08/06/2026 di Giuliano Guzzo

Oscenità, blasfemie e strumentalizzazioni. Ecco cosa ci aspetta con i Pride. . . e cosa è già successo

A giugno esplodono i Pride in Italia: decine di eventi tra manifestazioni arcobaleno, slogan blasfemi e propaganda ideologica. Il caso di Padova conferma i nostri timori.

Sessantatré. A tante ammontano quest’anno, secondo l’informatissimo portale Onda-pride, le manifestazioni arcobaleno che, complessivamente, avranno luogo in Italia tra aprile e settembre, ma ci sarà, anzi c’è – perché appena iniziato – un mese di punta: giugno. In questo mese, infatti, avranno luogo ben 34 pride, dunque più della metà di quelli dell’intero anno. Naturalmente, non è un caso. Tutto ciò, infatti, affonda le sue radici in quanto accadde il 28 giugno 1969 allo Stonewall Inn, noto locale notturno di Greenwich Village, un quartiere di New York, dove si verificò un evento destinato a passare alla storia. Ci fu infatti una guerriglia tra i frequentatori di quel locale, che si ribellarono, e le forze di polizia, che erano solite passare per effettuare dei raid contro la violazione della legge dello stato di New York che, all'epoca, impediva di presentarsi in pubblico con un «unnatural attire», vale a dire un aspetto non consono a ciò che la natura prevedeva per quell’individuo. Sempre a giugno, il 25 del 1978, ci fu poi a San Francisco il primo San Francisco Gay Freedom Pride Parade; per questo quello in corso è divenuto «il mese dell’orgoglio». Il che, di per sé, potrebbe essere anche irrilevante, se non fosse che, spesso e volentieri, queste manifestazioni sfociano in atti osceni, blasfemie, violenze verbali e iniziative che difficilmente possono lasciare indifferente chiunque abbia a cuore il decoro, oltre che la tutela di alcuni principi cardine come il rispetto della famiglia, dei bambini, delle donne, delle più basilari regole scientifiche e biologiche.

I Pride in tutta Italia

L’elenco, in particolare di questo mese, prevede l’inizio già da ieri - 6 giugno - con ben nove manifestazioni ad Ancona, Civitavecchia, Monterotondo, alle Eolie, Forlì, La Spezia, Taranto, Torino, Viterbo e la conclusione il 27 del mese con sette manifestazioni: a Cagliari, Catania, Napoli, Verona, Giulianova, Milano, Taranto. Particolare rilevanza avrà quest’anno il Toscana Pride di Grosseto, che sarà come una sorta di pride regionale. Viene da chiedersi come mai proprio la città di Grosseto? Forse perché è una delle non molte città toscane che ha in Antonfrancesco Vivarelli Colonna un sindaco sostenuto da una coalizione di centro-destra e, peraltro, schieratosi contro le iniziative gender nelle scuole? Il dubbio francamente viene.

Come che sia, è indubbio che i Pride più “importanti” in Italia saranno quelli di Milano e Roma. Il primo, come si diceva, avrà luogo a fine mese mentre quello nella capitale si terrà il 20, una settimana prima. La dimensione delle città in questione - nonché il fatto che siano ambedue amministrate da sindaci che da anni si confermano strenui difensori del mondo Lgbt (come nel caso di Sala, che ha financo sfoggiato calzini arcobaleno, o in quello di Gualtieri, che appoggia iniziative a pioggia in tal senso) - lascia immaginare come queste due manifestazioni, appunto, saranno le più partecipate e le più seguite anche a livello mediatico.

Staremo a vedere e - come negli anni passati - saremo sempre pronti a segnalare casi di blasfemie e di propaganda di pratiche aberranti o illegali (vedasi utero in affitto, transizione di genere per minori o carriera alias) di cui purtroppo sono pieni zeppi i manifesti politici e ideologici dei vari Pride.

La blasfemia di Padova

Intanto, giusto per non farci - ahinoi - mancare nulla e per confermare che le nostre paure sono più che giustificate - un Pride ha già fatto parlare di sé per un gravissimo e vergognoso atto blasfemo. Stiamo parlando di Padova, dove lo scorso 30 maggio ha avuto luogo la manifestazione dal tema “QueerStorm”. Ebbene, un gruppo di attivisti de “Il Mandorlo”, un circolo cittadino di giovani under 35 che si autodefiniscono “cristiani omosessuali, lesbiche, trans”, si è diretto in piazza Duomo, dove si è fatto fotografare con la cattedrale alle spalle e con in mano alcuni cartelli con su scritto: «Dio è queer tra noi», «Legalize frociaggine», «Sono una cattolella felice», «Eccoci in frocessione» e «Le cattofroce sono qui». 

 

 

 

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