellano a un fantomatico diritto all’aborto che non esiste e non è sancito da nessuna carta da nessuna legge europea». Appellarsi a un “diritto all’aborto”, per l’europarlamentare di Fratelli d’Italia, è «totalmente inaccettabile innanzitutto nella forma per i motivi detti ma soprattutto nella sostanza perché noi vogliamo innanzitutto difendere la vita e, in particolare, la vita dei più fragili e quindi la vita nascente: l’abbiamo ripetuto in più salse negli incontri di queste settimane. Poco tempo fa, in Commissione, ho cercato di riportare tutti ad un dato di realtà: è scientificamente provato che un bambino concepito, che sia al primo o al sesto mese gestazionale, anche quando viene abortito, è una persona e, come tale, dovrebbero essergli garantiti dei diritti fondamentali, a partire dal diritto alla vita».
Il tentativo di boicottaggio
Per queste ragioni, l’onorevole Inselvini e altri europarlamentari del gruppo Ecr si sono sempre opposti alla Risoluzione “My Voice, My Choice” - anche presentandone una di segno opposto, ma poi bocciata - evidenziando che i principali donatori a beneficio dell’iniziativa sono la Open Society di Soros, la Gates Foundation, nonché la stessa Commissione Europea. «Abbiamo smascherato i mandanti di questa operazione che loro dicono essere partita da una base popolare, invece, evidentemente, è stata eterodiretta da chi ha cercato di condizionare l’opinione pubblica a suon di quattrini», denuncia Inselvini. «Tra l’altro segnalo - prosegue Inselvini - che, dieci anni fa, era stata proposta un’altra raccolta firme, “One of Us”, per garantire il rispetto degli embrioni, l’umanità del concepito ed evitare che si facessero ricerche su di essi. Fu però bocciata dalla Commissione e non fu mai portata avanti, pur avendo ricevuto più di 1.700.000 firme, quindi oltre 500.000 firme in più rispetto a questa».
Raccontando i dettagli del flash mob che lo ha contestato, Inselvini ha ricordato come i militanti di “My Voice, My Choice” si fossero «schierati sul ponte che era l’unico punto d’accesso per andare alla sala della conferenza, piazzati a destra e a sinistra, con cartelli, commentando chi passava, filmando e facendo le fotografie a chi passava da lì, cercando di intimorire, intimidire o comunque mettere alla berlina e alla gogna chiunque non fosse d’accordo. È chiaro che non si tratta di un metodo rispettoso del diritto di partecipazione non tanto di Paolo Inselvini o dei parlamentari che si sono esposti pubblicamente ma, in modo particolare, di qualunque persona fosse presente in Parlamento, che non volesse essere filmata e messa alla berlina sui social».
Alla manifestazione pro-aborto, oltretutto, «nessuno aveva dato il permesso», rileva Inselvini, «tanto è vero che, dopo un breve diverbio durato un paio di minuti, le guardie del Parlamento hanno mandato via loro, non noi. Quindi, evidentemente, avevamo ragione. Tutto questo, però, per dare il senso di come, purtroppo, ancora una volta, su questo tipo di argomento, la sinistra cerchi di intimidire e di delegittimare ogni tipo di posizione diversa dalla propria. Cosa che hanno cercato di fare anche in una Commissione presieduta da una parlamentare che esplicitamente sosteneva questo tipo di iniziativa e si è lasciata andare a comportamenti faziosi, lasciando molto più spazio ai parlamentari di sinistra o del PD, spegnendo i microfoni in anticipo a noi e non dandoci lo stesso spazio di parola che viene dato agli altri, commentando positivamente ogni singola frase che veniva detta dai promotori dell’iniziativa, dai parlamentari favorevoli, cercando insomma di condizionare l’andamento della discussione».
In conclusione, Inselvini prende atto che, sia pure «purtroppo su posizioni che io ritengo sbagliate, la sinistra in questi anni è riuscita a fare squadra e, su questo tipo di questioni, ha saputo battersi molto. Noi, però, adesso stiamo riportando al Parlamento Europeo uno spirito coraggioso, perché, per troppo tempo, gli esponenti di sinistra che pensavano di aver vinto su aborto, droghe, Lgbt+, stanno trovando qualcuno che cerca di dargli del filo da torcere, non tanto per ragioni politiche, quanto per difendere la verità, la giustizia e la dignità umana».