Gli ultimi dati Istat sulla situazione demografica italiana, pubblicati a fine marzo, si sono rivelati tanto impietosi quanto ormai tristemente ripetitivi. Anche nel 2025, infatti, si è riscontrato un calo della fecondità per cui in Italia si scende a 1,14 figli per donna e le nascite sono state appena 355mila, facendo registrare un calo di addirittura il 3,9% sul 2024. A riguardo, Pro Vita & Famiglia ha raccolto il commento del demografo Gian Carlo Blangiardo, professore emerito all'Università degli Studi di Milano-Bicocca, nonché presidente proprio dell’Istat dal 2019 al 2023.
Professor Blangiardo, gli ultimi dati Istat sulla natalità sono per l'ennesima volta in caduta libera...
«Ogni volta che escono questi dati, c'è sempre una sorta di "effetto sorpresa", quando, in realtà, da anni è sempre stato chiaro che stavamo andando in quella direzione. Senza presunzione, posso dire che almeno 350mila nati li avevo già stimati intorno allo scorso settembre. Il vero nocciolo della questione è perché, dal 2008, anno dopo anno, stiamo andando avanti con una caduta che è ormai un precipizio. Sappiamo anche quali sono le cause ed è abbastanza chiaro quale possa essere la terapia. Siamo in uno scenario in cui chi fa i figli è in qualche modo abbandonato a se stesso. Una difficoltà del nostro tempo sono i processi di formazione e di crescita della famiglia che vengono ritardati. Se il primogenito arriva a 40 anni, è chiaro che non ci sarà tempo e modo per un secondo figlio. Abbiamo lasciato le cose a se stesse, andando a sbattere contro un muro, visto anche che, alla fine, le dinamiche demografiche, i cambiamenti di struttura della popolazione, la diminuzione degli abitanti, tutti i discorsi anche di natura economica (Pil, consumi, welfare, pensioni, sanità) sono stati prospettati in mille modi. Non è tanto una questione di politiche governative, tanto più che gli ultimi governi, rispetto ai precedenti, qualche attenzione in più a questo tema l'hanno rivolta. Certo, ormai la situazione è difficile da recuperare, ma bisognerebbe che ci fosse un clima generale di amicizia e di attenzione, di vicinanza rispetto a chi decide o potrebbe decidere di fare figli. Credo anche che la Legge 194 sia sempre stata interpretata unicamente nell'ottica dell'interruzione di gravidanza mai di tutela della maternità e, in fondo, buona parte dei bambini che oggi mancano sono in qualche modo "figli" non solo degli aborti diretti ma anche di tutte le persone concepite e non nate in quegli anni».
Meno aborti, quindi, potrebbe essere una delle "terapie" a cui faceva cenno?
«Certamente non sarebbe stata la soluzione che ci avrebbe garantito il milione di nati all'anno, però avremmo almeno 100mila bambini in più. Dobbiamo infatti contare non solo quelli che non nascono per aborto, ma anche chi non nasce da chi non è nato per aborto, ovvero le bambine non nate negli anni '80, che oggi sarebbero donne che, agli attuali tassi bassi, avrebbero dato alla luce circa 80mila figli. I figli non nati di quella generazione avrebbero potuto avere a loro volta dei figli: la mia stima per questa terza generazione è di 3.000 unità: un numero apparentemente insignificante, per dire, però, che c'è tutto un processo di vita che si sarebbe attivato. Ciò non toglie che non si è fatto niente per andare incontro a situazioni in cui, probabilmente, avremmo sostenuto meglio la natalità del nostro tempo, di cui c'è un gran bisogno».
Cosa dire, infine, del paradosso per cui, a livello statistico e anagrafico, per "famiglia" si intendano anche i nuclei formati da una sola persona?
«Si tratta di una “definizione anagrafica” ormai utilizzata da molto tempo. Ai fini anagrafici, una persona che vive da sola è già una famiglia, mentre dal punto di vista del buon senso per essere una famiglia bisogna essere almeno in due. Rimane il fatto, però, che la statistica quantifica i single come famiglie. Il paradosso è che, a livello statistico, complessivamente le famiglie (anche quelle formate da una sola persona) sono circa 26-27 milioni e sono in continua crescita da almeno dieci anni, mentre le famiglie composte da due o più persone sono in diminuzione. Tutto questo per dire che, a seconda della definizione, si può avere una visione della dinamica demografica che, in qualche modo, è certamente differente».