30/07/2021 di Luca Marcolivio

Pornografia, il pedagogista Zanniello: «Ecco pericoli ed effetti negativi sui bambini»

Quando si parla di effetti negativi della pornografia, il principio più corretto dovrebbe essere sempre quello di dare il giusto peso al ruolo di tutti i soggetti coinvolti: ragazzi, genitori, scuola, mezzi di comunicazione. Un pedagogista che ha approfondito il tema è Giuseppe Zanniello, professore ordinario di Didattica e Pedagogia all’Università di Palermo. A colloquio con Pro Vita & Famiglia, Zanniello ha posto in evidenza, in primo luogo, la responsabilità delle famiglie, le quali dovrebbero evitare di demandare tale delicato compito alla scuola.

 

Professor Zanniello, le percentuali dei minori che fanno uso di pornografia online sono alte e preoccupanti. Possibile che le famiglie siano così assenti? Tendono a sottovalutare il problema o, piuttosto, lo ignorano totalmente?

«I genitori, generalmente, non percepiscono il problema. Controllare i propri figli è praticamente impossibile, perché a dodici anni, i bambini hanno già imparato a superare tutti i filtri. E gli effetti negativi della pornografia, dall’impotenza all’aggressività contro l’altro sesso, sono tanti, sia sul piano affettivo-relazionale, che intellettivo. Diversamente, se si vuole demandare tutto alla scuola, come suggerisce il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, i problemi aumentano perché devi fare i conti con persone molto diverse tra loro, con ragazzi dalla varia sensibilità. Secondo studi pubblicati, tra gli altri, dal Corriere della Sera, il 30% dei bambini accede alla pornografia online, mentre in Italia lo fanno il 44% dei ragazzi e il 5% delle ragazze tra i 14 e i 17 anni. Una vera e propria droga da cui adulti e bambini dovrebbero disintossicarsi. Una droga da cui ci guadagna chi la mette in rete. È vero che l’accesso è libero ma la pubblicità paga in misura proporzionale ai clic per ogni video. Sono entrate economiche incredibili».

Qual è l’effetto negativo più evidente della pornografia sulla psiche di giovani?

«Quando ci esponiamo in modo continuativo a contenuti di questo genere, la prima cosa che emerge è una sorta di “densibilizzazione”, ossia una perdita di interesse verso altri piaceri. Poi si riduce la capacità di controllare i desideri. Viene il sospetto che questo possa essere anche un metodo per stordire i giovani e far fare loro quello che si vuole, mortificandone la capacità critica e di ragionamento. Queste immagini entrano nella mente, vengono imposte e loro si abituano. Secondo un altro studio, poi, il 16% degli studenti liceali consumava pornografia più di una volta a settimana e aveva sperimentato un calo del desiderio sessuale, contro lo zero per cento dei ragazzi che non ne facevano uso. Dobbiamo sviluppare nei giovani una capacità di scelta libera, trasmettendo loro informazioni libere e non fittizie sulle conseguenze di quell’abitudine, a breve e a lungo termine. I giovani non hanno esperienza ma anche i genitori stessi vanno informati su quali effetti porta nella testa, nel cuore, nelle relazioni personali, l’essere esposti per molti anni a questo tipo di immagini. In particolare, i maschi – che, com’è noto, fruiscono della pornografia molto più delle femmine – finiscono per vedere il corpo femminile solo come strumento di piacere. Da qui fenomeni come il sexting, ovvero la richiesta di immagini intime, che peraltro è un reato e ha provocato il suicidio di molte ragazze, coinvolte in questi casi. Qualche mese fa, all’Università di Palermo, abbiamo fatto un convegno con il capo della Polizia Postale in Sicilia, che mise in guardia gli studenti dal mettere in giro le proprie immagini, dicendo: “State attenti, potrebbero essere utilizzate per scopi pornografici”».

Per i genitori, invece, qual è la miglior forma di prevenzione?

«L’intento dev’essere quello di educare alla libertà e alla responsabilità già da piccoli. È importante controllare i cellulari. Troppo presto regalarli in terza elementare, quanto più tardi si mettono in mano ai bambini, meglio è. Gli stessi genitori, senza scandalizzarsi, devono far ragionare i figli: guarda, se tu fai uso di pornografia, ti si abbasserà il desiderio sessuale, sarai esposto a commettere violenze, a guardare la donna con occhio torbido. Una cosa è l’affetto, altra è il puro e semplice piacere sensibile. Il tema non riguarda solo sessualità ma anche l’affettività, che non può essere delegata all’insegnamento scolastico. Non si diventa automaticamente capaci di educare nel momento in cui si è genitori. Spesso un genitore si fida particolarmente di genitori più esperti di lui. Non è necessario fare trattati, bastano anche due pagine di informazioni molto precise e puntuali. Trovo molto chiari e comprensibili, in questo senso, articoli come quelli di Alessandro D’Avenia o i corsi a cura di Saverio Sgroi, che hanno aperto gli occhi a molti genitori. Sgroi dice ai genitori: vincete la paura, parlate di queste cose con i vostri figli. Mi chiedo, però, come mai non si sia mai parlato di alcuna proposta di legge per bloccare la diffusione della pornografia in rete. Invece di perdere tempo con i 33 casi annuali di persone che disturbano gli omosessuali, andiamo a vedere i milioni di giovani che, ogni anno finiscono avvelenati dalla droga della pornografia, che impedisce la crescita di vere relazioni umane, che non siano improntate a un piacere egoistico ma alla costruzione di un vero progetto di vita».

Abbiamo finora parlato dei minori. Quali sono, invece, le conseguenze più serie della pornografia tra gli adulti e, in particolare, tra i genitori?

«Ci sono padri, addirittura nonni, che fanno uso di pornografia. Abbiamo già messo in risalto quanto questa pratica crei dipendenza: ora, tra gli adulti, la maggiore disponibilità di denaro apre le porte alla pornografia a pagamento, alle chat e a un degrado morale che non finisce più. Qualche volta mi è capitato dal barbiere o dal meccanico di vedere affissi calendari erotici. Li ho sempre apostrofati ironicamente con frasi del tipo: “Che bella donna, è tua moglie (o tua figlia)?”. Bisogna anche un po’ scuotere le coscienze…».

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