12/01/2014

Quando le signorine a seno nudo vogliono sostituirsi a Dio...

Per due giorni ho spento tutto: tv, telefono e internet. 25 e 26 dicembre li ho passati in famiglia e ho cercato di connettermi con la grotta di Betlemme dove il Verbo si è fatto carne. Ho trovato anche il tempo per leggere qualche libro e, giusto per restare in tema “incarnazione”, mi sono trovato per le mani un piccolo testo sull’Eucaristia scritto da un Vescovo kazako, Mons. Schneider.

Nel libro, edito dalla Libreria Editrice Vaticana, si dicono alcune cose decisamente controcorrente. L’obiettivo è il ripristino della comunione in ginocchio e sulla lingua, contro gli innegabili rischi della prassi, oggi assai diffusa, della comunione in piedi e sulle mani. I pericoli principali che il Vescovo denuncia sono la perdita di frammenti eucaristici, i furti sacrileghi di ostie consacrate e, soprattutto, una pericolosa perdita del senso di adorazione. In poche parole Schneider ricorda una verità sempre insegnata dalla Chiesa Cattolica: in quel pezzo di pane, attraverso un cambiamento di sostanza, c’è il vero corpo di Cristo, la sua carne immolata e gloriosa. Quella stessa carne che fu nella mangiatoia. Insomma, sull’altare scende Dio in persona.

Anche chi non crede, fermandosi per una attimo a riflettere sulla realtà di Dio, almeno per rigore logico, dovrebbe ammettere che l’adorazione è davvero un minimo sindacale che chi si professa credente dovrebbe praticare con il corpo e lo spirito. Se Lui, l’Onnipotente, si è abbassato fino alla mangiatoia e poi sulla Croce, chi siamo noi per non piegare neanche un ginocchio?

Ebbene, dopo aver riflettuto su queste sublimi questioni, ho riacceso tv, telefono e web. Così ho scoperto che un’allegra signorina appartenente al gruppo Femen, le sex-estremiste che girano per il mondo in topless, ha pensato di interrompere la S.Messa della notte di Natale nella cattedrale di Colonia. E’ salita sull’altare portando sul seno nudo una scritta inequivocabile: “I am God”, “Io sono Dio”.

La signorina voleva manifestare contro la posizione sull’aborto del Vaticano, ma bisogna ammettere che ha scelto una modalità un po’ luciferina. Proprio lì dove i cattolici credono che Dio scenda ancora sulla terra, proprio dove si dovrebbe manifestare la massima adorazione, lì, sull’altare, dove Dio in persona si dona ancora, lì dove l’uomo dovrebbe riconoscere di essere semplicemente creatura, la signorina ci ha detto che lei è dio, che l’uomo è dio. Francamente più che una protesta, questa è una vera e propria dissacrazione.

Noi siamo un po’ (tanto) secolarizzati, ma per capire meglio cosa si può intendere per dissacrazione basti pensare a cosa sarebbe accaduto di fronte ad una manifestazione simile verso il Corano. E i cattolici? Si leverà, come vorrebbe il Vescovo kazako, qualche particolare iniziativa riparatoria di amore e riverenza eucaristica?

Può darsi, ma sarebbe bene riflettere su questa diffusa indifferenza. Spesso il mondo cattolico si impegna per opere di carità sociale, ma dimentica che la Chiesa – come diceva Papa Francesco – se non confessa Gesù Cristo rischia di ridursi ad una “ONG assistenziale”.

Questo rischio, a mio parere, si trova espresso in una lettera di Natale scritta da 11 sacerdoti veneti; lo scritto sembra uscito fuori dagli anni ’60-’70 del secolo scorso. Parlano di “Vangelo vissuto nella storia” e si scagliano, novelli pauperisti, contro le auto di lusso, gli splendidi palazzi, i salotti di ricchi e potenti. Dicono che Francesco è “un evidente discontinuità” rispetto ai predecessori, strizzano l’occhio all’ambientalismo chiamando la “Terra” madre e non si fanno mancare una spruzzata di femminismo, perchè le donne “vivano finalmente in pace”.

Chissà cosa pensano questi preti di quello che scrive il vescovo kazako: “Niente e nessuno in tutto l’Universo merita più cura e attenzione del Corpo eucaristico di Cristo”. Perché, come insegna anche il Vaticano II, l’eucaristia è “la fonte e il culmine” della vita della Chiesa. Qui bisogna tornare a scuola dai pastori: se prima di tutto non si adora Dio, si finisce per scriversi addosso “Io sono dio”.

Lorenzo Bertocchi

Fonte: Libertà e Persona

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