21/06/2020 di Luca Scalise

Regno Unito. Morte assistita a uomo incosciente, la fine della libertà

“Liberi fino alla fine” era uno slogan pro eutanasia. Peccato che nell’eutanasia ciò non avvenga affatto, tanto meno nel caso che stiamo per raccontare.

Di MSP non si sa il nome, ma tante informazioni che hanno fornito i genitori e il tribunale, spiega un articolo di Tempi. «Nel mese di luglio 2013 era finito in terapia intensiva dopo un intervento chirurgico per trattare un’ulcera gastrica. Da allora aveva sofferto di problemi gastrointestinali importanti finché, nell’ottobre 2019, era stato necessario sottoporlo a un intervento di stomia intestinale temporanea», un intervento in cui, da una apertura dell’addome, gli era stato collegato un sacchetto di raccolta di feci e urine, con il quale detestava convivere.

Si sarebbe più volte chiesto: “Come posso trovare un lavoro in queste condizioni?”, “Come posso trovare una donna che mi ami?”. Avrebbe poi espresso, in un testamento biologico (nel quale pare mancasse addirittura una seconda firma, che era invece necessaria), la sua volontà di rifiutare tutte le cure o gli interventi volti a prolungare artificialmente la sua vita.

L’inversione dell’operazione lo mise in pericolo di vita, solo una stomia avrebbe potuto salvarlo e «contrariamente rispetto a quanto espresso nelle disposizioni anticipate, MPS acconsentì». L’intervento fu molto difficile. Dunque, i medici stabilirono che la stomia doveva essere irreversibile. I genitori temevano che si potesse suicidare al risveglio. «I medici decisero allora di mantenere in stato di incoscienza MSP e rivolgersi alla Corte di protezione».

Questa, che aveva il compito di esprimersi al suo posto, interpretandone le volontà, optò per la sedazione terminale ed il ritiro di alimentazione, idratazione e ventilazione. Insomma, il suo “migliore interesse” era la morte, nonostante lui stesso avesse accettato di sottoporsi a una nuova stomia. Come se interpellarlo non avesse senso. Il giudice era lo stesso che aveva stabilito la morte di Alfie Evans.

La cultura dell’eutanasia parla di libertà mentre toglie la libertà, rendiamocene conto bene ora e contrastiamola, per il bene dei più deboli.

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