18/05/2022 di Luca Marcolivio

Ricordate Tafida? Ora una Fondazione aiuterà a salvare Vite

La settimana in corso, che culminerà con il grande evento della manifestazione “Scegliamo la vita” di sabato prossimo, è stata segnata da un altro non trascurabile evento pro-life. Al Senato, infatti, è stata presentata la Tafida Raqeeb Foundation. Italia e Regno Unito si ritrovano, così, significativamente unite contro l’eutanasia infantile ma, soprattutto, in nome del diritto alle cure per tutti i bambini del mondo, in particolare per i malati gravi.

La storia della piccola Tafida è più che mai significativa. Nel 2019, la bimba anglo-pakistana, che allora aveva cinque anni, era stata colpita da un’improvvisa lesione cerebrale. I medici dell’ospedale britannico in cui era ricoverata, si erano arresi molto presto, definendola incurabile e giudicando la sua vita «futile». Era quindi sorto un contenzioso legale con i genitori di Tafida, che, al contrario, hanno rivendicato tenacemente il diritto alle cure per la figlioletta. Dopo aver vinto la causa all’Alta Corte di Londra, la mamma e il papà di Tafida, anche con l’aiuto dell’associazionismo pro life italiano, hanno potuto trasferire la bambina all’ospedale pediatrico “Gaslini” di Genova, dove tuttora Tafida è ricoverata, mostrando margini di miglioramento non trascurabili.

La conferenza stampa di ieri è stata l’occasione per far conoscere al pubblico italiano la fondazione avviata dai genitori di Tafida, Mohammed Raqeeb e Shelina Begum, che si prefigge di dare una chance a bambini, come lei vittime della cultura dello scarto. Non molto tempo prima del caso di Tafida, sempre in Inghilterra, le famiglie di Charlie Gard e Alfie Evans avevano dovuto arrendersi di fronte alle sentenze eutanasiche dei tribunali britannici ai danni dei loro figli.

«Siamo qui per non arrenderci alla cultura della morte, la vita va difesa sempre, costi quel che costi – ha detto il senatore Simone Pillon (Lega), vicepresidente della Commissione Infanzia del Senato –. Dire sì alle cure non significa fare accanimento terapeutico ma prendersi carico dei nostri bambini e ragazzi. Con la sua straordinaria esperienza, Tafida ci sprona a lottare per la vita».

Da parte sua, Shelina Begum ha raccontato della battaglia per sua figlia. In questi tre anni al capezzale di Tafida, sua madre si è resa conto di «quanto un bambino possa essere forte». Dopo essere riuscita a portare Tafida al “Gaslini” di Genova, evitandole così la tremenda sorte della sospensione dei sostegni vitali, Shelina ha voluto mobilitarsi per i piccoli pazienti nelle stesse condizioni di sua figlia ma ha dovuto prendere atto della «carenza di strutture di base per i bambini con lesione cerebrale» nel suo Paese. Sebbene il recupero da una lesione cerebrale richieda «tempi molto lunghi», è giusto che a chiunque sia data la «possibilità di continuare a vivere», ha sottolineato la signora Begum.

Per aiutare i bambini con lesione cerebrale «privati di una servizio fondamentale», Shelina Begum e il marito hanno dato vita alla Tafida Raqeeb Foundation. «Non è la mia fondazione, è la fondazione di tutti, diventerà la voce dei “senza voce”», ha tenuto a precisare la donna. L’obiettivo è quello di riunire e mettere in contatto i migliori specialisti in materia di lesioni cerebrali infantili, anche al fine di far conoscere al mondo le terapie più efficaci.

In conferenza stampa è quindi intervenuto il professor Paolo Petralia, fino all’anno scorso direttore generale del “Gaslini”, che, alla fine del 2019, predispose il piano per l’accoglienza della piccola Tafida nella struttura pediatrica genovese. Anche ora che non lavora più al “Gaslini”, Petralia si dice lieto di sapere che Tafida è «nelle buone mani di medici che sono anche buone persone». Il professor Petralia ha ricordato che «prendersi cura» è un principio che «viene prima delle possibilità di guarigione». Non è una questione di «buonismo», ha detto Petralia, ma di vero spirito di accoglienza e anche di «competenza tecnica» per coltivare «relazioni di umanità che vanno al di là di ogni religione [Tafida e i suoi genitori sono musulmani, ndr]».

Secondo Matteo Fraioli, direttore di CitizenGo Italia, la nascita della Tafida Raqeeb Foundation rappresenta una «vittoria della vita contro la cultura dello scarto» in «una società che ha perso i suoi fondamenti», con i «valori non negoziabili sempre più sotto attacco». Rievocando i giorni del non scontato trasferimento della bambina al “Gaslini”, Fraioli ha detto: «Abbiamo combattuto insieme, sperato insieme, pregato insieme», poi, alla fine, «abbiamo gioito insieme». Di fronte a realtà come quella di Tafida, «siamo chiamati a fare una scelta» per «una sfida che non può essere rimandata e che può essere vinta solo con l’amore, con il sacrificio per l’altro».

Alla conferenza sono intervenuti anche il senatore Toni Iwobi (Lega); Wazhid Hassan Bem, ambasciatore della Fondazione Tafida Raqeeb; Lorella Fontana, capogruppo della Lega al Comune di Genova, che ha portato i saluti del sindaco Marco Bucci; il presidente della SS Lazio, Claudio Lotito, che ha assicurato l’impegno della sua società sportiva nel testimoniare per i bambini meno fortunati.

Al termine dell’incontro, Shelina Begum ha ricevuto il “Premio al coraggio” indirizzato a Tafida. Un atto simbolico colora di vita questa settimana importantissima, in vista della manifestazione di sabato a Roma, dove sono attese migliaia di persone da tutta Italia.

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