16/05/2026 di Redazione

Predicare il Vangelo a favore della vita è reato: ecco dove la libertà d’espressione viene calpestata

In Irlanda del Nord un pastore di 78 anni è stato condannato per aver predicato il Vangelo vicino a un ospedale dove si praticano aborti. Crescono le preoccupazioni per la libertà di espressione e sul tema Pro Vita terrà un convegno il prossimo 28 maggio.

Un pastore battista in pensione di 78 anni, Clive Johnston, è stato dichiarato colpevole da un giudice distrettuale del tribunale di Coleraine, in Irlanda del Nord, con due capi d’accusa ai sensi dell’Abortion Services Act del 2023. Il reato? Aver predicato il testo di Giovanni 3:16 ("Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”, è considerato il cuore teologico del Vangelo di Giovanni e, più in generale, del messaggio cristiano) ai margini di una cosiddetta “zona cuscinetto” istituita attorno all’ospedale Causeway di Coleraine, struttura in cui si praticano aborti. La sentenza è stata emessa il 7 maggio scorso e ora Johnston rischia una fedina penale macchiata e una multa di 450 sterline.

Una semplice preghiera

I fatti risalgono al luglio del 2024, quando Johnston tenne un breve sermone domenicale all’aperto con una dozzina di fedeli. Nel suo intervento non fu fatto alcun riferimento all’aborto né erano presenti cartelli di alcun tipo, pro-vita o meno. Eppure la legge sulle zone cuscinetto — che punisce chi «ostacola, registra, influenza o causa molestie, allarme o disagio» alle persone entro un raggio di 100-150 metri da cliniche od ospedali che praticano aborti — è stata applicata anche a questo evento religioso. «Abbiamo celebrato una piccola funzione religiosa domenicale all’aperto vicino a un ospedale», ha dichiarato Johnston dopo la condanna. «Non abbiamo fatto alcun riferimento alla questione dell’aborto. Eppure la legge sulle zone cuscinetto è così ampia che celebrare una funzione religiosa domenicale è stato considerato un reato. E a 78 anni, mi ritrovo, per la prima volta, condannato per un crimine». Il pastore ha anche precisato: «Se qualcuno sta creando problemi, incitando alla violenza, molestando o aggredendo verbalmente le persone, allora, assolutamente, procedete pure con l’azione penale. Ma io non stavo facendo nessuna di queste cose, come dimostra il video della polizia e come ammettono tutti coloro che sono coinvolti in questo caso».

Non un caso isolato

Il caso Johnston non è isolato. Nel solo 2025, nel Regno Unito si sono registrati numerosi arresti per presunte violazioni delle zone cuscinetto: tra gli altri, quello di Rose Docherty, anziana di 75 anni, fermata due volte nel 2025 (a febbraio e a settembre), e quello di Livia Tossici-Bolt, 64 anni, fermata nell’aprile dello stesso anno fuori da una clinica. Quest’ultima è stata anche ospite della Manifestazione “Scegliamo la Vita”, a Roma, nel 2025. Questi casi hanno attirato l’attenzione anche al di fuori dei confini del Regno Unito, tanto che il Dipartimento di Stato americano li ha citati come prova del peggioramento della situazione della tutela della libertà di espressione. Un argomento caro anche a Pro Vita & Famiglia, tanto che l’associazione terrà, il prossimo 28 maggio, alla Camera dei Deputati, un convegno internazionale - dal titolo “Il Grande Bavaglio” - proprio sul tema della mancanza di libertà di espressione, in particolare in Italia e, in generale, in Occidente. (SCOPRI QUI COME PARTECIPARE).

Il ricorso del Christian Institute

Il Christian Institute, che sostiene Johnston sul piano legale, ha annunciato che il pastore presenterà ricorso contro la condanna. «Nonostante le rassicurazioni fornite durante la fase di esame di questa legge, ora constatiamo che una normativa già controversa e profondamente ingiusta è stata applicata in modo selettivo per criminalizzare la predicazione del Vangelo», ha dichiarato Ciárán Kelly, direttore dell’istituto. «Si tratta di una censura strisciante. Se la sentenza verrà confermata, rappresenterà una nuova e sconvolgente restrizione alla libertà di religione e di parola; pertanto aiuteremo Clive a valutare le opzioni di ricorso.» Johnston stesso ha confermato l’intenzione di fare appello: «Ora ci ritireremo per discutere con il nostro team legale su come procedere».

 

 

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