20/07/2021

Pro Vita & Famiglia della Valdinievole in piazza contro il ddl Zan

Perché scendere in piazza contro il ddl Zan? Chi si fosse trovato a Lucca venerdì 9 Luglio, in piazza Napoleone, avrebbe compreso i motivi di questa manifestazione di livello regionale, alla quale hanno partecipato esponenti del gruppo pistoiese e valdinievolino di ProVita & Famiglia, insieme a oltre 150 persone provenienti da tutta la Toscana. Erano presenti e hanno esposto un argomentato dissenso sulle motivazioni sottostanti a questo discusso disegno di legge Federica Picchi, economista, promotrice culturale ed imprenditrice cinematografica di Firenze, ed il dottor Luciano Gheri, psichiatra pratese specializzato in psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, curatore di un progetto
s ul disagio giovanile
nelle scuole e
consulente scolastico.


Principalmente, si è
 scesi in piazza per la 
libertà. Nel pieno di
una crisi economica e
 sociale senza 
precedenti, con milioni
 di famiglie alla fame ed 
imprese in enorme
difficoltà, in
 Parlamento c’è chi 
ritiene urgente far
 approvare una legge
 sulla cosiddetta
 “omotransfobia”. Il
 testo è stato 
incardinato al Senato e
 si spinge per l’approvazione. Una legge del tutto ingannevole, poiché si presenta come necessaria per punire le violenze nei confronti di persone con attrazione per lo stesso sesso, ma chiunque sa che ogni violenza è già punita dal nostro ordinamento giuridico. Ed esistono anche le aggravanti da applicare ove necessarie.

Una legge inutile quindi. Ma una legge soprattutto pericolosa perché mira a istituire un nuovo reato, quello di omotransfobia appunto, che non viene definito dal legislatore, lasciando così enormi spazi a interpretazioni e derive liberticide che colpiranno chiunque esprimerà un pensiero non allineato al politicamente corretto. Ad esempio, in caso di approvazione del testo sarà possibile per un genitore fare in modo che il figlio non partecipi ad attività scolastiche organizzate da realtà Lgbt?

Questo tipo di leggi, come apprendiamo dai paesi dove sono già in vigore, negano la libertà di dissentire, negano il dato reale e la natura umana, categorizzano le persone tra omosessuali ed eterosessuali, contrapposizione che non esiste, perché le persone non sono i loro comportamenti, non sono categorie.

Piuttosto, in piazza è stato espresso un Sì alla libertà di espressione e di coscienza, un Sì al diritto di ogni bambino a crescere con un papà ed una mamma, un Sì alla libertà di educazione, di religione, di stampa.

Peraltro, tali posizioni non sono appannaggio di un gruppuscolo minoritario di cattolici bigotti e reazionari.
 Forte si è levata in più occasioni la voce della Conferenza Episcopale Italiana, come nello scorso mese di aprile, che, coerentemente a quanto già espresso nel comunicato del 10 giugno 2020, "nel quadro della visione cristiana della persona umana, ribadisce il sostegno a ogni sforzo teso al riconoscimento dell’originalità di ogni essere umano e del primato della sua coscienza. Tuttavia, una legge che intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna".

Come anche con la recente nota della segreteria di Stato del Vaticano all’Ambasciata italiana presso la Santa Sede, dove si evidenzia che l’iniziativa legislativa che ha come primo firmatario l’onorevole Alessandro Zan, "particolarmente nella parte in cui si stabilisce la criminalizzazione delle condotte discriminatorie per motivi ’fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere’ - avrebbe l’effetto di incidere negativamente sulle libertà assicurate alla Chiesa cattolica e ai suoi fedeli dal vigente regime concordatario".

Ma il dissenso non è appannaggio di ambienti cattolici, perché sono moltissime le voci critiche levatesi su questo disegno di legge: illustri giuristi, famose femministe, noti personaggi con orientamento omosessuale.

Il fatto che si assista anche a tentativi di manipolazione delle posizioni delle curie vescovili (come il recente episodio attribuito alla Diocesi di Pistoia di Pistoia di appoggio al DDL Zan ad opera di associazioni militanti del mondo LGBTQ+) la dice lunga sulla prassi mediatica e sulle pressioni operate a tutti i livelli della cultura da certe lobbies. 
Poiché la coscienza comune è imbevuta di cultura politicamente corretta su certi temi, ben vengano le prese di posizione pubbliche per affermare la realtà sull’ideologia, come anche molti Vescovi si sono sentiti in dovere di fare.

 

Articolo di Maria Teresa Parrino,

già pubblicato su La Voce di Valdinievole del 18 luglio 2021

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