Che giugno fosse il mese dei Pride, con oltre 30 manifestazioni di piazza lungo la nostra penisola, lo sapevamo e lo abbiamo già documentato, parlando dei possibili rischi di blasfemie e oscenità. Ma a tutto ci dovrebbe essere un limite. Un limite che invece sembra essere proprio stato superato con il coinvolgimento diretto dei bambini, una linea rossa che non dovrebbe essere mai superata.
Invece è successo nel Comune di Budrio, in provincia di Bologna, dove alcuni giorni fa - come raccontato dal giornalista Francesco Boezi sulle colonne del Giornale - ha avuto luogo il «Piccolo Pride». Una iniziativa che, col patrocinio dell’amministrazione guidata dal centrosinistra, ha visto dei bambini prendere parte a «laboratori, incontri letterari, intrattenimento, musica, mercatino artigianale e punto ristoro» in salsa rigorosamente arcobaleno.
Un laboratorio “erotico” per bambini
Nonostante i destinatari di tutto ciò fossero bambini, si sono viste attività dal chiaro sapore ideologico. Qualche esempio? Si è tenuto un focus dedicato allo «scardinamento dell’eteronorma» e perfino un laboratorio di «illustrazione erotica». Temi e parole che hanno fatto saltare sulla sedia più di un esponente politico, da Stefano Cavedagna, europarlamentare bolognese di FdI/Ecr - che ha dichiarato che «siamo andati oltre ogni limite di buon senso. Giù le mani dai nostri bambini» - fino al consigliere regionale, sempre di FdI, Marta Evangelisti, secondo cui serve «particolare prudenza quando sono coinvolti dei bambini» e che comunque ora presenterà una interrogazione per far luce sull’accaduto e sui fondi pubblici dietro il «Piccolo Pride». Quanto accaduto è «grave e preoccupante», hanno inoltre commentato in una nota Francesco Perboni, referente regionale di Pro Vita & Famiglia, insieme con Valerio Corazza, referente per Bologna dell’associazione Articolo 26: «per questo - hanno scritto i due - chiediamo all'Amministrazione comunale di chiarire come e perché siano stati patrocinati eventi simili e di dimostrare, come è stato già dichiarato a mezzo stampa, che effettivamente non c’è stato nessun dispendio di risorse pubbliche, e alla Regione Emilia-Romagna se davvero sia stata coinvolta nel co-finanziamento, perché anche un solo centesimo speso per questa gravissima e pericolosa propaganda Lgbt sarebbe un insulto ai cittadini».
Patrocini da Comune e Regione
Giusto, anzi giustissimo che si insista su questo aspetto economico, di patrocinio e di impiego di risorse pubbliche. Sacrosanto. Deve però essere ben chiaro un punto: il vero problema del «Piccolo Pride» non è solo quanto sia esattamente costato ai contribuenti; il vero problema del «Piccolo Pride» è… il «Piccolo Pride», e cioè l’idea, come si diceva in apertura, che si possa arrivare a coinvolgere dei bambini in iniziative che – con il paravento della non discriminazione e dell’inclusione – di fatto finiscano solo per veicolare un’antropologia fluida ed Lgbt che nulla offre ma molto confonde; soprattutto ai danni di chi, per ovvie ragioni anagrafiche, ancora non possiede gli strumenti per distinguere e soprattutto smascherare il vero fine di determinate attività e progetti.
La colonizzazione ideologica
Per anni, anche nel nostro Paese, chiunque abbia sollevato serie preoccupazioni sull’indottrinamento gender è stato tacciato di fanatismo. Poi, finalmente, qualcosa ha iniziato a muoversi. Ricordiamo per esempio come, nel 2015, per segnalare proprio il pericolo dell’indottrinamento dei più piccoli, Papa Francesco tirò in ballo un paragone impegnativo con i totalitarismi del ‘900: «Il gender è colonizzazione ideologica. Pensate ai balilla, pensate alla Gioventù hitleriana». Eppure, nonostante parole così forti, c’è ancora chi nega il problema, anzi, che nega perfino il tema: come se fosse tutta un’allucinazione collettiva. E così ci ritroviamo al «Piccolo Pride», allo «scardinamento dell’eteronoma» e ai laboratori di «illustrazione erotica». Cose che speravamo archiviate, dato che esistono sondaggi che dimostrano come la gran parte delle famiglie italiane sia contraria. Eppure, c’è ancora chi insiste; il che evidenzia la necessità di non abbassare mai la guardia. Perché il bene e l’innocenza dei più piccoli debbono essere sempre salvaguardati dall’ideologia di ogni colore, inclusa quella che nelle sue bandiere ne contiene molti.