Si chiama ReBirth Eu. È il nuovo piano economico che si auspica possa presto essere adottato dall'Unione europea per combattere l'inverno demografico del nostro continente e così far ripartire la natalità, lavorando anzitutto sul piano culturale e sostenendo concretamente le giovani coppie sul versante economico. È questo l'obiettivo fondamentale della recente proposta di Lavinia Mennuni, senatrice di Fratelli d'Italia. D'altra parte, senza figli il Vecchio Continente è condannato alla "crescita zero" e dunque è destinato a morire.
Il piano ReBirth Eu
Il piano economico ReBirth Eu dovrebbe rientrare a pieno titolo nel Quadro finanziario pluriennale (QFP), ossia il bilancio a lungo termine dell'Unione europea, che stabilisce – per un periodo di sette anni – i tetti che la stessa può spendere al massimo annualmente e come le risorse debbano essere suddivise tra le varie politiche (agricoltura, coesione, ricerca, difesa, migrazione ecc.). In questi mesi si sta negoziando il prossimo QFP relativo al periodo 2028-2034. Il tema è dunque all'ordine del giorno dell'imminente Consiglio europeo, che discuterà proprio tale bilancio pluriennale. Quanto alla genesi della proposta, la senatrice Mennuni racconta a Pro Vita & Famiglia: «Studiando questo bilancio del settennato, ho verificato che c'era poco o nulla sul tema della natalità, una questione altamente identitaria, valoriale, perché una popolazione europea numerosa è importante, e lo è anche dal punto di vista economico, dal momento che un continente che non fa figli non è destinato a crescere, non ha la forza lavoro». La stessa sottolinea come a Bruxelles e a Strasburgo si continui a insistere sulla "competitività europea", «senza però far nulla per incrementare la natalità. È un qualcosa di assolutamente illogico». Entrando ancora nel merito, la senatrice rileva la necessità non solo di «salvaguardare il fondo della PAC (Politica Agricola Comune) e il fondo di coesione – importantissimi in un momento come questo di grave crisi economica e congiunturale –, ma anche di fare una grande campagna prima di tutto culturale, ma pure economica, a sostegno della natalità». Ciò non può riguardare soltanto il nostro Paese «con il più basso tasso di natalità a livello europeo, ma tutta Europa. Basti pensare, per esempio, che in Francia – l'unica nazione molto avanzata dal punto di vista della natalità con 2,1 figli per donna – da quando Hollande ha cominciato a ridurre i contributi per la natalità, c'è stato un calo delle nascite».
Le misure concrete
ReBirth Eu vuole esser sin dal titolo un monito di speranza: "Rinasci, Europa!". Una speranza che deve essere alimentata da misure concrete, quali «finanziamenti spinti al sostegno della natalità, che significa piani casa dedicati per le giovani coppie e al contempo campagne culturali, perché c'è anche un grande elemento culturale alla base del fatto che i figli si comincino a fare in età troppo tardiva». Di qui l'esigenza di orientare le politiche europee in tale direzione. Nel merito la Mennuni ricorda che «quando nel contesto europeo tracciai questo tipo di linea, l'Ungheria l'accolse con grandissimo entusiasmo; del resto l'Ungheria già stava svolgendo un grande lavoro da questo punto di vista». Se da un lato auspica «un'adesione forte e trasversale rispetto ai partiti», dall'altro osserva come «l'Unione europea tenda a vedere come soluzione al problema il tema dell'immigrazione». Infatti recentemente a Bruxelles persino il Nobel per l'economia Christopher Pissarides, a un quesito sul tema della denatalità, ha risposto in maniera piuttosto cinica, ossia che sarebbe sufficiente «implementare l'intelligenza artificiale, così la popolazione potrà lavorare molto più tempo – essere operativa fino a 75-80 anni – perché altrimenti non ci sarà più modo di pagare le pensioni». Rispetto a tale risposta, la Mennuni non nasconde il proprio rammarico dal momento che, per quanto «l'IA possa rendere la vita dei nostri anziani più autonoma e sana», essa «non è certamente la soluzione al problema della popolazione europea, che dobbiamo invece cercare di supportare in ogni modo».
Il lavoro da fare
Pur essendo stata presentata in Senato, lo scorso 13 ottobre, non ancora come atto formale ma “solo” annunciata da Mennuni in Aula, tale proposta ha subito raccolto diversi comunicati a sostegno. «Serve che l'Europa riconosca la natalità come investimento e non come spesa: una politica per la natalità passa da servizi per l'infanzia, orari compatibili e imprese che considerano la maternità parte normale della vita lavorativa e non un problema da gestire», ha dichiarato Paola Mancini, componente della commissione Lavoro a Palazzo Madama. «Non possiamo rassegnarci all'idea di un'Europa che invecchia e di giovani generazioni per le quali costruire una famiglia diventa sempre più difficile, per questo sosteniamo con convinzione Rebirth Europe. Adesso è l'Europa a dover fare la propria parte, riconoscendo anche nelle regole di bilancio che le risorse destinate alla natalità non sono una spesa da contenere, ma un investimento sul futuro», ha invece commentato Paola Ambrogio, senatrice di Fratelli d'Italia. Ora si tratta però di raccogliere altre adesioni trasversali – magari anche da parte di esponenti dell'opposizione – soprattutto a livello europeo, dal momento che «non può essere l'Italia a fare questo lavoro da sola. Bene fa il governo Meloni a implementare l'assegno unico universale, l'assegno una tantum alla nascita e le politiche per il reinserimento delle donne madri lavoratrici, ma non può essere una politica settorializzata di una sola nazione. Il problema è continentale e va trattato come tale. Dobbiamo perciò andare a chiedere l'istituzione di questo fondo ReBirth nell'ambito del Quadro finanziario pluriennale alla Commissione europea e al Parlamento europeo», conclude la Mennuni.